Casteddaius di Renato Figari, la nobile e antica arte della caricatura in mostra a Cagliari


C.  Renato, il pubblico cagliaritano ti adora, all’inaugurazione di “Casteddaius – Figure in caricatura di Renato Figari”, la tua ultima mostra, inaugurata lo scorso 5 luglio allo Spazio ex I.S.O.L.A. in Castello, le sale erano affollatissime. Ti sei fatto un’idea del perché il pubblico ami così tanto le tue caricature?

R. Troppo buona. Effettivamente all’inaugurazione son venuti tanti amici che mi vogliono bene ma anche tantissime persone incuriosite dalla novità di una mostra di caricature, fatto inusuale per l’ambiente artistico di Cagliari. E che stanno continuando numerose a venire a vedere la mostra con una affluenza media di circa trenta/quaranta visitatori al giorno, non solo cagliaritani ma anche turisti. Un successo. Oggi è il quinto giorno di apertura.

Le mie caricature sono state apprezzate – così mi dicono gli ospiti – perché sono belle, divertenti, garbate, per l’immediata riconoscibilità dei personaggi ritratti e per l’efficacia del disegno che mette in risalto la personalità e le vicende di ciascuno di essi.

C. Casteddaio si nasce o si diventa? Nella mostra ci sono tanti personaggi che non sono cagliaritani di origine, come Costantino Nivola, Rosanna Rossi, Franco Putzolu, Fernando Pilia,  l’elenco è lungo, ma che tu associ a un’idea di cagliaritanità, vuoi spiegarci il perché?

R. Casteddaio si nasce, non ci sono dubbi. E’ vero, ci sono molti “oriundi”, oltre a quelli da te citati mi piace ricordare anche Giovanni Lilliu, Gianfranco Zola, Renato Soru e Maria Lai; il motivo è semplice: si tratta di importanti personaggi sardi che attraverso le loro opere (si pensi alle sculture di Nivola esposte al Palazzo della Regione, a quelle di Maria Lai nell’Aula della facoltà di Giurisprudenza o all’exploit planetario della scoperta della reggia nuragica di Barumini o all’impresa di internet di Tiscali) o per aver vissuto o lavorato a Cagliari, hanno promosso la cultura, la storia e le tradizioni della nostra Isola nel mondo.

C. In alcune caricature alla tua vena umoristica si intreccia quella poetica, penso a Maria Lai circondata da gomitoli/palloncini colorati, si vede in filigrana il tuo affetto per lei, ma anche la tua anima da sognatore, che tieni gelosamente custodita ma che ti sfugge, ogni tanto.

R. Pertinente. Siamo tutti un po’ sognatori. Come dice il mio amico Gigi Marzullo “La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere”. Pensa che la mia prima mostra di caricature, dal titolo “Di segni e di sogni”, aveva come filo conduttore il sogno dei diversi personaggi ritratti. Anch’io avevo il mio sogno ed oggi, dopo questa bellissima esperienza, posso dire di averlo realizzato.

C. Come hai selezionato i tuoi personaggi? Cosa ti colpisce delle persone che poi decidi di ritrarre? 

R. In primo luogo deve essere “bello” da rendere in caricatura e poi deve essere “noto”; il resto va da sé. 

C.  Nella sua spassosissima presentazione, Giorgio Pellegrini fa a sua volta un ritratto del Casteddaio tipo, definendolo “sornione, godereccio, crastulo, e sorridente di quel sorriso sempre spigoloso di indifferenza”, ti riconosci in questa definizione?

R. Temo che il prof. Pellegrini nel dare questa definizione del Casteddaio si sia ispirato a me.

C. Questa risposta mi ha fatto morire dal ridere, non ci avevo pensato! Quando hai iniziato a disegnare? Ti immagino fin da bambino con la matita in mano a fare ritratti dei tuoi insegnanti, compagni di scuola, amiche di tua mamma… Hai un aneddoto da raccontarci?

R. E’ vero, ho iniziato da bambino ma, mi spiace deluderti, non ho mai ritratto né gli insegnanti, né i compagni e tantomeno le amiche di mamma.

Aneddoti ne avrei tantissimi (ho 59 anni, puoi immaginare quante storie da raccontare), ma mi piace ricordarne due. Il primo è questo: come sai Filippo Figari, il padre dell’Arte Sarda del 900, era il fratello di mio nonno (Renato, anch’egli abilissimo disegnatore) e la casa dei miei genitori, quella di nonno e il suo studio legale erano una mostra permanente delle opere di zio Filippetto. Io sono cresciuto avendo tutti i giorni davanti agli occhi i suoi quadri.

Quando andavo a trovarlo nonno mi incoraggiava a disegnare e aveva sempre per me un lapis (quello rosso/blu) e un album di fogli bianchi. “Tieni” mi diceva “copia quel disegno” indicandomi un quadro di zio Filippetto; io allora mi mettevo per terra e passavo ore a guardare e cercare di ricopiare quelle splendide opere. Quando nonno è morto (nel 1980) abbiamo trovato in uno dei suoi cassetti dello studio quell’album con i miei disegni che lui aveva gelosamente custodito per tanti anni.

L’altro invece è questo: intorno alla fine degli anni 60 alla TV venne proiettato il film dal titolo “Il tormento e l’’estasi” che narrava la storia di Michelangelo Buonarroti – interpretato da Charlton Heston (l’attore di Ben Hur) – alle prese con i lavori della cappella Sistina commissionati da Papa Giulio II – interpretato da Rex Harrison (l’attore di My fair Lady).

