GIANMARIA, SEMPLICEMENTE

GIANMARIA, SEMPLICEMENTE 

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Ho ricordi bellissimi. Di una purezza senza tempo.

Ma mai copriranno il dispiacere e il dolore di questo addio.
C’è un poster, uno solo, in camera mia. È la locandina del tuo primo concerto a Bortigiadas.

Era il 10 settembre del 2000, ed era il tuo primo concerto in Sardegna per te che militare ti avevano “sbattuto in Sardegna” e dove imparasti ad amarla, questa terra.

Si chiamava Deragliamenti, la rassegna.

Ed era anche per te il titolo, per le donne nelle stazioni e tutto quanto.

Mi ricordo quel primo incontro, la bevuta al bar del paese, la tua curiosità per tutto: per la vita, per le cose.
Ricordo il concerto, le canzoni; la severità di Paola, il canto in piazza dove, finito il concerto, finisti a cantare una tasgja con il Coro Gabriel.

E ancora la curiosità per quel canto, per le parole.
Ti ricordo l’anno dopo, davanti al mare di Nora dove ti raggiungemmo per un altro concerto e ti donammo il vino, come si fa nell’Amicizia.
Poi tornasti nel 2010.

E il tuo ricordo di Pasolini e De Andrè.

Dicesti che non c’erano più poeti.

Mentivi: c’eri tu, quella notte.

Ricordo le prove, andammo a cenare insieme con Paola e Nicola piccolissimo.

Parlammo dei pastori, del prezzo del latte.

Era la curiosità per la rivolta, la fame per la giustizia. T

i dovevo procurare le piante per la tua casa davanti al mare.

Sarebbe stata bella una sughera storta, davanti al mare.

O un olivastro.

Chissà se hai fatto in tempo, poi, a piantarla.

Ti ricordo ancora, nella confusione di Berchidda al Time in Jazz.

Un abbraccio veloce, ed è l’ultima volta che ti vidi e ti parlai.
Poi ho saputo della malattia.

E ho sperato. In silenzio.

Chè parole buone non ce ne sono quando il cielo si fa scuro e traiettorie di mongolfiere non se ne vedono più.

Seguivo dalle parole scritte di Paola; da una certa speranza, da molta angoscia.
Poi oggi ho saputo.

Te ne sei andato.
Leggero, lieve.
Verso altri cieli.

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Sai, Gianmaria, che mi hai fatto piangere?
[E]

 

 

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