DIALOGO SU DITTATURA E DEMOCRAZIA

DIALOGO SU DITTATURA E DEMOCRAZIA

Oggi ho avuto un interessante scambio di battute con un ragazzo di 23 anni moldavo, che ha appena finito la triennale di economia a Padova.

Riporto alcuni stralci di quanto ci siamo detti.

Io: “Ogni crisi economica fa traballare la fiducia nella democrazia, è normale.”

L: “Perchè la democrazia è economicamente inefficiente.

Funziona finché c’è un surplus a cui gran parte delle persone partecipano, ma quando il mercato si contrae è incapace di garantire la redistribuzione delle ricchezze”

Io: “Il gioco partitico è economicamente uno spreco: ogni partito rappresenta un blocco di interessi materiali in guerra fra loro, le elezioni non sono altro che una battaglia campale in cui un blocco vince e danneggia l’altro.”

L: “Questo perché ogni partito rappresenta un segmento economico. In una dittatura il partito unico è costretto a rappresentare tutti, se non vuole sedare continuamente rivolte.

Questo significa che redistribuisce in parti variabili più o meno a tutti”.

Io: “Però c’è un grosso problema: per mantenere compatto il regime bisogna eliminare alcune libertà fondamentali, come quella di circolazione, di riunione e di libera espressione”.

L: “Le ritieni fondamentali perché sei occidentale, e ti hanno educato che senza queste non vivi. Ma se hai casa, lavoro e beni primari garantiti, perché dovresti andare altrove? Di cosa ti dovresti lamentare?”

Io: “Rimane il problema che devi necessariamente aderire all’ideologia di stato, che si pretende una verità assoluta e infallibile… in una società frantumata, è impossibile che un’intera popolazione abbia la stessa idea su quale sia il fine della vita, se l’uomo sia naturalmente buono o malvagio, ecc”

L: “L’ideologia dello stato è un problema che si pongono gli intellettuali e gli artisti.

Le persone normali, i lavoratori manuali, i tecnici, ecc non se lo pongono, accettano quello che gli insegnano a scuola, in Occidente come nell’ex blocco sovietico.

Basta guardare cosa è successo durante la quarantena: la gente ha accettato che lo stato gli togliesse la religione, la libertà di spostamento, i concerti e le riunioni, senza capire cos’è il COVID, il perché delle restrizioni, cosa diceva l’OMS”

Io: “Però in un sistema a partito unico è impossibile denunciare le inefficienze, la corruzione, il razzismo, ecc”

L:” Sì, è ovvio. Ma guarda il caso Assange o i Panama Papers: qui puoi denunciare ma non cambia nulla. La democrazia non elimina la corruzione e gli sprechi, li moltiplica potenzialmente all’infinito, tutti i partiti si accordano perché le illegalità, le frodi e l’evasione fiscale del blocco economico che proteggono non siano perseguitate dai loro “avversari”. Questo accordo genera a sua volta corruzione.”

Io: “Quindi dici che è meglio una dittatura?”

L: “Sì, per l’Italia in recessione economica sì, garantirebbe una migliore redistribuzione della ricchezza rimanente e un piano organico di sviluppo per il futuro. L’unico problema è che non c’è un leader né un partito a cui affidare una dittatura: servirebbe crearne uno nuovo, con un nome e un’ideologia che non ricordino il fascismo o il comunismo, ma che usi gli stessi metodi”

Federico Leo Renzi

https://www.youtube.com/watch?v=HJssbbVnyUw

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