I MIGLIORI 51 ARTISTI CONTEMPORANEI ITALIANI E LE LORO QUOTAZIONI (FINALMENTE INATTENDIBILI) Posted by Lucia Rossi | Oct 15, 2017 | white- house blog | 0 |

I MIGLIORI 51 ARTISTI CONTEMPORANEI ITALIANI E LE LORO QUOTAZIONI (FINALMENTE) INATTENDIBILI

di Lucia Rossi
Cosa succede se incrociamo la ricognizione critica che ho fatto nel 2014 su Artridune con la lista dei 100 artisti italiani “su cui puntare” pubblicata da Milan Nonfinanza nel 2017? E cosa succede se a queste due liste uniamo i risultati d’asta REALI e un giudizio critico argomentato che possa anch’esso influire sul prezzo? 
Siamo partiti dal presupposto oggettivo che il 98% del mercato è determinato dalle case d’asta. Come prezzi di riferimento abbiamo preso i risultati dell’asta di Samsung curata nel 2015 da Francesco Bonawi e di tutte le comparse che gli artisti italiani hanno avuto nelle aste internazionali. Abbiamo anche tenuto conto delle valutazioni di Milan Nonfinanza, per quanto fatte su dichiarazione degli stessi artisti, galleristi e collezionisti.
La lettura critica dei percorsi degli artisti, rispetto al presente e ad una proiezione futura, ha avuto poi un ruolo importante nel riposizionare il prezzo. Tale lettura affronta in modo logico e oggettivo la relazione tra: intenzioni dell’artista (altre opere, dichiarazioni, titoli, materiali ecc), contesto politico, sociale e culturale, opera in sé, e relazioni con la storia dell’arte.
Una lista finalmente attendibile dei migliori 51 artisti contemporanei italiani rispetto il loro percorso e le quotazioni raggiunte. 
Mario Airò   2000-4000 euro
Stefano Arienti del micro spostamento, del micro ready made… della micro poesia. Però finisce per essere inconsistente e anche poco a fuoco. Assente dalla scena. SCENDE
Voto 4,5
Alternazioni Video 1000-4500 euro
Restituiscono in modo efficace e pop la complessità del nostro presente, devono stare attenti perché rappresentare, oggi, spesso non basta.
Voto 5,5
Arienti Stefano 6000- 20.000 euro
Sicuramente ha portato una ventata fresca in un certo fare poverista. Con semplicità si può fare, se non proprio tanto, qualcosa. Arte Povera Anni Novanta. Ultimamente poco considerato in italia e all’estero. SCENDE
Voto 6
Francesco Arena 3000- 5000 euro
La problematica politica o sociale che diventa feticcio. Celletta di Aldo Moro, terra che occupa le foibe a formare obelischi, il percorso fatto dall’anarchico che diventa la riga sul pavimento ecc. Il gioco va bene una volta ma poi stanca, anche se si contorce in soluzioni formali impreviste. Ben supportato dal Maxxi-Raffaella Cortese, ma forse non basta. SCENDE
Voto 4
Yuri Ancarani 4000-6000 euro
Documentarista sofisticato. Che può anche non essere poco. Anche con una certa pulizia specifica, che ha un certo suo sapore. Manca una presa di posizione. Da quando San Maurizio Cattelan ha capito che ne poteva avere bisogno, tutti i favori per lui. Ma San Maurizio sa che una certa pulizia surrealista, a forza di guardarla diventa sempre “interessante”. Lui dice che la cosa non ha cambiato molto, ma non è assolutamente vero: basta guardare il felice caso da arte a cinema di Steve McQueen. Molto produttivo e migliorato forte del sostegno del clan cattelan. Ma forse si dovrebbe buttare nel cinema. SALE
Voto 5
Salvatore Arancio 3000- 4000 euro
Ikea evoluta non consapevole, spesso pretenziosa. In salsa giovane Indiana Jones. Ultima partecipazione alla Biennale deboluccia del 2017: falli arcobaleno che spuntano da massa materica nera. Abbiamo detto tutto. SCENDE
Voto 3
Bartolini Massimo 2500-10000 euro
