Emanuele Fenu/EFFE: L’individualismo d’artista? Noioso e monotono.

Emanuele Fenu/EFFE: “L’individualismo d’artista? Noioso e monotono”.
Emanuele partiamo dalla tua pittura, sembra naturalmente inserirsi in contesti e spazi, un linguaggio naturalmente fruibile dalla “gente”, non è proprio questa una cosa che riesce a tutti i pittori, molto sono pittori da “studio” la tua pittura è in relazione diretta con spazio e luce, cosa ha spinto il tuo linguaggio artistico verso l’esterno?
In realtà il mio rapporto con l’arte è nato in strada, e solo successivamente ho sentito il bisogno di lavorare in studio.
Già dai quattordici anni iniziai a fare “graffiti” sentendo la necessità di decorare con lo spray pareti fatiscenti che vedevo ogni giorno mentre andavo a scuola, nettamente influenzato dalla cultura hip hop che nella vicina Nuoro era attiva già dagli anni ottanta, ho appreso da subito che la protesta doveva essere costruttiva.
Il mio writing con il passare del tempo si è trasformato in muralismo, per me un potentissimo mezzo di comunicazione dove il senso e il significato di un qualsiasi soggetto rappresentato viene trasmesso direttamente allo spettatore, che in questo caso è il semplice passante, cioè tutti.
Dipingere nelle strade dei paesi ti fa conoscere le persone per quello che sono veramente e contemporaneamente puoi capire te stesso e quello che vuoi fare.
Ogni volta è un esperienza unica per chi come me ha voglia di conoscere e di confrontarsi rispettando l’ambiente circostante.
11159965_10206755308509434_6303903341495488932_n
“Dipingere nelle strade dei paesi ti fa conoscere le persone per quello che sono veramente e contemporaneamente puoi capire te stesso e quello che vuoi fare. Ogni volta è un esperienza unica per chi come me ha voglia di conoscere e di confrontarsi rispettando l’ambiente circostante”.
Lavori su committenza ma anche per passione politica, quanto la passione politica diventa nel tuo lavoro passione poetica?
Nel mio caso la politica e l’arte sono sullo stesso piano.
Nel mio lavoro e nella vita sono molto istintivo, quello che faccio è del tutto naturale, ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente familiare con ideali forgiati da esperienze dirette.
Faccio solo un esempio, mia nonna e mio nonno ex minatore, tutt’oggi mi raccontano le lotte per i diritti dei lavoratori fatte in Belgio negli anni sessanta, che quando finivano il turno , gli emigrati, in questo caso sardi, non tornavano a casa ma in prefabbricati gelidi dapprima usati come campi di concentramento fascisti, e solo in seguito ottennero abitazioni degne del loro mestiere.
Chiaramente la mia esperienza diretta che inconsciamente mi porta ad operare nel sociale è stato tutto merito dei miei genitori, che mi hanno dato l’opportunità di viaggiare, di vedere e conoscere realtà che ti aprono la mente, ho vissuto magnifiche occupazioni di spazi dove l’aggregazione e l’arte sono fondamentali per una libera espressione e un continuo confronto.
Ho avuto il piacere di vedere la mia terra da lontano e quindi capire le vere problematiche su cui sensibilizzare chi guarda le mie opere, come la violenza sulle donne, il razzismo l’omofobia che incessantemente cerca di entrare nelle nostre case tramite televisione e social network.
Nel 2003, nettamente influenzato dal bombardamento mediatico del periodo, ho iniziato un percorso che comprende molte fasi della storia dell’umanità e delle proprie contraddizioni, intraprendendo con molta naturalezza un discorso dedicato alla crudeltà delle guerre per interessi tutt’altro che ideologici e quindi legati ad un fatto strettamente economico.
Ancora oggi la mia ricerca è in continua evoluzione e trasformazione.
1551696_370648356452910_7565421143732110029_n
“Nel mio caso la politica e l’arte sono sullo stesso piano. Nel mio lavoro e nella vita sono molto istintivo, quello che faccio è del tutto naturale, ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente familiare con ideali forgiati da esperienze dirette”.
Il tuo lavoro è molto presente nell’isola che vivi ed abiti, è anche nel museo a cielo aperto di Orgosolo, hai una percezione ampia di come l’isola senta e reagisca ai linguaggi dell’arte, percezione diretta e comunitaria che va oltre i limiti dell’intermediazione culturale istituzionale, quello che ti chiedo è: quanta reale dialettica sui linguaggi dell’arte è presente nell’isola (tra gli artisti e tra le comunità che animano)?
La mia esperienza ad Orgosolo mi ha fatto capire il rispetto che c’è tra gli artisti sardi in questo momento.
L‘associazione culturale “Viche viche” mi ha invitato proponendomi di rappresentare le giornate di Pratobello rispettando le metriche di un dipinto già noto, per la mia visione della Sardegna, con un vortice di facce che la circondano.
Solo con l’unione di artisti in un laboratorio con circa 22 bambini delle scuole è stata possibile la riuscita del progetto e colgo l’occasione per ringraziarli ulteriormente.
Per quanto riguarda la dialettica dell’arte in Sardegna, ho un punto di vista abbastanza positivo sul fatto che la comunità trovi fondamentale il lavoro di tantissimi artisti che lavorano sull’isola soprattutto nel campo dei murales e della street art dove c’è un fermento in continua evoluzione, perno tra contemporaneità e generazioni future.
Stanno cambiando tante cose, sentiamo la necessità di unire le forze con i collettivi mettendo da parte un individualismo noioso e monotono.
Noto con piacere la sensibilità, sia degli artisti che degli spettatori, sul fatto che potrebbe essere una grande risorsa per tutti.
615594_4169998886904_1389955280_o
“Stanno cambiando tante cose, sentiamo la necessità di unire le forze con i collettivi mettendo da parte un individualismo noioso e monotono”.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail