Druet o Cattelan? Chi è l’artigiano e chi l’artista?

Vivo in un’isola, in una periferia di una città metropolitana dove l’Alta Formazione Artistica non è mai nata (unica in Occidente), nonostante questa mia perifericità, talvolta m’arrivano via whatsapp messaggi d’artisti che vivono altre realtà, che mi chiedono la mia opinione su questioni che riguardano il sistema dell’arte contemporanea (lo fanno nel nome del mio passato e non certo del mio presente, è il potere della memoria).
Ieri sera mi hanno stimolato sulla questione Druet-Cattelan, per chi non lo sapesse Daniel Druet è uno Scultore ottantenne, che ha realizzato una serie di Sculture (regolarmente retribuite) firmate da Maurizio Cattelan, il 13 Maggio il tribunale di Parigi comincerà ad analizzare la questione che ovviamente riguarda il diritto d’autore.
Chiaro che la prassi operativa sia il segreto di Pulcinella, mai Maurizio Cattelan ha dichiarato d’avere messo mano a un suo lavoro, Daniel Druet è uno dei tanti Scultori che popolano questo pianeta, un signor nessuno, un Mimmo Di Caterino qualunque, tutti noi sappiamo che la prassi processuale e progettuale dei prodotti di Cattelan non è un’anomalia di sistema, ma una prassi.
Qualcuno pensa che Mimmo Paladino abbia mai realizzato una sua scultura?
Qualcuno ritiene che Jeff Koons sia uno scultore?
Non ho mai conosciuto uno scultore al servizio di un brand d’artista che sia poi riuscito a definirsi come artista, l’essere artigiano lo paghi e lo metti in conto, lavori al servizio della desiderata dell’altro e sopravvivi economicamente se fai bene il lavoro dell’accontentarlo.
Sulla questione Cattelan-Druet non conosco i termini del contratto, ma è chiaro che se un artigiano realizza dei lavori e dei progetti su commissione ed è regolarmente remunerato, per quale motivo andrebbe citato?
Il lavoro è di chi l’acquista, Maurizio Cattelan ha acquistato dei lavori commissionati da lui e li ha firmati con il suo brand.
I margini di confine giuridico della paternità dell’opera sono da ricondurre alla stipula contrattuale.
Dal punto di vista giuridico però, la paternità di un lavoro di un artista vivente fa sempre capo all’artista vivente, fin quando vivo sono padrone intellettuale del mio lavoro anche se è stato acquistato, dopo la questione passa agli aventi diritto.
Il mercato delle autentiche, delle fondazioni e dei soggetti giuridici che si pronunciano sull’originale o il falso, prolifera una volta defunto l’artista per questioni di mercato e bolle speculative.
In questo caso sono vivi sia Cattelan che Druet, chiaro che non c’è motivo per cui Cattelan avrebbe dovuto promuovere il lavoro commissionato e acquistato da Druet.
Dalla prospettiva di Maurizio Cattelan, il lavoro artistico di Druet non esiste, si tratta di un lavoro commissionato ad un artigiano.
Cognitivamente è interessante chiedersi:
se Druet è un artigiano e non un artista, dal momento che ha lavorato su contenuti, progetti, brand e marketing di un prodotto che senza Cattelan non ci sarebbe stato, è anche vero che Cattelan senza Druet non avrebbe realizzato quei lavori, un artista può non essere autonomo nel suo completo processo di gestazione creativa?
Se Maurizio Cattelan è impossibilitato a gestire il suo processo creativo, e per esistere deve pagare tecniche e processi creativi altrui, lo si può definire un artista?
Forse Cattelan lo si può definire un imprenditore, un capo di una società per azioni, un mecenate che individua in una bottega chi è meritorio di porre in opera il suo pensiero creativo.
Dando per pacifico che Druet sia un artigiano che vive di Scultura rispondendo a consegne di committenze di cere commemorative per defunti, e che lavorando su committenza non sia un artista ma un artigiano che espleta prodotti, resta aperta la questione Cattelan.
Maurizio Cattelan è un artista se per svolgere la propria ricerca processuale artistica è costretto a remunerare un artigiano?
Il novecento ci racconta che l’artista è in grado di scardinare codici linguistici e confini di genere nell’ambito dei quali opera:
Pollock ha stravolto il concetto di pittura e Calder quello di scultura pur continuando a fare pittura e scultura.
Maurizio Cattelan quando è come avrebbe stravolto un linguaggio di genere dell’arte?
Maurizio Cattelan non è mai riuscito neanche a superare l’idea di ready made, perché diamo per scontato che sia un artista?
Se lo leggiamo come un imprenditore che veicola il suo brand, dobbiamo leggerlo come un artigiano, proprio come Druet.
La sentenza Parigina rischia di mettere sullo stesso piano quello che passa in questa narrazione per essere l’artista e chi passa per essere l’artigiano, il tutto all’interno di una cornice di riferimento sistemica, chiaramente populistica, l’arte intesa come studio e ricerca è lontanissima da tutto questo.