Demagogo o populista? L’illusione democratica

La scelta verso cui si stanno spingendo i popoli dell’intero pianeta è questa: due schieramenti politici, diversi nei metodi, nei contenuti di preferenza, nei modelli di pensiero.

Da un lato burocrati ed economisti, scienziati e professori, rappresentanti ed elogiatori di complessi apparati sovranazionali.

Ufficialmente democratici ma sostanzialmente oligarchici.

Ufficialmente per i diritti degli immigrati, sostanzialmente a favore dei gruppi che causano, gestiscono e lucrano sull’immigrazione.

Ufficialmente per tutelare differenze e minoranze, sostanzialmente per spremerne vantaggi da qualsiasi angolazione possibile.

Ufficialmente per il progresso e la diffusione della conoscenza, sostanzialmente diffusori di verità preconfezionate basate su un principio fideistico, diffusori di scientismo, fanatismo e cecità ipocrita di massa.

Mentono costantemente su tutto e sacrificano qualsiasi rimasuglio di decenza, dignità ed onestà al profitto, all’interesse delle multinazionali e alle leggi del mercato.

La loro forza è la dialettica articolata, il loro target le persone di livello culturale medio o elevato, che si sentono bene quando possono illudersi di “pensare” idee progressiste, riformatrici, pluraliste, democratiche.

L’ipocrisia di questo schieramento è tanto profonda da aver generato paradossi semantici e concreti come “missioni di pace” fatte coi fucili o “esportazione di democrazia” a suon di bombardamenti.

L’ultimo grande successo: considerare legittimo obbligare con la forza neonati sani ad un trattamento sanitario preventivo obbligatorio perché “lo dice Lascienzah”.

Dall’altro lato i demagoghi populisti, gli opinion leader di piazza, di studio televisivo e di pagina.

Quelli che parlano semplice, pensano semplice, dicono “le cose come stanno”.

Quelli che strizzano l’occhio in modo più o meno diretto alla xenofobia o al razzismo.

Ufficialmente dalla parte della “gente comune”, sostanzialmente solo dalla propria.

Ufficialmente contro “le caste”, sostanzialmente ansiosi di creare la propria casta.

Ufficialmente per la democrazia diretta e assoluta, sostanzialmente per forme più o meno decise di autoritarismo.

Diffondono paure di ogni tipo e qualità, verosimili o immotivate, ragionevoli o completamente immaginarie: ufficialmente propongono “soluzioni” alle minacce che circondano le nostre società, sostanzialmente diffondono terrori per quanto è loro possibile.

Il loro messaggio si basa totalmente sulla semplificazione di problemi complessi in formule magiche tanto consolatorie quanto irrealizzabili.

Il più classico dei loro strumenti: indicare alle folle un qualche gruppo, sia esso etnico, sessuale, religioso o culturale da identificare come “diverso” e da eleggere a “nemico”. In esso indicare i portatori del disastro, i denigratori della Verità, i nemici della Patria, i distruttori della Tradizione, i terroristi, gli untori.

Individuare questi “nemici dell’umanità” ha uno scopo molto semplice: rende chi lotta contro di essi “parte dell’umanità”.

L’ultimo grande successo: “rispedirli a casa loro” e “chiudere le frontiere” – anche quando si parla di persone che una casa loro non ce l’hanno o di frontiere semplicemente impossibili da “chiudere”.

Hillary o Trump, Cameron o Farage, Macron o LePen, Renzi o Salvini.

E adesso scegliete, a dimostrazione che dopotutto viviamo in democrazia.

Due schieramenti opposti, diversi nei metodi, nei contenuti di preferenza, nei modelli di pensiero, nei target di riferimento.
Ma identici nel livello di loro ipocrisia, identici nel livello spietato di sfruttamento degli esseri umani e del pianeta che nascondono dietro le rispettive facciate ideologiche.

È vero: destra e sinistra sono scomparse: queste sono le nuove gabbie dentro cui rinchiuderci tutti, le barricate in cui dividerci per farci combattere strenuamente, a solo vantaggio di chi si divide le nostre spoglie.

Stefano Re © 2017

www.stefano.re

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