Estinto e capovolto!

Il mercato dell’arte è sostenuto da bolle e balle spaziali che si autoalimentano, si acquista convinti di fare un affare da rivendere il prima possibile con profitti astronomici, artisti si propongono come possibile asset alternativo e gli intermediari li accontentano, chiedetelo a finanzieri e investitori se non vi fidate di me.

Molta economia sommersa è fatta d’artisti comprati e venduti come fossero azioni, funziona così ma non dovrebbe essere così.

Molti collezionisti giocano al sistema dell’arte come fosse il superenalotto, sperando d’indovinare almeno due nomi in collezione per recuperare le spese.

Si sono normalizzate situazioni paradossali, come il vendere un artista in ascesa (che invece andrebbe trattenuto).

Capite come si sia capovolto un sistema?

L’acquisto sbagliato lo trattengo, quello riuscito lo rivendo, queste sono diventate le collezioni di qualità.
L’infinita tristezza è l’artista complice di tutto questo,chiede sovente cosa ci guadagna e quanto può mettersi in tasca, sembra defunta l’idea dell’artista nel suo studio, quantomeno si è tradotta in rappresentazione e messinscena per possibili acquirenti.
Quello che conta è intascare più è possibile, ma questo materializza un futuro di paccottiglia da magazzino.

Pensate mai a quanti galleristi di medie dimensioni abbiano chiuso dal 2008 a oggi?

Proliferano mediatori che vendono in magazzino a clienti per eludere il fisco.
Certo, ancora esistono artisti che creano non pensando al loro lavoro come investimento da chiudere e custodire in casse, ma sono niente rispetto a come si muove il tutto.

Con questa direzione di massa del sistema, che fine faranno l’inedito, il provocatorio, la curatela, lo studio Accademico, la critica e la Storia dell’arte?

Si può consentire, anche attraverso la complicità degli artisti, che il pubblico venga consegnato in una sfera commerciale?
Il mercato è dentro la gran parte degli artisti in ogni angolo del mondo, influenza e destabilizza amministrazioni politiche che dovrebbero essere neutre.

Eppure sembra stare bene così a tutti, artisti compresi, sembra non esserci inquietudine dinanzi il fatto che la storia dell’arte di domani possa essere scritta dal mercato.

Ogni canale espositivo è divenuto una piattaforma di vendita, dal Museo d’arte contemporanea, alla galleria fino alla Biennale, è tutto maledettamente in vendita e non solo dal… al…, tutto quello che è contemporaneo è in vendita, capite come si stia estinguendo il senso dialettico dei linguaggi dell’arte?

Voi quando entrate in un Museo d’arte contemporanea, vi chiedete perché quell’artista è esposto?
Qual’è il motivo?
Curatoriale, direttivo o imposto da pressioni galleristiche e commerciali?
Avete presente quanto denaro privato domini le nostre più importanti istituzioni?

Impotente so d’essermi già estinto, attraverso gli artisti della mia generazione leggo la fine di qualsiasi idea di qualità non commerciale, nessun valore sociale che non sia largamente condiviso dai media è presente nel loro lavoro, nessun valore simbolico, nessuna reale provocazione, un allineamento passivo e servile ai gusti dell’élite globale.
Quanti oggi comperano e quanti tra gli artisti oggi producono per amore dell’arte?
Tu lo fai?
Allora sei un morto che cammina!

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