Dheepan

Dheepan

Dheepan film di Jacques Audiard mi ha fatto riflettere, mi sono
chiesta finalmente:
Che prezzo è giusto pagare per scappare dalla guerra?
Il film parla della fuga dalla guerra, e dell’arrivo in Europa per la
precisione in Francia di una pseudo famiglia formatasi con l’inganno per
scappare appunto dalla guerra.
Ma la guerra segue i protagonisti trasformando la violenza fisica in
violenza morale, che culmina in una tristezza interiore che non conosce
fine se non nella speranza di una bambina, la protagonista del film, che
impara a parlare una nuova lingua, il francese appunto.
Il film racconta di uomini schiavi che lasciano la loro terra e non
riescono a tornare indietro, maturando la consapevolezza che pur di
vivere non hanno paura di perdere vita, lasciando e scappando dalla
guerra ma trovando e combattendo una nuova guerra: quella sociale.
L’emigrato in fuga deve far finta di non avere vita passata, ma 
proiettarsi in un futuro incerto che lo costringe spesso a dimenticare 
il senso di una vita normale in un presente invivibile.
Arrivati in Europa non hanno nessun diritto e poche prospettive di
vivere una vita serena, sono schiavi di un emigrazione senza controllo,
del terrore, della violenza prima nel loro stato poi di quella dello
stato accogliente, e si trovano a dover combattere e resistere spesso
per una non vita viste le condizioni inumane a cui sono costretti .
Questo film svela la non vita degli immigrati, costretti a non essere
vivi nelle loro vite, con l’ incubo del passato, con il disordine del
presente e con un unica forte speranza: la speranza di un futuro.
Mi chiedevo in tutto il film chi fossero i buoni e chi i cattivi,
perché si confondevano in un tormento con un unico filo conduttore che
ingloba tutto e tutti, e rende giustificabile la non vita e la paura di
morire : lo spettro della guerra, la paura fisica, e la condizione
disumana di una battaglia sociale che rende difficile, anzi diciamo 
impossibile l’integrazione costringendo l’immigrato a pagare un prezzo 
troppo alto .
Il film mette in evidenza che purtroppo esistono nelle grandi città dei
quartieri ghetto in cui risulta praticamente impossibile l’integrazione
sociale e si vive in condizioni disumane, si lascia la guerra per
trovare una nuova guerra: quella sociale .
Bellissimo film che dopo averti tenuta incollata alla sedia con il
fiato sospeso ed un pugno nello stomaco finisce con un messaggio di speranza:
la famiglia, la nascita di una nuova vita vince sulla guerra e su tutte
le gravi violenze subite per un integrazione sociale.
Vanessa Aresu

 

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