Grande Fratello, Luigi Di Maio e l’Accademia di Cagliari

 

L’artista è sempre dipeso dal media del suo linguaggio, almeno quanto è dipeso dal suo corpo; oggi si trova ad operare in un globo interconnesso, sempre più dipendente dai media linguistici dell’arte.

La realtà contemporanea è tutta multimediale e multifunzionale, provate a ragionare su cosa abbia fatto diventare la Scultura in pietra come portatrice di memoria, l’artista Asseminese Salvatore Carlo Laconi III.

In questo mondo multifunzionale c’è qualche effetto collaterale, le immagini ridondano e la forza virale delle immagini sintetizza e semplifica la realtà, ma è proprio attraverso le immagini, che dovrebbe passare la complessità della realtà, perché se non ci fossero i linguaggi dell’arte a intermediare la cognizione di causa della realtà, la realtà scompare.

Questo millennio è perverso, troppa è la comunicazione mediale che somministra immagini e icone, che si fondono e disorientano.

Ci si muove considerando le immagini come fossero dei segnali stradali, questo avviene d’istinto, per chi non sa gestire e muoversi nel complesso campo d’azione della comunicazione artistica.

Pensate a come, da Grande Fratello al Movimento Cinque Stelle, sia divenuto semplicissimo, per l’uomo qualunque, divenire una divinità artificiale in un mondo reale.

I media di massa, sono la strada dell’olimpo per la mediocrità, consegnano alla vita (e all’arte) il suo feticcio, attraverso la semplificazione della propria immagine riflessa come distante dalla propria realtà.

Media di massa e tecnologia di massa, lavorano nella stessa direzione e in questa trascinano l’artista, che privo del bunker di una formazione di ricerca Accademica, appare impossibilitato a muoversi contro corrente, quella di un mercato generale planetario piatto e omologato, bidimensionale e privo della dimensione della profondità del tempo e della storia.

Oggi è impossibile pensare alla figura dell’artista sconnessa dai media, media integrati e media di massa, sono oramai dei commensali, dei coinquilini, un condominio dell’umanità, un immenso reality show dove la nostra realtà è televisiva e spettacolarizzata in tutta la sua banalità.

La grande illusione, è quella d’essere attori e spettatori del mondo, in Italia più che mai la politica la si è semplificata e ridotta a spettacolo, dalle dirette via social network alle dirette televisive il messaggio è unificato, con la stampa giornalistica che insegue.

Cosa c’è a monte di tutto questo iper mercato del linguaggio e dei suoi media?

Un prodotto da vendere e consumare!

Grande Fratello, i Social Network e il Movimento Cinque Stelle, hanno in comune l’incarnare l’ideologia estrema del consumismo, la fusione del venditore e del compratore che si moltiplica all’infinito!

Il prodotto non è gratis, il prodotto sei tu, con l’ambizione che ti vuole politico o artista senza dedizione e sacrificio.

Il pubblico vota sempre da casa, vota on line, sgancia i mi piace e decide di seguirti, lo fa perché ti sente un individuo qualunque e non un artista o un politico, d’avere a che fare con l’esperto del settore, oramai non frega a nessuno!

Il media e i media, svuotano l’umanità insita nei linguaggi dell’arte e la consumano, la comunicano senza considerare che possa esistere sul serio.

Nella comunicazione del Grande Fratello, nell’estetica di comunicazione del Movimento Cinque Stelle, come gli artisti che si promuovono e formano via social network, il vero oggetto d’interesse è se stessi; attrae Grande Fratello, attrae il M5S, attrae l’artista affermato della porta accanto, perché riflettiamo noi stessi.

Ascoltiamo un programma di governo, ascoltiamo Luigi Di Maio che dice che alle parlamentarie tutti i cittadini (anche i non iscritti al portale) sono candidabili, e di fatto siamo nel casting, siamo finiti dentro, il pubblico, l’elettore e il politico sono la stessa cosa, lo stesso oggetto di consumo.

Impegno, formazione politica, studio, formazione artistica e Accademica, diventa nello spazio della diretta facebook, niente d’eroico, siamo rappresentati da noi stessi, guardiamo noi stessi, consumiamo noi stessi e tutto si ferma a noi stessi che ipocritamente inneggiamo al bene comune, questo vuole dire stasi politica, artistica, culturale ed economica.

In questa guerra quotidiana di segni contro segni, servirebbe o no a Cagliari, un bunker Accademia dal quale organizzare una resistenza artistica che sappia fare fronte a tutto questo?

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