DELLA BELLEZZA DEL TRAP BOY

VUOTI, INUTILI, IRRECUPERABILI E FELICI DI ESSERLO, O DELLA BELLEZZA DEL TRAP BOY

Dal movimento trap non si caverà mai fuori nulla.

Con un trapper non si discute né si ragiona: perché non c’è nulla su cui discutere o ragionare.

Prima puntualizzazione: quando parlo di movimento trap o avanguardia trap, utilizzo un linguaggio sociologico rodato in maniera impropria, dato che il trap non è un movimento autocosciente, né un’avanguardia nel senso novecentesco del termine.

Il trapper non vede né teorizza alcun futuro né cambiamento sociale: aderisce perfettamente alla società del consumo.

Non si sente la punta avanzata di alcun sommovimento o rivendicazione sociale, perché per lui né la società né l’individuo esistono.

Esiste solo il consumo.

La trap non ha ideologi, giornalisti né storici: perché non c’è nulla da capire o portare all’autocoscienza.

I ragazzi che su Youtube o Instagram parlano della trap discutono solo di SOLDI, VESTITI E VISUALIZZAZIONI.

Le crew, gli “artisti”, ecc sono solo pretesti: ciò che conta è come si vestono, quante visualizzazioni fanno, quanti soldi alzano.

Gli “artisti” per i trapper non sono idoli: non sono geni, né creativi, né hanno qualche qualità che li differenzi dall’ascoltatore.

Hanno semplicemente più soldi, più visualizzazioni, vestiti più costosi del loro fan.

Questa è la prima cosa che sorprende parlando con i ragazzi: non hanno alcun culto per gli artisti punta del movimento.

Ghali, Sfera Ebbasta, la DPG, ecc non sono star nel senso pop del termine, né artisti come lo intendono i fan di generi “contro” come il metal, il punk o il vecchio hip hop.

Non sono nessuno, esattamente come i loro ascoltatori.

La trap azzera qualsiasi interiorità e individualità.

Ribaltando il famoso spezzone manifesto del film Fight Club, la trap ti dice “TU SEI LA QUANTITA’ DI SOLDI CHE HAI IN BANCA, SEI LA MACCHINA CHE GUIDI, SEI IL CONTENUTO DEL TUO PORTAFOGLI, SEI I TUOI VESTITI DI MARCA”.

Tu sei nient’altro che lo spettacolo del consumo.

Su chi fa presa questo messaggio?

In Italia sulla classe media impoverita dalla crisi e su quel che rimane dei figli della classe lavoratrice.

Non esiste un prototipo o un modello del trapper, anche questo salta subito all’occhio: se andate in centro città e volete cercarli, non li distinguerete dalla media dei loro coetanei.

Quasi nessuno porta le T-shirt dei gruppi, le bandane o qualche altro tratto distintivo.

Il dettaglio estetico più appariscente sono i ragazzi con le felpe rosa e viola chiaro, che sono fra l’altro una minoranza esigua.

Se volete distinguerli, dovete guardare l’abbinamento delle marche: i fan DPG ad esempio sono fanatici di CALVIN KLEIN e ADIDAS, quelli di SFERA si distinguono per il culto per i prodotti MARGIELA.

Se volete trovare un punto in cui si addensano, dovete cercare in negozi come FOOTLOCKER, VANS o nelle decine di negozi(etti) che aprono come funghi che vendono roba vecchia (ma non usata!) di marche come FILA, SUPERGA, KAPPA, ecc.

Tipico dei trapper è il culto per le Air Max di oggi e di ieri, che sono valutate e considerate come vini pregiati.
Lo ribadisco: l’unica cosa di cui si parla con un trapper sono soldi, vestiti e visualizzazioni.

Il trapper non legge, non gliene frega nulla della politica, se ne sbatte di qualsiasi cosa non riguardi il consumo.

Il trapper non fa o va da nessuna parte in particolare, essendo come i suoi coetanei un animale perfettamente a suo agio solo in palestra, sui social e davanti alle serie Netflix.

Le ragazze sono perfettamente identiche ai ragazzi, solo che il loro mito è Chiara Ferragni e le sue innumerevoli cloni.

Nel movimento trap non c’è un’emergenza sessismo perché il consumo e il suo culto non ha gender.

I criteri di successo, visibilità e apprezzamento sono unisex, l’unica differenza è che i ragazzi puntano più sul far vedere che hanno vestiti costosi, le ragazze per aumentare i like mostrano compulsivamente il loro corpo sui social.
Questa è la vera e non ricomponibile frattura fra il movimento trap e tutte le controculture giovanili precedenti e contemporanee: che l’adesione al consumismo e al suo spettacolo è così totale e totalizzante da essere un pugno in faccia al mondo “adulto”.

E’ il no way out reganiano eretto a unico possibile modello di vita. E’ il modello Instagram applicato all’intera esistenza.

Qualsiasi cosa pensiate a riguardo, al trapper gliene può fregare di meno: lui è un alieno e voi siete inutili se non gli date soldi e visualizzazioni, degli ostacoli se gli impedite di farne.

Federico Leo Renzi

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