FUORI DAI SOCIAL NON C’E’ VITA MEDIATICA

IL FALLIMENTO DEL BLOG DI TRUMP: FUORI DAI SOCIAL NON C’E’ PIU’ VITA MEDIATICA

Il 2 Giugno Donald Trump ha chiuso il blog inaugurato appena un mese prima.
Ciò che ci interessa qui non è la figura o le idee politiche del magnate (fallito), ma ragionare su come un personaggio con la sua visibilità fuori dai grandi social (Facebook, Twitter, Instagram) cada nell’irrilevanza.
Il blog partito con 159.000 interazioni il giorno dell’inaugurazione, il secondo giorno calava già a 30.000, per poi assestarsi su una media di 15.000 i giorni successivi.
Una disfatta epica per chi era abituato a milioni di fan adoranti e altrettanti milioni di haters.
Il materiale pubblicato dall’ex presidente statunitense sul suo blog è identico a quello che pubblicava su Facebook e Twitter prima che le piattaforme lo bannassero. Il problema quindi non è nei contenuti pubblicati, ma nella piattaforma su cui sono pubblicati.
Il blog permetteva la condivisione dei propri contenuti su Fb e Twitter, ma per farlo l’utente prima doveva collegarsi al blog, leggere il materiale, poi condividerlo sulle altre piattaforme, questo significava allungare di qualche click il percorso per poter leggere i contenuti di Trump,
allungamento che persino la base dei suoi fan hardcore ha ritenuto troppo sfiancante.

E qui veniamo al punto della questione:

fuori da Facebook, Twitter ed Instagram non c’è più vita mediatica.

Questo perché l’utente è abituato alla fruizione passiva dei contenuti selezionati dall’algoritmo per lui e fatti scorrere nella home.
Questo meccanismo di lasciar selezionare alle piattaforme ciò che ci dovrebbe interessare, è diventato talmente pervarsivo da diventare un automatismo psichico, da cui non riusciamo più ad uscire.
Le conseguenze politiche di questa abitudine psichica sono enormi.
Di fatto se una qualche opinione, posizione politica/sociale/culturale, movimento, ecc per un qualsiasi motivo è sgradita ai colossi social americani, basta che sia penalizzata dall’algoritmo per scomparire.
La censura vera e propria è ormai obsoleta: basta evitare che contenuti “divisivi” non compaiano nelle nostre home per renderli invisibili.
L’altra conseguenza è l’impossibilità di immaginare la creazione di un altro social basato su altre regole, un altro modello economico, un’altra forma di organizzazione della visibilità dei contenuti.
Non esistono altri social che questi, non esistono altre regole dell’esperienza social che quelle decise dai colossi statunitensi.
Interessante anche notare come persino i fanatici di Trump, che fino all’altro ieri coltivavano sogni di golpe e guerra civile, sparito il loro leader dai grandi social si siano disinteressati al suo destino.
L’idea di dover clickare due volte in più sul proprio schermo per alimentare il loro sogno di rivoluzione li ha fatti propendere per l’abbandono del sogno.
Se questo è accaduto all’ex presidente della nazione più potente del mondo, che generava odi e amori in milioni di persone in patria e all’estero, che cosa può accadere a giornalisti, politici, pensatori non mainstream di piccole e insignificanti nazioni come l’Italia, la Spagna o la Turchia?