DISCIPLINA, AUTODIFESA, GIUSTIZIA PRIVATA E MILITARISMO

DISCIPLINA, AUTODIFESA, GIUSTIZIA PRIVATA E MILITARISMO… UNA NOTA IMPOPOLARE

Molti miei lettori abituali sono rimasti stupiti dal fatto che sia favorevole all’autodifesa.

Parlandone in privato, ho scoperto che persino persone colte e che stimo non sanno distinguere fra disciplina e militarismo, autodifesa e giustizia privata.

Spiegherò brevemente e sommariamente le differenze e perché sono favorevole alla promozione della cultura della disciplina e dell’autodifesa.

La disciplina (applicata in questo caso all’uso della violenza fisica) è una forma ascetica che insegna all’individuo a controllare ed indirizzare la rabbia e l’aggressività verso una giusta causa, utilizzando i giusti mezzi.

La disciplina, pur essendo fondamentale per il funzionamento di un esercito, non è legata a necessariamente al mondo militare: esiste la disciplina della parola, delle emozioni, ecc. tutte forme culturali della padronanza del sé.

Tenendo ferma questa premessa, passiamo alla distinzione fra autodifesa e giustizia privata: la prima è l’estrema risposta ad un’aggressione esterna, ed è per sua natura immediata, individuale, disperata (nel senso che non ha speranze arrivi un aiuto esterno o si apra una via di fuga per evitare di soccombere all’aggressore), mentre la seconda è meditata, collettiva, razionale nei mezzi (in alcune culture, anche dei fini).

Per fare un esempio pratico subito comprensibile, prendiamo l’assassinio del ladro albanese da parte di Franzoni.

Se Franzoni si fosse limitato a fermare il ladro, disarmandolo o ferendolo in maniera non invalidante né mortale, sarebbe stata autodifesa.

Essendo invece il ladro fuggito, e avendolo lui rincorso chiamando in aiuto altre persone per giustiziarlo, ha compiuto coscientemente un atto di giustizia privata.

L’autodifesa non è concettualmente né simile né vicina alla giustizia privata: l’autodifesa non nega la legittimità dello Stato e delle sue forze dell’ordine, sopperisce temporaneamente alla loro assenza per salvaguardare l’integrità fisica dell’individuo aggredito, che è un bene maggiore rispetto alla disposizioni di legge per cui solo le forze dell’ordine possono esercitare legittimamente la coercizione fisica sui cittadini.

Federico Leo Renzi

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