GIORNALISTI, FASCISTI, (e dintorni)

GIORNALISTI, FASCISTI, (e dintorni)

Apprendo che la Magistratura chiede alla PS una relazione sul pestaggio dei giornalisti che stavano documentando la manifestazione fascista romana.
Chiamatemi polemico o come cavolo vi pare, ma io pensavo che la PS fosse lì in forze a controllare gli squadristi!

Anzi, ero persino convinto che vigilassero, per conto della Magistratura, per accumulare ulteriori prove per la messa fuorilegge a norma costituzionale e legislativa del pattume fascista.

Comunque sia, la realtà dei fatti che si ricava dall’informazione giornalistico-televisiva è la seguente:
O la Magistratura non si è neanche posta il problema e pertanto non è per nulla scontata la relazione della PS (da lì la richiesta), oppure il problema se l’è posto per tempo, ma non si fida molto della precisione della PS, oppure ancora la PS in servizio d’ordine pubblico abitualmente fa come le pare, ma, dato lo “spessore” del problema contingente ne deve tener conto nella stesura della relazione, in ultimo, il problema non sono le squadracce che scorazzano dove gli pare, ma il fatto che hanno picchiato due giornalisti.

Adesso, per far contenti tutti basterebbe dire che questo accade perché al governo c’è Salvini con i penta stellati.

Sarebbe il modo migliore per mettere d’accordo tutti i musicisti, ma sarebbe solo mezza sinfonia quella che verrebbe suonata.

Lascerebbe fuori decenni di disinteresse (eufemismo) verso le organizzazioni fasciste del paese e soprattutto permetterebbe agli autori quel che accade, cioè di fingere un’indignazione raccapricciante nella sua falsità.
Pensate all’uso civettuolo che ha fatto un ministro della Repubblica di nome Minniti, del “lavoro” svolto alla scrivania di Mussolini e all’uso razziale che ha fatto delle leggi e degli accordi internazionali per colpire poveri e migranti.
Solo per capirci, sto parlando del daspo urbano e degli accordi assassini con la Libia, per esempio.

Nel campo antifascista serve un’operazione d’onestà, non fosse altro per capire come, le stesse persone che un paio d’anni fa volevano fare sfracello anche formale della Costituzione e nello stesso tempo, non solo si guardavano bene dal porre la questione del fascismo fuorilegge, ma ansimavano di piacere alle misure liberticide varate dal loro stesso governo, possano oggi definirsi antifasciste.

Un esercito che considera normale l’infiltrazione del nemico nelle proprie file e addirittura esulta per la sua presenza, ha di fronte a sé tre possibilità, il suicidio consapevole o il passaggio in blocco nelle file del nemico.

La terza?

Epurarsi, collocando gli infiltrati nella loro naturale posizione, accanto agli altri nemici come Salvini, Di Maio, ecc.

Io scelgo la terza.

G Angelo Billia

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