I Ferragnez scendono in politica

I Ferragnez scendono in politica.

Non lo dovrebbero fare in quanto cantanti, influencer e gente di spettacolo?
Ci mancherebbe!
La politica è di tutti e un cantante/rapper può fare di più e meglio di un avvocato (Conte), di un bibitaro (Di Maio), di un magistrato e scrittore (Carofiglio), di un imprenditore (Berlusconi), di comici, saltimbanchi e guitti (Grillo, Salvini, Renzi).
Sarebbe però enormemente auspicabile che NON lo facessero per non essere costretti a rinunciare anche all’ultimo fortino rimasto indenne alla logica estrattivista e produttivista del capitalismo finanziario, il mondo dei diritti, della solidarietà e del dono.
Se decideranno di entrare nell’agone politico, non soltanto cercheranno di salvaguardare/consolidare le proprie aziende e il loro business come ha sempre fatto Berlusconi (sarebbe il male minore), ma promuoveranno a dignità di legge e a nuovo paradigma politico/morale il valore del profitto sopra ogni cosa, con il corollario della monetizzazione mediatica e panoptica di diritti civili e battaglie sociali, in nome di un capitalismo predatorio basato sul consenso algoritmico del numero di follower che sempre più alimenterà la divisione tra un novero esclusivo di miliardari (belli, sani, salutisti e dannatamente attenti all’ambiente) e la stragrande maggioranza della popolazione.
Piero Tomaselli
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