ESAURITA LA “SPINTA PROPULSIVA” DEL M5S

ESAURITA LA “SPINTA PROPULSIVA” DEL M5S

Non intendo, come si suol dire, “menare scandalo”.

Per quanto mi riguarda ne ero convinto da tempo.

Solo che adesso è ufficiale.

Che il M5S fosse uno strano partito interclassista non c’erano dubbi.

Il marchio di fabbrica della coppia Grillo-Casaleggio era inequivocabile.

La fisionomia era quella dell’incazzato generico di ogni schieramento, che confluiva nella forma più plateale (e, in fondo inoffensiva) della repulsione alla “Casta”.

Solo che, in un mondo senza riferimenti ideologici – ed essendo la Casta scambiata per “quelli che decidono”, cioè i “politici” – faceva pensare ai seguaci del verbo comico grillino che tutto quello significava essere “contro il sistema.”
Il fatto è, come sappiamo, che il “sistema” è tutt’altra cosa.

Ma, poiché Grillo (e quelli come lui) avevano la testa piena di bollicine (oltre che un fiuto notevole a raccattare gli scontenti di ogni provenienza, e l’Italia ne è piena), ecco che adesso diviene chiaro perché fanno un governo con la Casta.

Ovvero, come scrive applaudendo il giornale più elitario di Francia, cioè di sinistra, mettono in piedi il governo della carpa e del coniglio.

Senza nemmeno rendersi conto (ma probabilmente lassù, nel Comitato Centrale Domestico, CCD, lo sanno benissimo) che questo significa allearsi proprio con quelli che comandano la Casta.

In questo senso non denuncio la loro (quella del CCD) incoerenza.

Constato che è ora ufficiale che la spinta propulsiva composita, sopra descritta, dei milioni di elettori, si affloscerà nella delusione e nell’incertezza.

E molti si accorgeranno abbastanza presto di qual è stato l’effetto coniugato e composto di cui essi sono stati strumento: presi nell’onda del “vaffa”, non sono stato in grado di distinguere tra le cose che contano e quelle che distraggono.

Così, per esempio, sono corsi dietro alla lepre della riduzione del numero dei parlamentari (giusta in sé), mentre la crema dei “padroni universali” e dei loro soci italiani, li derubava e li espropriava a man bassa.

Mentre l’Italia ribadiva la sua servitù totale, gli si faceva credere che erano sovranisti.

Mentre l’Italia teneva bordone alle guerre, gli si faceva credere che erano pacifisti.

Mentre i poveri crescevano a dismisura gli si faceva credere che il reddito di cittadinanza avrebbe risolto i problemi (“abbiamo abolito la povertà!”, gridava Di Maio).

Che equivale a dimenticare e a far dimenticare che la Banca Centrale Europea è di proprietà delle banche private ed è indipendente da tutti i poteri politici.

E che, dunque, è essa che “crea” la povertà.

Tutti atlantici.

Tutti a cuccia.

Certo ciascuno interpreta questo governo come gli piace.

A molti non piace, ad esempio, riconoscere di essere stati presi per i fondelli. Altri, che non conoscono le leggi ferree del potere (infatti votano per il potere pensando di combatterlo) penseranno che “bisogna provarci” e che non si deve perdere l’occasione di convincere il PD a diventare “migliore”.

Lo pensa anche Grillo, non è vero?

Dunque perché non credere al Vate?

In fondo li ha miracolati (sicuramente i parlamentari eletti nel 2018). Dunque si aspetta un altro miracolo.

Che presumo non verrà.

Infine ci sono le coorti che sono convinte dell’incrollabile onesta dei deputati e senatori grillini.

Che, certo, erano integerrimi.

Ma oggi, di fronte al rischio di perdere la poltrona, sono velocemente diventati molto attenti alle prerogative della Casta, di cui sono diventati parte.

Prima si vedeva meno, quasi niente.

Adesso si vede a occhio nudo.

Comunque l’interclassismo svolge il suo ruolo: se non vedi il nemico (e non lo hai mai visto) è più inevitabile che facile che finirai per accompagnarti con il primo che capita.

Carpa e Coniglio, appunto.

E domani potrebbe essere peggio: magari leopardo e antilope.

Indovina chi sarà il leopardo.

Così fu per la Lega, così è per il PD fucsia.

Gli elettori che resteranno hanno dato il loro responso a Rousseau.

Ma saranno molto meno della metà di quelli che furono.

Poi un terzo, e un quarto.

E, in questo declino, molte teste cadranno.

Giulietto Chiesa

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