GUARDANDO AL FUTURO

GUARDANDO AL FUTURO

Ho ascoltato Renzi alla Direzione nazionale PD.

Che dire?

Che l’Italia che stava andando alla grande il giorno prima del referendum ha il 25% di povertà assoluta attuale o promessa?

Banale, talmente scontato che certamente non scuote chi ha inteso premiare col voto il leader minimo.
Parliamo allora del reiterato tentativo di costruire il partito della nazione da parte del silurato?

“Tutti devono pagare per le scelte governative, non solo il PD” (nella sostanza).
Per chi sa leggere il contenuto dell’eloquio immaginifico di Renzi senza soffermarsi sull’estetica formale, per capire è sufficiente interpretare uno dei sottintesi in esso contenuto: adesso, più di prima, è evidente che l’applicazione degli ordini della borghesia europea emanati dalla burocrazia di Bruxelles non può esserci, senza il concorso aperto delle forze politiche che la rappresentano con il PD.
A latere del “furioso” progetto renziano nell’ambito del quale emerge con rinnovato vigore la vocazione dell’uomo solo al comando, s’alza il pigolio della cosiddetta sinistra del PD, la stessa che ha votato tutto il votabile dello sciagurato legiferare di Monti, Letta, renzi e che per mero calcolo di potere si è schierata per il no referendario contraddicendo il proprio stesso operato.
Sorvolando sui pruriti di Salvini e Meloni, convinti che gli italiani abbiano la vista talmente corta da non vedere il loro nero totale, permane l’ambiguità di Berlusconi desideroso di presentarsi alle trattative come forza di governo, al pari del PD, dopo aver recuperato, però, il controllo sulle squadracce, da buttare sulla bilancia per chiedere il riscatto corrispondente. In poche parole rivendicando per sé parte delle “glorie” renziane.


Rimane il M5S, che dopo essersi battuto formalmente per la Costituzione, ipoteca pesantemente la propria credibilità rimangiandosi i giudizi d’incostituzionalità della legge elettorale, convinto di poter capitalizzare elettoralmente la maggioranza dei no a dispetto di questa ambiguità.


A prescindere dall’estrazione del coniglio dal cilindro di Mattarella, è evidente che nei prossimi mesi tornerà l’altalena dei condizionamenti “di mercato” che affiancherà, determinandone le decisioni, chiunque sia formalmente a gestire il governo. 


Tutto questo non sarebbe ineluttabile, se il fronte del no fosse dotato della capacità di munirsi di una sponda politica unitaria, che facesse perno sull’applicazione integrale della Costituzione.

Oltretutto ciò smaschererebbe i no di comodo insidiosi quanto i sì espressi.

G Angelo Billia

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