DELLA LOGGIA: CLASSISMO E ODIO PER I GIOVANI

GALLI DELLA LOGGIA: CLASSISMO E ODIO PER I GIOVANI FELICEMENTE A BRACCETTO

Il tanto contestato editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, intitolato “Disagio e disuguaglianze, le nostre periferie rimosse”, contiene due errori macroscopici, che l’indignazione al suo scritto non colgono, perché chi si sente offeso dalle sue parole pensa, sente e ha i suoi stessi pregiudizi di ceto. Per comodità divideremo in punti le nostre obiezioni:

1- Le periferie non sono necessariamente povere.

La gentrificazione dei centri città, con la sparizione dei locali in affitto a favore di B&B e case di proprietà, ha portato in periferia anche la classe media e la classe media impoverita, oltre alla già presente (ma non messa male economicamente) working class tutelata, cioè tecnici, operai specializzati, ecc quindi da ormai un ventennio le periferie non sono necessariamente la discarica del sottoproletariato, ma il rifugio di tutti quelli che non possono permettersi un mutuo a tre 0 o un affitto di pari importo per vivere in città.

2- La povertà che unisce tutte le periferie è di tipo relazione, culturale e ricreativo.

Anche le periferie abitate da ceti economicamente non svantaggiati, sono accumunate a quelle abitate da immigrati e sottoproletari dalla medesima mancanza di luoghi ricreativi (discoteche, club, ecc), di luoghi di trasmissione culturale (biblioteche, centri culturali, ecc) e in luoghi progettati per favorire la creazione ed il mantenimento di relazioni interpersonali (piazze, luoghi di discussione aperti alla cittadinanza, ecc).

Questa carenza non è dovuta a una mancanza di interesse di urbanisti e politici alle periferie, ma ad un preciso disegno politico economico: la socialità è una merce ad alto valore aggiunto e deve essere pagata, e questa merce -con relativo indotto- deve essere prodotta e fatta circolare nel centro città, aggregandosi al flusso di denaro generato dai turisti.

E’ il frutto dell’applicazione letterale della dottrina neoliberale alle relazioni: essendo una merce, lo spazio in cui si creano e il loro mantenimento genera profitto e questo deve essere gestito da privati secondo le logiche di mercato.

3- La gioventù quindi non vuole devastare, distruggere né infettare alcunché.

Vuole solo avere una vita relazionale che in periferia gli è negata.

Tra l’altro la stessa gioventù non vota partiti di protesta o antisistema, perché ha ormai interiorizzato che la politica non gli darà nulla, e se vogliono ascendere socialmente o semplicemente campare decentemente devono ingegnarsi da sé. COVID o non COVID cambia poco: la politica e il mondo adulto li ha abbandonati a se stessi dalla culla, non avendo nulla da promettergli se non che saranno più precari, poveri e soggetti alla solitudine delle generazioni precedenti.

Federico Leo Renzi

 

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