GOVERNO QUA, GOVERNO LA’, IL GOVERNO DEI…

GOVERNO QUA, GOVERNO LA’, IL GOVERNO DEI…

a) Non sei l’ombelico del mondo, chi non è d’accordo con te può anche avere ragione;
b) Se hai commesso un errore devi essere talmente onesto da riconoscerlo, anche pubblicamente;
c) Non esiste chi non commette errori; l’importante è che si tratti di errori in buona fede, sempre;
d) Rimani fedele alla parola data costi quel che costi;
e) Non favoleggiare per coprire le responsabilità che non hai saputo adempiere;
f) Non metterti mai in condizione d’essere ricattabile, né per questioni economiche, né tanto meno per questioni morali;
g) Non è necessario essere simpatico, l’importante è essere onesto;
h) Non chiedere ad altri di fare ciò che tu stesso non saresti disposto a fare;
i) Non perdere mai la dignità, vale più della tua stessa vita.
Chiarisco che questi concetti, oltre ad essere quelli che hanno guidato la mia vita, sono anche gli stessi che uso per esprimere giudizi sulle personalità politiche e sulla loro affidabilità.
Per questo, sulla base di una valutazione senz’altro di parte, la mia, osservando il teatrino indegno del “nuovo” Parlamento e rapportandolo al cianciare programmatico pre elettorale, non mi faccio problemi a considerare il loro operato come uno dei tanti imbrogli ampiamente compresi nel significato corrente del termine “democrazia”.
Cercando di dare un po’ d’ordine a queste considerazioni:
Le promesse elettorali non valgono, sia per chi ha perso le elezioni, sia per chi ha ritenuto d’averle vinte.

il Capo dello Stato, anziché prendere atto della situazione reale determinata dal voto, s’affanna a dimostrare che il governo ci vuole , a prescindere.

Come dire che, anche se l’elettorato ha fatto una scelta, poi tocca a chi ne capisce di più mettere le cose a posto. Questa è democrazia?
I vincitori, che non hanno vinto niente, si accodano nella corsa per dimostrare che, se anche l’elettorato ha sbagliato, le contingenze attuali (già presenti prima) impongono stravolgimenti delle promesse su cui si è votato pur di sedere a Palazzo Chigi.

Allora che si è votato a fare?

I perdenti fanno gli sdegnosi per aggiungere, ai decantati progressi inventati, qualche ulteriore carico da novanta di balle nella convinzione che l’imbroglio premia sempre.

E’ questo il rispetto degli elettori?
Per dirla tutta, penso che il sistema elettorale proporzionale sia valido, se nessuno, prendendo a pretesto i risultati ottenuti per dar vita al governo, si rimangia le promesse fatte agli elettori.

La governabilità non è un valore in sé e nessuno in nome di essa può stravolgere i presupposti politici sulla base dei quali ha ricevuto il voto. Per essere ancora più chiaro, se è vero che il parlamentare non può essere condizionato, è anche vero che chi si rimangia tutto per governare possiede l’onestà di uno sgabello rotto.
In democrazia se non ci sono i numeri per il governo si ritorna a votare, nessuno si può considerare investito del diritto di “aggiustare” ciò che è emerso dalle urne.
Sono alcune delle ragioni che mi fanno definire il sistema politico attuale una finzione dolosa, con buona pace della stessa dignità di chi lo compone.

G Angelo Billia

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