DONNE AFGANE XANAX PER LE DONNE ITALIANE

LA TRAGEDIA DELLE DONNE AFGANE COME XANAX PER I PROBLEMI DELLE DONNE ITALIANE
A rompere il fuoco di fila su vaccini, green pass e covid fortunatamente ci sono le notizie sulle nefandezze dei talebani contro le donne.
I fanatici di Allah dopo aver vietato alle donne di giocare a cricket, non paghi vietano ai membri di sesso femminile l’accesso alla carica di ministro, con la motivazione che le donne devono stare a casa a figliare.
Dopo aver letto queste notizie, la gioia di essere nato in un paese dove alle donne è concesso di far sport, istruirsi, lavorare e perfino scegliere se figliare o meno ti riempie il cuore.
Poi ci pensi meglio e dici sì, teoricamente da noi e tutto perfetto ma…
c’è quel piccolo problema della differenza salariale, del fatto che il tasso di occupazione femminile è più basso di quello maschile, che a sua volta è il più basso d’Europa ad eccezione della Grecia, che molte donne sono in part-time forzato perché il tempo pieno è un miraggio, fra aziende che chiudono, delocalizzano e tagliano sul costo del lavoro per tenere bassi i prezzi in vista export.
Quindi è vero che potenzialmente le donne qui in Occidente possono autodeterminarsi come meglio credono, ma de facto fra bassi salari, taglio dei servizi, sotto-occupazione e disoccupazione cronica per una percentuale non indifferente di loro la vita non è molto diversa da quella delle loro sorelle sotto i talebani, fatta eccezione per l’obbligo di portare il velo e l’essere costrette a rimanere in casa (non che se sei povera in Occidente puoi muoverti granché, ma insomma).
Il sospetto è quindi che gli articoli sulla condizione femminile in Afghanistan ci dicano poco delle realtà delle donne afgane e abbiano più la funzione di rassicurare le donne nostrane di quanto devono essere grate di stare in una società evoluta come quella italiana, smetterla di lamentarsi per quisquiglie come la disoccupazione e i bassi salari e darci dentro con la loro ambizione e creatività, perché qui di raggiungere un posto da sindaca, ministra, azionista di maggioranza di una start up, illustre scienziata non te lo vieta nessuno, se non la tua pigrizia e la tua scarsa cultura.
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