Diamo ai Savoia ciò che è di Stampace.

Non so se ieri avete visto l’interrogazione al question time alla Camera da parte di Pierpaolo Vargiu, deputato di Scelta Civica.
Ha del tragicomico.

Atto I – La Carica.

Il prode candidato sindaco di Cagliari va alla carica, reclamando il ritorno in Sardegna del mosaico dell’Orfeo, ritrovato nel quartiere cagliaritano di Stampace nel 1762, subito rubato dai piemontesi e trasferito al Museo archeologico di Torino.

Atto II – La Controffensiva

Il Ministro Franceschini risponde che quel reperto è entrato a far parte di una originaria collezione dei Savoia incrementata con beni provenienti da tutto il Regno di Sardegna e rappresenta quindi una “prova del contesto culturale e politico nel quale si è formata e si è sviluppata” la dinastia dei Savoia. 
Ragion per cui, siccome ce l’hanno da tantissimo tempo e rappresenta un punto d’orgoglio della storia della dinastia, al massimo possono fare uno sforzo e vedere se possono prestarlo per un po’ di tempo al museo di Cagliari.

Atto III – La Ritirata

Alla risposta ben poco conciliante il nostro battagliero attenua la spacconata e si affretta a precisare che si ritiene soddisfatto dalla risposta del ministro. Aggiunge poi che la sua domanda era appunto volta ad assicurarsi che quel bene non restasse solo a Torino ma potesse andare in giro per essere conosciuto in Sardegna, in tutta Italia e nel mondo.
E specifica: “non abbiamo certo intenzione di “sequestrarlo!”, usando un termine sempre adatto a compiacere i pregiudizi che gli Italiani hanno sui Sardi.

Atto IV – Conclusione

Tolto l’elmo da battaglia e riposto il piumaggio da guerra, il nostro paladino si appollaia sulla poltrona.
Partito reclamando una sua proprietà… fa ritorno precisando di non voler “sequestrare” al ladro ciò che appartiene al derubato.
Purché il ladro mostri il suo bottino a tutto il mondo.
E con questo siamo pari.

Antonio Musa Bottero

 

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