Gennaro Cilento è pubblico interesse!

Il lavoro di Gennaro Cilento è per i contenuti che veicola, e per l’alta qualità pittorica, lavoro e ricerca artistica di pubblico interesse storico.
Pubblico interesse che bisognerà sempre considerare, a prescindere dai privati che l’hanno o avranno in custodia (perché ereditato, acquisito, comperato o avuto in dono).

Chi ha in custodia, un qualche frammento, della preziosa ricerca artistica di Gennaro Cilento, ha in custodia un bene del quale può fruire in privato, ma che è di pubblico interesse; una cosa è il valore immateriale o economico di un bene culturale, altra cosa è avere un patrimonio culturale che ha una “funzione sociale”, questo è nell’articolo 42 della Costituzione, che condiziona il riconoscimento della proprietà privata, dinanzi a un artista di tale e innegabile spessore, all’esercizio di una pubblica funzione.

Questo nel nome di come la Costituzione, dal punto di vista della fruizione di un artista una volta scomparso, fondata sul pubblico come valore sovrano.
Il patrimonio artistico, è il luogo del diritto della persona.
La produzione, la ricerca, quello che Gennaro ci lascia, è simbolo di una intera generazione di addetti ai lavori, un tracciato di contenuti che si muovono nella direzione dell’uguaglianza democratica di ricerche artistiche e culturali dinanzi all’appiattimento del mercato privato; un tracciato di storia e di ricerca che va consegnato al pubblico e che non si può espropriare.

“Il patrimonio artistico, è il luogo del diritto della persona. La produzione, la ricerca, quello che Gennaro ci lascia, è simbolo di una intera generazione di addetti ai lavori, un tracciato di contenuti che si muovono nella direzione dell’uguaglianza democratica di ricerche artistiche e culturali dinanzi all’appiattimento del mercato privato; un tracciato di storia e di ricerca che va consegnato al pubblico e che non si può espropriare.”

Il lavoro, la vita e la ricerca artistica di Gennaro, pone questioni serie a tutta la sua generazioni d’artisti, bisogna ragionare lucidamente e collettivamente sul se tradire o meno un progetto di ricerca individuale e collettivo, che comunque sia, resterà come monito per tutti.
Non si può rinunciare ad aprire le porte del suo alchilico paradiso percettivo e cognitivo.

Rinunciare a non divulgare la sua storia, la sua formazione, la ricerca pittorica, vuole dire estromettere dalla pubblica conoscenza un’esperienza storica e generazionale unica e irripetibile.

La questione simbolica, che scoperchia, la prematura scomparsa di Gennaro Cilento, in una realtà popolare, folklorica e provincialmente Accademica, come quella Napoletana, è che tipo di sistema dell’arte si sta rappresentando a Napoli in questo scorcio di millennio?

In gioco, dinanzi alla storia, non c’è soltanto il suo lavoro come patrimonio (una ricerca pittorica di tale portata storica e di contenuto generazionale come la sua, non si può e non si deve ridurre a prodotto-feticcio), ma la libertà, la giustizia e l’uguaglianza del pubblico e delle pubbliche istituzioni all’interno di un feroce sistema di mercato che appiattisce e fagocita tutto, riducendo la cultura a industria culturale da cartolina.
Un sistema artistico e culturale, che affida una ricerca come quella di Gennaro Cilento, a giochi e strategie da mercato rionale, è non libero, è ingiusto e palesemente promotore di diseguaglianze di valore simbolico economico giustificate dal nulla alimentato dal niente.
Se le istituzioni elevano muri e trincee, e nel nome del privato derubricano il reale valore storico, culturale e generazionale di una ricerca artistica come quella di Gennaro, studieremo (lo stiamo già facendo) come tutelarlo dinanzi alla storia, non farlo sarebbe condannare al suicidio e all’oblio tutta la Napoli degli anni Novanta e i suoi fermenti e movimenti, vorrebbe dire farlo decedere una seconda volta.

Tutelare la produzione e il lavoro di Gennaro Cilento, vuole dire dare valore al progetto Costituzionale, che a chiare lettere tutela storie come le sue.

Davanti a un certo imbarazzante silenzio istituzionale, l’istituzione dobbiamo essere noi, compagni e compagne di percorso generazionale e d’autodeterminazione identitaria e storica, dobbiamo necessariamente agire di conseguenze.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail