DOPO DI NOI NON L’APOCALISSE, MA IL RITORNO DELLA STORIA

DOPO DI NOI NON L’APOCALISSE, MA IL RITORNO DELLA STORIA

La mia generazione (45-30) è figlia dell’ideologia del reflusso, del disimpegno, del ripiego nel privato.

Siamo quelli cresciuti sentendoci dire a reti unificate che era inutile organizzarci, impegnarci in un progetto collettivo, tanto era già stato tutto tentato, fatto, fallito.

Al massimo avremmo potuto aggiungere i puntini sulle i, impegnarci in lotte per aumentare le nostre possibilità di scelta (più diritti civili, più scelta di prodotti da consumare), se proprio le “smanie d’altruismo” ci rodevano, c’era l’associazionismo, l’aiutare i singoli uno ad uno dimostrando il nostro buon cuore, la nostra “empatia”, senza ovviamente mai disturbare la “politica”, che ha problemi più seri dell’abbandono sociale degli anziani e dei poveri, della lotta all’emarginazione, della salvaguardia della dignità del prossimo.

Poi naturalmente c’era l’imprenditoria, l’inseguire il profitto e l’affermazione, quella era anzi la strada fatta per noi, generazione privilegiata che aveva avuto troppo dai genitori, ovviamente un’imprenditoria etica e responsabile, politicamente corretta, perché mica si può dire apertamente che il prossimo per noi è mera carne da macello, che bianchi, rossi, neri, femmine, gay non c’interessa, purché lavorino senza chiedere straordinari né ferie, a salari compressi (scusate, si dice “competitivi”) altrimenti il profitto è troppo basso, purché non si organizzino, perché se noi imprenditori siamo squali solitari, lo deve essere ancora di più chi sta sotto di noi.
Siamo quelli cresciuti con il culto delle tre I (informatica, inglese, imprenditoria), con il self branding, utilizzando i social come leva per essere appetibili alle aziende, ai clienti, ai partner sessuali, che in fondo per noi sono la stessa cosa: acquirenti della nostra immagine di giovani unici e innovativi, di affamati di successo.
Non è che tutti ce l’abbiamo fatta eh: molti di noi si sono persi fra droghe e ritiro sociale, ma li abbiamo rimossi, confinati in un angolo della memoria e tolti dalle amicizie nei social.

Militi ignoti della guerra sotterranea per accapparrarsi le ultime briciole del banchetto.
Siamo i fratelli di Jason Bourne, professionisti gettati nel mercato globale senza identità né memoria che vivono delle loro skills, i colleghi d’azienda del Fassbender di “Shame”, persi fra social, ossessioni erotiche e rapporti personali senza futuro.
Siamo la generazione nata e cresciuta nell’idea la storia fosse finita, il conflitto terminato, i rapporti umani fatti per durare tra una notte e i 6 mesi, perché quelle precedenti ci avevano detto “E’ così, non c’è altra verità né alternativa”.

Pensavamo la nuova generazione sarebbe stata identica a noi, e invece non lo è.

E’ più estroversa, intraprendente, ha chiuso con l’idea che il privato sia il rifugio dai mali irredimibili del mondo.

E’ tornata a cercare il conflitto, per ora in maniera individuale, disorganizzata, feroce, chiudendo defintivamente i conti col politicamente corretto.

Ci sembra l’Apocalisse, e invece è solo la cara vecchia Storia ad essere tornata.

Ci eri mancata.

Federico Leo Renzi

Please follow and like us:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather