Grillo e l’amore mai consumato

Grillo e l’amore mai consumato

 

Ogni tanto, per distendermi e cambiare argomento, tento anche io di fare qualche analisi politica (chi oggi non le fa?), e rifletto non su Salvini, in questi giorni è argomento scontato, invasivo e divisivo, ha curato i suoi interessi politici capitalizzandoli, da mesi la stampa di centro destra nazionale l’invita con forza a fare cadere il governo Lega Cinquestelle, per cui nulla d’inatteso dalle sue parti e nella sua area politica di movimento.

M’interessa in chiave di comunicazione quanto sta avvenendo nel M5S in queste ore.
Nell’ambito del Movimento Cinque Stelle non ho mai nascosto di non avere mai amato il taglio del “capo politico”, ex candidato premier, Luigi Di Maio, tra X-Factor, Grande Fratello, giustizialismo e destra sociale (che per un movimento che nasceva non di destra e neanche di sinistra è stata una condanna, se sposi le politiche liberali di centro destra che in Europa vedono sedere al governo Pd e FI, evidentemente dal punto di vista elettorale collassi anche in Italia, non basta simulare una dialettica interna, con Fico con il pugno chiuso e Di Battista che su “Il Fatto” riscrive i testi del sub comandante Marcos d’inizio millennio a giocare a fare il Movimento Sociale antagonista di sinistra, non bastano neanche democratiche votazioni on line su un portale a origine controllata e bannata, per convincere un elettorato, ben più ampio, che un’applicazione sia più democratica di un sistema democratico).
L’oggetto della mia riflessione è in questa fase il “gioco” di comunicazione o se volete la strategia di marketing del M5S, spiazzato dalla possibilità delle urne elettorali, con striminziti obiettivi conseguiti sin ora (a Napoli in questo senso c’è un’interessante ed emblematica discussione virale, tra un Consigliere Regionale dei Verdi e un posteggiatore abusivo che ha conseguito il reddito di cittadinanza, su cosa voglia dire oggi legalità).
Movimento che avendo poche cartucce da sparare se non la parola data, e poi negata, di Salvini nel contratto di governo (in tal senso sarebbe da controbilanciare con le innumerevoli revisioni della comunicazione politica nelle scorse elezioni nazionali di Di Maio in cerca di consenso) che lo farebbe un piccolo uomo dinanzi una idea d’onestà e di etica manifesta dell’unico partito di cittadini onesti in Italia.
Chiaro che questo governo non sia caduto sulla questione della Tav e chiaro che la testa di Toninelli era una testa che non si poteva fare saltare perché avrebbe fatto esplodere una questione d’equilibri e gestione del potere nel M5S che sarebbe stato più spinoso da spiegare che la caduta del governo per il “movimento”.
Questo governo (Lega-M5S) è caduto perché privo di programma e incapace di concordare, rinegoziandolo dinanzi il proprio elettorato, un programma comune, il contratto di governo era chiaramente ingestibile e destinato a scontentare diversi portatori d’interesse.

Arrivato a questo punto il M5S come può salvare la baracca e non farsi annientare non solo da Salvini e dal PD (destinato non per sue capacità politiche a diventare la seconda forza politica del paese) ma anche da FDI?

Rispolverando Grillo, che dal suo blog detta la linea dall’esterno.Il ritorno di Grillo in campagna elettorale lo trovo il fatto politico interessante.

Il guru, l’artista, colui che ha determinato il movimento applicazione in tutte le sue attuali connessioni (da Casaleggio jr. a Travaglio, da Di BattIsta a Di Maio passando per Fico) detta la linea che subito Di Maio condivide via social network, e quale sarebbe la linea (paventata oggi da qualche quotidiano di destra)?
La linea sarebbe tentare un governo tecnico con il PD.
Adesso, seguitemi, perché questa è campagna elettorale:
Ricordate quando Grillo voleva candidarsi per le primarie del Pd per poi denunciare la pochezza democratica?
Era l’anticamera della nascita del M5S.Ricordate quando Grillo invocava un’alleanza (insieme a Travaglio con il PD) prima di formare l’attuale governo gialloverde?
Era l’anticamera della giustificazione del contratto di governo.Il Movimento non cambia strategia, passando per Beppe Grillo e il suo blog, invoca nuovamente i numeri di governo con il PD per un possibile governo tecnico, perché lo fa?
Per continuare a raccontare di non essere di destra e neanche di sinistra (cosa che in termini di consenso si è dimostrata tutto sommato essere vera, basta governare e fare gli interessi dei cittadini, purché siano la maggioranza elettorale), ma anche per potere (in questo clima già di campagna elettorale da social network) sparare a zero in un secondo momento non solo su Salvini e la Lega rei d’avere tradito il patto di governo, ma anche sul PD reo in un primo momento di non avere abbracciato mortalmente il M5S l’indomani della scorsa tornata elettorale (l’avesse fatto avrebbe consegnato al Movimento quello che restava in Italia di un elettorato che continuava a considerare il PD di sinistra per collocarsi alla sua sinistra sociale) e in seconda battuta in maniera irresponsabile rifiutando un’ipotesi di maggioranza tecnica, una volta caduto il governo, consegnando il paese ai “fascisti”.
Quello che accadrà?
Penso che anche questa volta il PD abbia capito il gioco di comunicazione (il solo Bersani ha la colpa “storica” di non averlo compreso per tempo) dell’applicazione al servizio dei cittadini e che le urne ormai siano inevitabili, ma magari mi sbaglio, non faccio il commentatore politico di professione, ma essendo fuori uscito a suo tempo da una patria Accademia di Belle Arti, mi diletto nella comprensione di semiotica della comunicazione, così tanto per dire quanto e come frequentare un’Accademia di Belle Arti possa aiutare a orientarsi anche in tempo di caos politico nazionale in armonica dissonanza con la fine delle ideologie novecentesche.

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