HUMANITY CIRCUS (Part two) di Michele Mereu

Testo critico di Ilaria Marongiu

ARRUBIU  ART GALLERY CAFE’ _ Oristano, Via Mazzini,88
dal 04 dicembre 2021

Michele Mereu interpreta lo spazio pittorico come un grande contenitore di plurimi significati nel quale inserisce figure di animali, oggetti, innesti umani, architetture industriali, beni di consumo, elementi naturali, segni gestuali prossimi all’astrazione.
Nella complessità degli accumuli di questi soggetti/oggetti, simili a discariche, si ergono bizzarri personaggi che colorano questi ambienti. L’ampio spazio da cui si attinge la visione è caratterizzato da una linea orizzontale talvolta occultata che segna il ritmo della narrazione e fornisce all’osservatore la direzione dello sguardo.
L’orizzonte è come matrice di un mondo prolifero che per partenogenesi si origina da sé prolungandosi nello spazio aereo e nello spazio terrestre nel quale si anima questa strana umanità che ricorda la dimensione circense giocosa e allo stesso tempo l’atmosfera sospesa del teatro dell’assurdo. Lo spazio spesso è interrotto dalla presenza incombente dei palazzi e delle costruzioni di periferia anonime e asettiche, oppure da nature morte post nucleari composte da grovigli materici e rimandi alle forme dell’anatomia umana e animale.
Periferie come spazi interstiziali o non-luoghi che esprimono un immaginario del presente dove le commistioni di elementi polisemici rivelano una condizione umana fortemente sensibile.
I soggetti rappresentati non si esprimono chiaramente, non si schierano, non giudicano, si mascherano, accettano la pluralità di ciò che c’è e di ciò che accade. Esseri oltre il tempo e lo spazio che abitano questa realtà distopica, ancora umani per le emozioni che spesso lasciano trasparire.
In questo scenario si riflette una società che vive la propria quotidianità, i soggetti spesso osservano noi fruitori come se fossimo dei visitatori alieni intenti ad osservare i loro recinti. Dagli sguardi emergono le contraddizioni del nostro tempo che fanno da specchio creando turbamento, scorci di umanità e spazi antropizzati diventano allegoria del nostro presente e prossimo futuro.
L’artista per la propria sperimentazione visiva si posiziona in una zona grigia dal quale gode di una vista privilegiata. Dal suo punto di osservazione e operatività fa emergere chiaramente l’esigenza di spingere l’osservatore alla riflessione sulla struttura dell’opera in funzione degli stimoli emozionali e razionali di rimando.
Lo slancio espressivo dei soggetti volutamente deformati e resi mutevoli, caratterizza lo svelamento più che il mascheramento dell’ interiorità degli stessi, lasciando fluire le forme che si concatenano le une alle altre fino a chiudersi in esperienze visive dense di significato.
Ilaria Marongiu

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