Enrico Fiori – intervista da “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

Über Pictures rende omaggio a Enrico Fiori pubblicando l’intervista realizzata nell’ambito del ciclo di documentari “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

ENRICO FIORI (Oristano, 1941). Artista, museografo, collezionista. È tra i fondatori del gruppo «Città di Oristano» che dal 1963 promuove la cultura, la musica e il folclore della Città in tutto il mondo. Scopritore del costume oristanese, ha ideato, curato e allestito eventi espositivi, in Italia e all’estero. Nel 2018 la Federazione Italiana Tradizioni Popolari lo ha insignito del riconoscimento di «Padre del folclore»

L’intervista integrale a Enrico Fiori, tratta dal Bollettino dell’Archivio Storico del Comune di Oristano Sorticularia n.5 del giugno 2017, a cura di Nicola Marongiu e Cinzia Carrus:

Guarda la galleria fotografica sul sito del Progetto Artistico “Sa Sartiglia”

“E QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE”

Bollettino dell’Archivio Storico del Comune di Oristano Sorticularia n.5, a cura di Nicola Marongiu e Cinzia Carrus

L’opera completa, pubblicata in formato DVD, è articolata in 7 interviste della durata di 60 minuti ciascuna e costituisce il primo Bollettino in formato digitale dell’Archivio Storico del Comune di Oristano.

Sorticularia n.5, giugno 2017
A cura di Nicola Marongiu e Cinzia Carrus
Supplemento n. 2 al Bollettino dell’Archivio Storico del Comune di Oristano, Anno VII, n.8, giugno 2013
Direttore responsabile e scientifico:
Antonella Casula
Comitato redazionale:
Antonella Casula, Simona Deiala, Giovanni Murru, Paola Murru, Rossella Tateo, Ilaria Urgu

Progetto realizzato con il contributo di:
Comune di Oristano, Assessorato della Cultura del Comune di Oristano, Archivio Storico del Comune di Oristano, Fondazione Sa Sartiglia, Cineteca Sarda, Fondazione di Sardegna, Gruppo Tamburini e Trombettieri “Sa Sartiglia”, Tipografia Ghilarzese.

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Eroi insoliti, andiamo solcando l’infinito
Clara Janés, Caffè Florian

L’anima nelle fonti orali per la ricerca

Obiettivo primigenio perseguito con la pubblicazione del Bollettino dell’Archivio Storico Municipale di Oristano – che nel 2017 ha celebrato il decimo anno dalla prima uscita – era quello di valorizzare le fonti per la storia della Città e del territorio ad essa direttamente o indirettamente collegato. Quelle fonti, generalmente carte e documenti, che rappresentano un patrimonio inestimabile di storia e cultura locale, testimonianze formali e formalizzate delle azioni che hanno contribuito a delineare le sembianze del presente. A questa tipologia di «fonti» – soprattutto se si fa riferimento a quelle derivanti da un processo istituzionalizzato – sembra però, mancare il cuore, il sentimento, le caratteristiche emozionali, quella musicalità che deriva direttamente dall’elemento soggettivo e umano, la vibrazione che si evince dal racconto affidato alla voce di chi ha preso parte attiva, da protagonista o spettatore, al corso degli avvenimenti. Si tratta di quelle fonti affidate all’oralità, una categoria spesso tralasciata, trascurata o omessa, e lasciate alla fugacità del supporto che si identifica con la vita stessa, con l’esistenza dei depositari, e che rappresentano, da sempre, una risorsa irrinunciabile per la ricostruzione della storia. La trasmissione orale con la sua grande forza a livello sensoriale era lo strumento preferito dai griot e dai cantastorie i quali esprimevano (attraverso il corpo e la musica) il calore e l’emozione delle parole raccolte «sul campo». Con il proposito di mantenere nel tempo la peculiarità dei suoni, delle musiche, delle emozioni e dei rituali relativi alla Sartiglia, con questo numero di Sorticularia si è voluto mettere da parte il supporto tradizionale facendo posto a quello multimediale, supporto che ben si confà considerata la sua capacità di riprodurre – conservandoli a futura memoria – gesti e cuore degli intervistati. Si è scelto di privilegiare le fonti orali che, per la loro valenza trasversale, si prestano ad essere utilizzate non solo dagli storici, ma anche dagli studiosi di molte altre discipline, come ha chiarito la categorizzazione proposta da Bruno Bonomo, considerandole capaci di fungere da elemento di collegamento, da canale di comunicazione tra storici, antropologi, sociologi. Anche nel nostro caso, esse nascono e vengono create perché un soggetto, un ricercatore, un archivista, per finalità varie legate allo studio, alla conoscenza o alla conservazione della memoria, intervista qualcun altro, perché l’oblio non disperda ciò che merita interesse in relazione ad un dato evento o avvenimento. Questo aspetto, talora scontato e indiscusso, emerge in modo molto significativo. Da un lato perché il presente lavoro è frutto del processo di creazione di una fonte per la storia di un evento sociale e culturale estremamente importante. Da un altro perché ciò che si è inteso fare – con la presente ricerca – va oltre una visualità consumistica e ha l’ardire di acquisire una dimensione di tipo scientifico e cognitivo sicuramente adatta a valorizzare la ricchezza antropologica, materiale e immateriale della giostra.
Il lavoro di video-intervista realizzato da Nicola Marongiu e Cinzia Carrus si fonda, in perfetta linea con il significato profondo del termine stesso, nella reciprocità degli sguardi, nello studio della sostanza stilistica della documentazione, e con la opportuna cura dei dettagli polisemantici che emergono dagli elementi filmati e documentati. Si noti che i luoghi di registrazione (abitazioni private, studi professionali, officine di artigiani, ecc.) non sono casuali, ma il risultato di una scelta ponderata, e volutamente orientata ad offrire al lavoro una connotazione di natura ecologico-ambientale e psicologico-culturale. Così pure il montaggio delle immagini e la selezione delle musiche e dei ritratti fotografici, che nascondono, ma non del tutto, l’audace proposito di tramandare elementi di cultura popolare e tradizionale, nella consapevolezza che parlare, raccontare, narrare la Sartiglia, la «propria» Sartiglia, conferma la complessità metodologica ed euristica tipica delle fonti orali e l’interpretazione, mediata dal ricordo, che resta in divenire, nel pieno rispetto della, delle altrui Sartiglie. Del resto, sulla scorta delle autorevoli ricerche antropologiche di Luisa Orrù e Marcello Marras, negli studi sui Carnevali tradizionali – che si svolgono nelle comunità sarde – assume importanza il reperimento e l’incrocio di informazioni e notizie attraverso diverse fonti: scritte, demologico-letterarie, di archivi locali, orali e d’inchiesta. Queste ultime rappresentano una ricchezza straordinaria nel sopperire alle carenze della memoria collettiva, e alla conoscenza del puzzle che rappresenta questo evento. Il Carnevale è un prodotto della società e risponde ad una logica e ad una organizzazione non autonoma o avulsa dalla realtà: esso rispecchia le logiche e l’organizzazione sociale della Comunità che lo produce. Dentro l’evento (e la Sartiglia lo è) si ritrova la collettività che ne è artefice, custode e beneficiaria.

Antonella Casula, responsabile dell’Archivio Storico del Comune di Oristano

 

 

 

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