Rimasi talmente affascinato da quella vicenda e dalle immagini di Michelangelo sofferente sdraiato sui ponteggi della cappella per realizzare gli immortali affreschi, con le esalazioni degli ossidi dei colori e la sola luce della candela che gli danneggiavano la vista, che mi feci regalare da mio padre due scatole di pastelli a cera.

Alcuni giorni dopo presi una scala ed incominciai a disegnare e colorare sulla parete della nostra camera dei giochi, ad un’altezza di circa tre metri, dove i nostri genitori avevano autorizzato me e i miei fratelli a pasticciare.

Trascorsa una settimana erano conclusi due grandi murali: uno rappresentava la scena di “Adamo ed Eva” e l’altro “Mosè e le tavole dei dieci comandamenti”.

Purtroppo qualche anno dopo venne tutto cancellato causa la ristrutturazione della nostra casa di viale Trieste.

C. Che peccato, ti avrei voluto vedere posseduto dal genio michelangiolesco, tra tormento ed estasi. Ho una curiosità da cagliaritana crastula:  qualcuno dei personaggi delle tue caricature si è mai offeso? Oppure, al contrario, si è sentito lusingato per la tua attenzione?

R. Talvolta ho avuto l’impressione che qualcuno – con poco spirito – non l’abbia presa benissimo (ho scoperto che aveva nascosto la mia caricatura in un cassetto o dietro una porta); mi consola invece sapere che le persone più intelligenti e dotate di sense of humor, e mi riferisco a Mariano Delogu, Aldo Accardo, Gianni Filippini e Gavino Sanna, mi abbiano espressamente commissionato una loro caricatura esponendola nella parete più importante dello studio o del salotto.

C. L’intelligenza consiste nel cogliere la tua ironia mista alla benevolenza, evidentemente non è da tutti. Qual è invece il personaggio che vorresti ritrarre e non hai ancora immortalato?

R. Sinceramente nessuno; deve essere un “personaggio” che mi dia lo spunto o l’ispirazione.

C – Una domanda da storica dell’arte: tra i tanti artisti che sono stati anche caricaturisti, quale ammiri di più? (Ti anticipo dichiarando la mia preferenza per Daumier).

R. Molto gradita e interessante questa domanda. Sono tantissimi gli artisti che sono stati anche caricaturasti, a conferma che la caricatura è Arte con la A maiuscola; vado pazzo per i disegni di Toulouse Lautrec (che da ragazzo cercavo di copiare, soprattutto i lavori con i gessetti) e Enrico Sacchetti (quello dei manifesti del Bitter Campari), ma anche Paolo Garretto, il norvegese Olaf Gulbransson e il newyorchese Davide Levine per citarne alcuni.

Non posso però nascondere che nell’infanzia i miei modelli erano Walter Molino -che disegnava sulla Domenica del Corriere e caricature e storie a fumetti sui miei giornalini preferiti (L’Intrepido e Il Monello) – e Achille Prosdocimi con le sue caricature negli album delle figurine Panini dei Calciatori e dei Cantanti (mitiche le caricature di Riva, Mina e Celentano).

Un’ annotazione infine per la storica dell’arte, che ringrazio per avermi fatto l’onore non solo di venire a vedere la mia esposizione ma anche di volermi intervistare.

La mia mostra è stata snobbata dagli addetti ai lavori come se mi fossi permesso, io che non ho compiuto studi artistici, di essere entrato in un campo non mio o peggio di essere reo di lesa maestà per aver trattato della caricatura, forse considerata arte di serie B.

Io ho semplicemente voluto rendere liete con i miei modesti mezzi dieci serate cagliaritane al bastione.

Non voglio ovviamente fare alcun paragone, ma ricordo a questi soloni che la caricatura è stata campo d’azione dei grandi artisti Sardi del primo ‘900 (Filippo Figari, Stanis Dessy, Giovanni Manca, Piero Ciuffo, Enrico Gianeri, Piero Caldanzano, Giuseppe Biasi, Primo Sinopico, Enzo Loi, Tarquinio Sini, Mario Mossa De Murtas, Remo Branca) che si sono affermati in questo genere anche a livello nazionale.

Suggerisco quindi di andare a leggere il libro Le matite di un popolo barbaro di Giuliana Altea e Marco Magnani.

Senza dimenticare le caricature cinquecentesche di Arcimboldo, le grasse figure di Fernando Botero e gli osannati disegni caricaturali del maestro del cinema Federico Fellini.

Forse che gli irriverenti e deformati ritratti cubisti di Picasso, con i grandi nasi, le orecchie fuori proporzione, non sono delle caricature?

L’austriaco Werner Hofmann, noto studioso d’arte contemporanea, nel suo volume “La caricatura. Da Leonardo a Picasso”  la pensa così.

C. Come hai appena dimostrato con le tue colte argomentazioni, la caricatura non è un genere di serie B, anzi, mette in gioco una sintesi acuta tra il segno rapido ed efficace e l’introspezione psicologica, che non sono facili da coniugare. Penso che chi snobba questo genere sotto sotto sia invidioso …

Devo confessarti che anche l’allestimento, con le sue giustapposizioni, è davvero divertente, pensato

R. Nell’allestimento ci sono figure che dialogano nella loro diversità, Maria Lai e Rosanna Rossi, ad esempio: Rosanna mette in linea e in ordine i fili di Maria. 

Come si può vedere qui, nelle immagini,  i fili aggrovigliati di Maria Lai proseguono, ordinati, nel ritratto di Rosanna Rossi.

Grazie Renato, la tua leggerezza contiene pensieri profondi.

La mostra Casteddaius, allo Spazio ex I.S.O.L.A. di Castello, in via Santa Croce, 39 resterà aperta tutti i giorni fino  al 15 luglio, dalle 19 alle 21 .

Concettina Ghisu

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