ETA THUNBERG E L’ECOLOGISMO RADICALE

ETA THUNBERG E L’ECOLOGISMO RADICALE COME POSSIBILE RELIGIONE LAICA DELL’OCCIDENTE

Sarò il più breve possibile, anche se l’argomento è complesso.

L’Occidente è orfano di una religione laica. Questa religione deve avere due funzioni: unire gli occidentali divisi da diverse opinioni politiche, religiose e dai rispettivi interessi nazionali, ed essere nel contempo peculiare (ossia l’Occidente è il suo araldo mondiale) ed esportabile verso le altre civiltà.

Dal crollo dell’Unione Sovietica l’Occidente cerchiamo disperatamente questo nuovo culto, senza riuscire a trovarlo.

Si era provato a fondarlo sui Diritti Umani, ma prima la guerra in Kosovo, poi la restrizione sui diritti dei profughi a seguito delle ondate migratorie causate dalle guerre “umanitarie”, hanno screditato questo tentativo.

Il politicamente corretto sembrava poter ambire a questa funzione, almeno durante la presidenza Obama: tuttavia la Brexit, la vittoria di Trump negli USA e l’affermarsi dei sovranismi di destra e di sinistra in Europa, ha dimostrato come la religione laica nata nel mondo anglosassone fosse troppo debole per potersi imporre in casa propria, figurarsi l’essere accettata da civiltà come quelle cinese e russa basate su tutt’altri principi.

In questo quadro, sale alla ribalta Greta T: il suo ecologismo radicale sembra perfetto per far sintesi dei tentativi abortiti precedenti, ed essere esportabile anche al di fuori dell’Occidente.

Il messaggio di Greta in estrema sintesi è: i potenti e i grandi hanno portato al collasso climatico il mondo, è necessaria una conversione collettiva di tutta l’umanità per salvare il pianeta, questa conversione dev’essere tanto individuale (veganesimo, viaggiare meno, ecc) quanto sistemica (abbandono combustibili fossili, ecc). Il messaggio di Greta è una sintesi tanto dei sovranismi quanto dei diritti umani e del politicamente corretto, vediamo il perché.

Dal sovranismo si recupera l’idea del popolo (qui rappresentato dai giovani) contro le élite e l’idea che il potere politico non sia solo legittimato, ma abbia il dovere di porre limiti ed intervenire nella sfera economica.

Dal politicamente corretto e dai diritti umani si recupera l’idea della validità universale della proposta etico-politica, l’idea che l’umanità è una e debba intervenire unita contro l’ingiustizia globale, la spinta ad elaborare nuovi diritti e nuovi doveri verso la parte non riconosciuta e maltrattata del mondo (la Natura).

Come si evince facilmente da questa sintesi, Greta riesce a fondere il meglio di entrambe le grandi correnti politico-religiose degli ultimi 30 anni, facendole coesistere in un messaggio elaborato per convincere potenzialmente tutti. Questa sintesi super-partes è garantita dal continuo richiamo agli “scienziati” (che hanno individuato il problema) e alla “Scienza” (che ha le risposte al problema)… su questo Greta insiste continuamente, e lo deve fare: lei non esprime un opinione, non è la portavoce di una fazione, lei esprime una verità certificata e oggettiva valida per l’intera umanità. Fin qui tutto perfetto si dirà, e in effetti lo è.

Criticare Greta T non ha senso: il suo messaggio apocalittico di giovane senza colpa/peccato per le condizioni del pianeta non è attaccabile.

La conversione da lei richiesta non è a una fazione politica o ad una filosofia politica, ma è l’unico modo per permettere la sopravvivenza dell’intera umanità.

Questa è per me la debolezza insita nella sua figura e nel suo messaggio: proporre con toni profetici il cambiamento sistemico dell’intera economia mondiale e la conversione individuale ad un regime ascetico (il veganesimo), è un’ambizione e uno sforzo enorme, la cui promessa di ricompensa è la mera sopravvivenza.

Se Greta avesse ragione, e il suo messaggio riuscisse veramente a diventare la religione laica dell’Occidente (e poi del mondo) non ci sarebbe alcuna fine della storia, Paradiso o società meno ingiusta verso l’uomo, semplicemente potremo continuare a vivere mangiando un po’ meno e un po’ meglio e con meno malattie.

Siamo così privi di fede e senza fiducia nelle utopie, da aver generato una giovane profetessa la cui unica promessa è la mera sopravvivenza fisica.

L’Occidente ormai persino quando immagina un sogno, riesce a pensare solo ad un incubo.

Federico Leo Renzi

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