Giovanna Pilloni: Iglesias orfana dell’Accademia (mai nata) di Cagliari.

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“Il Liceo Artistico Remo Branca avrebbe avuto maggiore “utilità e significato” non solo artistico, se a Cagliari fosse nata l’Accademia delle Belle Arti come naturale e conseguente percorso di studi e crescita anche del territorio e penso che la mancanza dell’Accademia a Cagliari sia in qualche modo motivo di frustrazione per chi ha frequentato il Liceo Artistico e per motivi economici non ha potuto spostarsi a Sassari o altrove e volente o nolente si è dovuto adattare a lavoretti saltuari e mal retribuiti oppure ha optato per l’emigrazione.”

Giovanna Pilloni: Iglesias è orfana dell’Accademia (mai nata) di Cagliari.

Giovanna vorrei fare con te dei ragionamenti su come ad Iglesias stia cambiando il rapporto di consapevolezza nei confronti dei linguaggi dell’arte in questo secolo.

Perché qualcosa è cambiato da quando è nato il Liceo Artistico d’Iglesias, o mi sbaglio?

Si, in effetti qualcosa è cambiato da quando è nato il Liceo Artistico Remo Branca ad Iglesias, se non altro all’interno delle famiglie che hanno avuto le figlie ed i figli frequentanti quella scuola, ed anche all’esterno c’è un discreto movimento di idee e persone che svolgono attività artistiche di vario genere, incluse attività musicali e teatrali che hanno avuto maggiore respiro potendo usufruire del teatro Electra come spazio dentro cui esibirsi.

Annualmente viene anche svolta una rassegna cinematografica con una selezione abbastanza qualitativa di film che analizzano altre realtà ed inducono alla riflessione ed al dibattito sociale, ohi ohi che dolore, ci sono state serate in cui in sala si potevano contare si e no 15 persone e questo la dice lunga sulla sensibilità paesana verso i linguaggi dell’arte. In questi ultimi anni abbiamo potuto godere dei simposi di scultura, ma le sole manifestazioni di questo genere non sono sufficienti a “destare” chi ha scelto di dormire, vero è che quà la popolazione e sempre ben disposta quando si tratta delle processioni pasquali e di ferragosto, poi tutto è quiete.

C’è un discreto numero di associazioni che si dedicano ad attività artistiche e letterarie : ciascuna nel suo orticello ben delimitato e assai raramente interagendo l’una con l’altra a parte qualche sporadica occasione.

Io personalmente penso che il Liceo Artistico Remo Branca avrebbe avuto maggiore “utilità e significato” non solo artistico, se a Cagliari fosse nata l’Accademia delle Belle Arti come naturale e conseguente percorso di studi e crescita anche del territorio e penso che la mancanza dell’Accademia a Cagliari sia in qualche modo motivo di frustrazione per chi ha frequentato il Liceo Artistico e per motivi economici non ha potuto spostarsi a Sassari o altrove e volente o nolente si è dovuto adattare a lavoretti saltuari e mal retribuiti oppure ha optato per l’emigrazione.

E’ vero però che c’è un gran fiorire di “individualità” non sempre interessate a divulgare i linguaggi dell’arte contemporanea, quanto piuttosto avendo come obiettivo quello di entrare a far parte del mercato dell’arte e del sistema dell’arte e le persone che vengono coinvolte in tali manifestazioni di linguaggio artistico, assai spesso sono solo numeri necessari per chi vuole rendersi visibile, riconosciuto all’esterno e possibilmente partecipare alla Biennale di Venezia ( o quant’altro) che è un pò come il Festival di San Remo: ” tutte e tutti ne dicone peste e corna però vi vogliono partecipare pur di entrare a far parte di quello stretto giro, dove le conoscenze e gli aggangi, fanno molto di più del talento artistico, tolte poche eccezioni!”

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“Mentre prima c’erano i mecenati a finanziare l’artista, adesso l’artista ha da essere anche “imprenditore di se stesso” e quindi pianifica la sua carriera a tavolino, come qualsiasi altra carriera scegliendo accuratamente (se può) di fare una mossa piuttosto che un’altra e la prima mossa è certamente quella di scegliere il maggior numero di contatti “utili” per i suoi scopi, ed il globale travalica la tradizione ed il folklore, se non altro perché offre più vasti orizzonti e maggiori opportunità di confronti.”

Quanto e come innovazione interconnessa globale e tradizione e folk locale si relazionano e convivono nutrendosi a vicenda, per determinare nell’iglesiente un comune linguaggio artistico contemporaneo?

Può esistere un sentire comune nei confronti dei linguaggi dell’arte contemporanea?

Se per innovazione ed interconnessione vogliamo intendere i mezzi tecnologici, credo che nessun artista sia più nella condizione di poter scegliere di farne a meno perché quello è il linguaggio preponderante del presente, e la conoscenza ed utilizzo di tale linguaggio è la via più rapida per la scalata.

Mentre prima c’erano i mecenati a finanziare l’artista, adesso l’artista ha da essere anche “imprenditore di se stesso” e quindi pianifica la sua carriera a tavolino, come qualsiasi altra carriera scegliendo accuratamente (se può) di fare una mossa piuttosto che un’altra e la prima mossa è certamente quella di scegliere il maggior numero di contatti “utili” per i suoi scopi, ed il globale travalica la tradizione ed il folklore, se non altro perché offre più vasti orizzonti e maggiori opportunità di confronti.

Non so se esiste un sentire comune riguardo l’arte contemporanea: c’è chi inorridisce e chi si esalta, chi si da da fare per cambiare le cose e chi si da da fare per mantenerle tali e quali in nome di un folklore e di una tradizione che è fine a se stessa o si bea nel tramutarsi in spettacolo per attirare folle e turisti .

No, mi dispiace ma non mi pare esista un sentire comune nei confronti dell’arte contemporanea, anzi mi pare proprio che alla gente poco importa di questo sentire e non senta affatto il desiderio di farsene importare!!!

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“Non so se esiste un sentire comune riguardo l’arte contemporanea: c’è chi inorridisce e chi si esalta, chi si da da fare per cambiare le cose e chi si da da fare per mantenerle tali e quali in nome di un folklore e di una tradizione che è fine a se stessa o si bea nel tramutarsi in spettacolo per attirare folle e turisti.”

Quanto della tua identità artistica, creativa e poetica e da relazionare all’ambiente e la cultura iglesiente?

Io non ho ancora capito se l’identità dell’artista è definita dall’arte che crea o se viceversa è l’arte che crea  l’identità dell’artista, oppure entrambe le cose.

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