Gli immigrati ci rompono i coglioni

Gli esseri umani stanno migrando: a milioni, a piedi, nei container di camion afosi o su barconi fatiscenti.

Scappano dalla guerra, dallo stupro di massa, dal genocidio, ma anche dalla miseria, dallo sfruttamento, da una vita da schiavi senza speranza, in cerca di un eldorado colorato che televisioni e cinema dipingono come il paradiso.

E quando arrivano qui, quelli che non crepano per strada, trovano solo un altro sfruttamento, altro odio, altra rabbia ad aspettarli.

E ci rompono i coglioni.

Con il loro non sapere la lingua e ripetere frasi stentate, con il loro tentare di farci sentire in colpa e lasciargli la monetina nel carrello della spesa, con il loro rubacchiare quando possono e diventare molesti quando bevono, con la loro puzza, perché magari non hanno nemmeno un posto dove lavarsi, che lo vogliano fare o no.

E se non trovano lavoro, se non possono trovare lavoro a meno di accettare di fare da schiavi raccogliendo frutta fino a crepare di caldo e sete e finire sepolti lì a fianco o, se hanno la sfortuna di esser nate femmine, diventare schiave sessuali dei caporali di turno e dei loro amici di passaggio, ecco che magari iniziano a vendere merce contraffatta, e poi magari droga, e poi diventano criminali di prima scelta che ci entrano in casa a violentare mogli e figlie e quindi li odiamo.

Ma questo è solo la parte finale del grande gioco della multinazionale che trova dei minerali nel sottosuolo del Congo e finanzia un gruppo di teste di cazzo che coi soldi compera armi (fabbricate qui nel belpaese e passate dall’Arabia Saudita) e con quelle (nostre) armi uccide mariti, violenta mogli e figlie e schiavizza figli per fargli scavare a mani nude il Coltan nelle miniere del Congo e poi venderlo alle multinazionali che lo usano per costruire i cellulari che state usando per leggere questo post e mettere il like.

Allora, ecco, il punto non è “rimandarli a casa loro”, è *riscrivere le regole del gioco*, perché con queste regole, perdiamo tutti quanti.

Tutti quanti, tranne ovviamente quei quattro stronzi megagalattici che siedono nel consiglio di amministrazione o in quello dei soci di maggioranza di qualche multinazionale.

Fidatevi: a casa loro non entra nessun immigrato.

Le loro mogli non vengono violentate né da bande armate in Congo né da clandestini incattiviti in Brianza.

Sfoggiano anelli di diamante in piscine private con guardie private alla porta, magari mettendo anche un like a qualche post su quanto terribile sia la piaga dell’immigrazione.

E, ovviamente, fanno beneficenza: per migliorare il mondo.

Stefano Re

www.stefano.re

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