Flub Lomax per muoversi oltre questo tempo

Ascolto l’ultimo brano di Flub “Free Will”, eccellenza delle produzioni nootempo, artista da leggere su scala internazionale che paga il dazio d’essere una produzione indy.
Artisti come Flub in questo scenario artistico e culturale isolano estremamente provinciale, pagano un dazio altissimo non solo per essere prodotti da un’etichetta indy, ma anche di non cantare in limba.
Argomento poco approfondito, quello di quanto e come la scena indy isolana pare essere costretta, a cantare in limba per una questione d’appartenenza identitaria, questione d’appartenenza che diventa limite in contesti extraisolani, non è certo un caso che i prodotti indy isolani si fermano puntualmente ai confini dell’isola se non quando sono sostenuti e sdoganati da comunità isolane che vivono altrove, le sue traiettorie di ricerca prive di confini lo rendono un prodotto scomodo perché troppo elevato.
Flub abbatte confini e zone rosse, l’inglese è la lingua che usano Russi, Arabi e Cinesi per mercanteggiare, e questo suo internazionalismo è un prezzo che nell’isola lo rende esclusivo, il suo vizio capitale è quello di non essere folk.
Fuori dall’isola paga il confrontarsi con prodotti imposti dalle grosse major ed etichette di distribuzione internazionale.
La sua musica fa viaggiare, che viva a Liverpool piuttosto che a Sassari non conta nulla, è un artista di rottura che svecchia millenni di cultura di genere.
L’unica cosa che potrei accostare a Flub è la musica elettronica di Nicola Agus, artisti che raccontano il viaggio cosmico della dimensione dell’umano a prescindere da dove operino, vivono e lavorano. La musica di Flub è musica che conquista spazio, una finestra aperta sull’infinto cosmico.
Flub vive quotidianamente in una scena multietnica e priva di confini culturali e spaziali, musica diffusiva e intrusiva nel contempo, s’introduce attraverso lo spazio nelle nostre risonanze interiori cognitive.
Qualità immensa che ci traina oltre noi stessi, oltre anche la pessima musica che c’impone il mercato, è musica priva di target imposti che può arrivare comunque e dovunque, e in quest’isola da millenni disattenta rispetto alla qualità dei suoi artisti, chi tutela un artista di tanto spessore?
Flub espia la colpa di vivere non il secolo breve ma un secolo istantaneo, il secolo di Chiara Ferragni e Banksy che determinano il mercato dal loro profilo instagram, dove non si sa neanche riconoscere la qualità, ci si allinea al conformismo.
L’istantaneità ci ha tolto qualità, e Flub ci restituisce la qualità del tempo, ci fa ascoltare il tempo facendoci entrare dentro il tempo, se questa non è qualità io sono fuori da questo tempo, dite che è vero?
Almeno così ho una percezione del tempo che si stratifica sulla memoria senza annientarla.
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