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Ho appena terminato di leggere “L’androide Abramo Lincoln” di Philp K. Dick e anche se non ha soddisfatto completamente le mie aspettative l’ho trovato bello ed interessante come tutti i suoi libri, e si! Perché una volta che scopri (dopo aver letto i suoi migliori capolavori) uno scrittore come PKD, se possiedi una certa forma mentis, vieni praticamente stregato e non puoi più fare a meno di leggere tutti i suoi libri al di la del fatto che siano dei best seller o meno. Per alcuni lettori diventa necessario nutrirsi di qualsiasi cosa abbia scritto PKD perché vieni non solo conquistato da quell’incredibile scrittore che è stato, ma vieni affascinato da suoi pensieri e da come questi prendono corpo senza aver paura di essere esposti. Pensieri che a volte sembrano ingenui e ai quali spesso nessuno darebbe peso, ma lui non è nessuno e per lui hanno peso, per cui lui fa quello che non verrebbe in mente quasi a nessuno di fare, li scrive e ci fa un libro. Credo che sia questo uno dei motivi per il quale Dick sia diventato un vero e proprio scrittore di culto, adorato da molti lettori. Ma se sei uno di quei lettori a cui piace leggere racconti, emozionarsi mentre li legge, e arrivare fino alla fine del libro per scoprire come finisce, lascia stare PKD non è per te…, nei libri di Philip spesso la storia di per se non ha nessun valenza, il finale è spesso inesistente come pure l’inizio. Scrive Philp :
“Non ha senso scrivere un romanzo di fantascienza se si è convinti che ‘ciò che si descrive sia vero, perché allora la fantascienza è una sorta di codice, uno stratagemma per dire ciò che non si è in grado di dire e che in realtà non si riesce ad affrontare’, e non è così, perché si può dire qualsiasi cosa senza rischio di diffamazione. Se penso che una grande organizzazione di riabilitazione spacci stupefacenti, dovrei denunciarla alle autorità – se ho delle prove, e se non le ho dovrei lasciar perdere. Questa idea mi è venuta mentre cercavo un modo di convertire le mie esperienze in un romanzo; non avevo preconcetti, niente da rivendere alla gente, da predicare, niente di cui convincere le persone. Non ho fatto altro che tirare fuori quella che mi sembrava una nuova, brillante idea fantascientifica basata su esperienze che avevo vissuto, usare ciò che mi era accaduto e che poteva tornarmi utile nella mia vita di scrittore, in modo tale che non tutto andasse sprecato, in un certo senso”.
Dopo che ho letto questo sua affermazione mi è venuto spontaneo pensare;
Non è quello che spesso fanno alcuni artisti?
Non è per questo che io non riuscirei mai scrive libri di fantascienza?
Non è per questo che io tento di fare l’artista?
Non è per questo che a volte non riesco a essere artista?
Non è per questo che a volte riesco ad essere artista?
Non è per questo che non è importante se si è artisti o no? Forse?
Forse, forse, forse
Quel “forse” tanto presente in tutti i libri di PKD.
Quel “forse” tanto presente in tutti i testi di PKD.
Quel “forse” tanto presente nella vita di PKD.
Quel “forse” tanto presente nella morte di PKD.
Quel “forse” tanto presente nelle morti di PKD.
Quel “forse” tanto presente nelle vite di PKD.
Quel “forse” presente in me.
Quel “forse” presente in voi.
Quel “forse” presente ovunque.

Quel “esrof” di:
Idee
Esperienze
Rivendere
Predicare
Convincere

E poi:
Vivere
Accadere
Potere
Utilizzare
Sprecare

Sprecare in un certo senso?

Forse! !esroF

atserob onip

ps
Qui un mio vecchio articolo anche su PKD:
http://pinoboresta.blogspot.it/search/label/Artribune

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