EVVIVA LAURA PAUSINI!

EVVIVA LAURA PAUSINI!
(Bella ciao NON è un canto partigiano)
Bella ciao è una canzone popolare dalle origini piuttosto incerte, diventata famosa grazie al Festival dei Due Mondi di Spoleto e all’interpretazione di Giovanna Daffini, ma anche grazie agli spagnoli de “La casa di carta”.
Una hit universale di sinistra che ha contribuito a costruire il nostro immaginario sulla Resistenza.
Non la sentirete mai suonare a una convention di Forza Italia, a un convegno di Fratelli d’Italia o a una festa della Lega semplicemente perché è una canzone di sinistra.
È molto controverso il fatto che abbia fatto parte del repertorio partigiano, non mi pare esistano fonti attendibili che lo documentino e anche per questo motivo è comprensibilmente una canzone divisiva.
Ecco, se non sembrano più esistere differenze sostanziali tra destra e sinistra, tra Meloni e Letta, entrambi guerafondai, entrambi proni ai diktat di Washington, entrambi schiavi del capitalismo finanziario, entrambi incuranti degli squilibri socio-economici planetari sempre più inacettabili, facciamo almeno che le differenze di visione all’interno del nostro immaginario/repertorio culturale, simbolico e storico rimangano.
Io non voglio un mondo, come succede nella politica odierna, in cui tutte le differenze vengono meno, in cui ogni identità viene sacrificata sull’altare del politically correct, in cui ci si scandalizza perché Laura Pausini (!), in un rigurgito di dignità, si è rifiutata di cantare Bella ciao.
Battisti, Elvis, Johnny Hallyday, Iva Zanicchi ed Enrico Ruggeri, etc. sono di destra.
Guccini, Giovanna Marini, Bruce Springsteen e Joan Baez, etc. di sinistra.
Niente di più semplice e normale.
Si chiamano, appunto, differenze.
Mi sembra allora sacrosanto che una popstar che vota la Meloni preferisca non cantare un inno della sinistra e mi meraviglio che a indignarsi siano proprio i supposti avversari della destra e del (presunto) pericolo fascista.
A meno che la perdita totale di identità, di connotazione politica, di visione del mondo, che ormai riguarda evidentemente anche i nostri principali simboli storico-culturali, non faccia parte di un programma coscientemente perseguito.
Piero Tomaselli