Cose a caso sostenute da 1-2 buone pubbliche relazioni: estremamente sopravvalutato. Forse dovremmo leggerlo “Massimo De Carlo”. Re dello smart relativism, idee che vogliono essere intelligenti ma risultano scollegate e profondamente in linea con una certa prevedibilità, rispetto a quello che è considerato essere l’arte contemporanea. Ma buone pubbliche relazioni rendono, apparentemente, tutto accettabile. Molto meglio anni fa con quella piccola riflessione sullo spazio, poi perduto. Forse senza idee. Perduto se non per via della galleria De Carlo. SCENDE
Voto 3,5
Elisabetta Benassi 2000- 10000 euro
Nelle promesse Anni Novanta, anche lei vittima di un certo sistema. Non ha mai avuto una linea coerente, cose a caso. Oggi potrebbe dire: datemi un archivio storico e vi solleverò il mondo. SCENDE
Voto 3
Berruti Valerio 3000- 11.000 euro
Tutto sommato onesto, quantomeno più coraggioso nell’essere conservatore e passatista. Nel senso che protegge un tratto semplice che si vuol far voler bene. Se i prezzi lievitano, rischio Ikea evoluta molto alto. In ogni caso assente dalla scena. SCENDE
Voto 4
Bertozzi e Casoni 6000- 40.000 euro
Ceramica e iper-realismo. Abbiamo capito, meglio quando lavorano sul dato concettuale e non si sollazzano solo con il dato formale.
Voto 5
Beecroft Vanessa 5000- 80000 euro
Come Botto e Bruno, prigioniera di una sola idea, poi attualizzata scivolando in un certo classicismo. Ma l’idea era più buona di quella di Botto e Bruno. Confusa, perduta SCENDE
Voto 5,5
Biscotti Rossella 4000- 6000 euro
Ultimamente ha inanellato una sorta di grande slam: Biennale di Carrara, Premio Maxxi, Manifesta, Documenta, Biennale di Venezia, Biennale di Istanbul. Anche lei, dopo buone intuizioni sul recupero-elaborazione della storia, sta esagerando. E se la sua opera “le teste in oggetto” era centrata, poi progressivamente è scivolata su una retorica fine a se stessa e su soluzioni formali tra Arte Povera e Minimalismo di maniera. Forse la necessità di fare tante mostre l’ha costretta a fossilizzarsi, e quindi a logorarsi, prigioniera anche lei del passato. Significativo sintomo generazionale italiano, peccato che da parte di questi artisti non ci sia consapevolezza, ma solo il desiderio di lavorare più lontani possibile dall’Italia, mentre da alcune cose non si scappa. Anche lei giovane Indiana Jones. Seguita da alcuni curatori internazionali produce film a caso sulla storia del passato e attualità  (così non si sbaglia mai). SALE
Voto 4,5
Bonvincini Monica 7500-40.000 euro
Insieme a Cattelan, Beecroft e Vezzoli, dimostra che in Italia bisognava emigrare per fortificare e far fiorire il proprio lavoro tra Anni Novanta e Zero. Decisamente indebolita negli ultimi anni perché anche lei prigioniera di un certo atteggiamento/immaginario. Biennale 2011 molto insufficiente. SCENDE
Voto 4,5
Botto e Bruno 2000- 12.000 euro
Le loro periferie si sono ormai consumate. Non se ne può più. Rimasti prigionieri di un logo. SCENDE
Voto 3,5
Cecchini Loris 2000- 20.000 euro
Molto meglio agli esordi negli Anni Novanta, oggi perduto in progetti dalla superficie riflettente e attraente, ma molto vuoti. Forte di una galleria forte come la Continua. A un certo punto è stato evidente che doveva proporre prodotti appetibili, le sue opere sembrano prodotti Apple con un packaging mezzo aperto. Ultimamente lanciato sul decoro sempre più fine a se stesso e fine a aperitivo-inauguurazione. Sostenuto ad oltranza da Continua, ma comunque SCENDE
Voto 3,5
Caravaggio Gianni 2000- 7000 euro
