DELLA (IM)POSSIBILITA’ DEL DIALOGO FRA LE GENERAZIONI

DELLA (IM)POSSIBILITA’ DEL DIALOGO FRA LE GENERAZIONI

Uno dei pochi punti interessanti emersi dalle critiche che mi sono state rivolte dall’articolo in difesa di Sfera è questo:

tu pensi di parlare veramente per i ragazzini?

Che loro ti capiscano? Che siano d’accordo con te?

E’ un punto su cui vale la pena di riflettere.

Il dialogo intergenerazionale si basa sempre su un malinteso di ambo le parti, un malinteso proficuo, esemplificabile così: se tuo padre ti attacca e tuo fratello maggiore ti difende, solidarizzi con tuo fratello maggiore, ne ricalchi le argomentazioni, ma non sei come lui né sei d’accordo completamente su come lui ti descrive.

E’ un’alleanza temporanea, labile, ma nel contempo crea un legame che potrà essere ripreso più avanti, su altri temi e in altre situazioni.

L’idea che un’educazione e un dialogo intergenerazionale porti la generazione più giovane ad assomigliare a quella più vecchia è demenziale: anche lì dove razionalmente alcune argomentazioni dei più vecchi vengono riprese, il modo di sentirle e viverle è molto diverso, e porta a risultati inattesi.

E’ l’ambiguità insita nel termine tradizione e tramandare: per tramandare bisogna tradire, e quindi rinnovare.

Capisco sia dura da accettare: in ogni educatore, genitore, insegnante c’è il desiderio -a volte nascosto, a volte dichiarato- di vedersi replicato nei propri ragazzi, figli, alunni.

Faccio un esempio du quello che mi è capitato con l’articolo sopramenzionato: io l’ho concepito per facebook, pensando ai miei lettori storici, tarando i riferimenti e il tono per loro (donne e uomini colti dai 40 in sù per intenderci).

Attraverso il giro delle condivisioni, è finito sulle bacheche di ragazzi dai 16 ai 25 anni, che hanno fatto un’operazione a me impensabile: lo hanno ripreso e rielaborato per metterlo su Instagram e Youtube, a volte citandomi, più spesso eliminando il mio nome perché inutile.

Guardando queste stories e video sono rimasto perplesso: il mio ragionamento a volte è stato riportato in maniera frammentaria, altre volte stravolto alla radice, tanto che non mi ci riconosco.

Ma è giusto così: dalla mia difesa nei loro confronti hanno tratto liberamente ciò che li rappresentava, scartando quel che gli pareva inutile o inadatto alla loro sensibilità. 

Per dirla semplice e diretta: mi hanno usato e poi scavalcato, perché a questo servono a loro i fratelli maggiori e gli educatori.

E’ un colpo all’ego, ma l’ego se la tua vocazione è la cura dell’altro è l’ultima cosa che ti deve interessare.


Lavorare sull’umano non è seminare grano, ma denti di drago.

Federico Leo Renzi

IL PROBLEMA NON E’ SFERA, SIETE VOI

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