Donna, Dea e serva!

Martina Patti che uccide il figlio riesce a fare così scalpore perché sembra sovvertire due “verità” ritenute fondamentali:
che il donare la vita sia per la donna talmente naturale che il distruggerla sia un atto capace di violare ogni legge umana e divina, e che il rapporto madre-neonato sia una specie di puro atto d’amore gratuito, e non un complesso arcipelago di sentimenti che vanno dall’odio all’amore, passando dal senso di possesso e l’esasperazione.
La madre rimane in definitiva un misto fra la dea della vita e la serva devota del figlio, vedendosi negata la complessità e la contraddittorietà tipica dell’umano.
Quando poi questa negazione si manifesta violentemente, ecco sopraggiungere lo stigma massmediale a ricacciare la sacrilega nell’abisso.
Federico Leo Renzi