Un fare poverista troppo dipendente dall’Arte Povera. Per molti aspetti didattico, con alcune idee migliori. Ma sviluppa una forma di preparato artigianato rispetto a un fare Anni Sessanta-Settanta. SCENDE
Voto 5
 
Cuoghi Roberto 3000-10.000 euro
Anche lui garuttino, conosciuto per la performance in cui cercava di diventare come suo padre. A distanza di anni, anche quel lavoro sembra più debole. Nel 2000 ha continuato a sviluppare un certo immaginario cupo, distaccato e un filo inquietante. Interessante quando riporta questo nelle tecniche. Ma poi ultimamente anche lui perso nelle citazioni dei sumeri, e in digressioni un po’ forzate come la scultura fuori controllo all’ultima Biennale. Anche lui drogato di pubbliche relazioni. Bel lavoro alla Biennale 2017, momento di lucidità dopo tanta confusione e debolezza sostenute dal Clan Cattelan (Gioni-Alemani-De Carlo- Zero). SALE
Voto 6
Cattelan Maurizio 200.000- 400.000 euro
Una percorso di vent’anni divisibile in due decadi, meglio la prima. Ma comunque coerente con un linguaggio che gioca a fare il giullare-asino di corte. Uno dei nipotini di Duchamp e Warhol. Una giusta dose di provocazione e pubbliche relazioni permettono di comunicare in un mondo che tende a essere assopito. Cosa farà Cattelan? E l’opera esiste già prima che venga vista, ed esiste come icona ovunque. Ultimamente un po’ troppo inconsistente, forse stanco. I vassoi di Toilet Paper non li doveva fare. Ripreso un po’ con la retrospettiva a Parigi e il cesso d’oro al Museo Guggenheim, ma flop a Manifesta 11. Ultimamente anche modello. SALE
Voto 7,5
Di Massimo Patrizio 2000- 7000 euro
Studia a Londra e subito carico di buone pubbliche relazioni (italiane), parte con una riflessione e formalizzazione sul passato coloniale dell’Italia in Libia (anche lui Giovane Indiana Jones, non avevamo dubbi). Ultimamente mette a fuoco meglio un certo immaginario che bascula tra il riferimento storico e l’incursione scanzonata, anche tecnicamente (usa app dell’iPhone, ma anche acquerelli naïf e tappezzerie improbabili). Ultimamente ossessionato da una certa pittura naiïf ma controllatissima, molto di moda; sembra un Chiasera più convinto e definito. Ma comunque non si riesce a uscire dal fumetto intellettuale, carico di citazioni e pretenziosità, anche quando parla si parla di erotismo. Ultimamente buona via pittorica anche se troppo compiaciuta di se stessa. Ma comunque assente dalla scena. SCENDE
Voto 5
Favaretto Lara 4000- 20.000 euro
Come Bartolini, regina dello smart relativism. Ultimamente impegnata sull’idea di monumento disfunzionale. Tutto questo però scollegato con altre opere precedenti, in cui si elabora tutto e il suo contrario. Ultimamente abbastanza presente in mostra internazionali, dove la sensazione è che qualsiasi cosa proposta potrebbe andare bene. Confusa. Ultimamente più assente SCENDE
Voto 4
Favelli Flavio 5000- 30.000 euro
Recupera le cose di nonni e genitori da tempi non sospetti, prima che arrivasse più prepotentemente la moda del vintage. Elaboratore di feticci usando oggetti dei mercatini dell’antiquariato. Prigioniero di questa idea da quattordici anni. Ma sembra che non ne possa fare a meno, come se fosse un’ossessione personale. Lavori più o meno riusciti. Dimostra di aver intuito in tempi non sospetti una certa via. Ultimamente molto attivo, anche a milano con albergo diurno SALE.
Voto 5,5
Gabellone Giuseppe 2000- 8500 euro
Tra le promesse Anni Novanta, molto sostenuto da Francesco Bonami. Ha sempre lavorato su questa idea di “scultura mentale”, con alterna efficacia: fotografava sculture semplici in luoghi improbabili e poi le distruggeva. Fece la stessa cosa Gino De Dominicis negli Anni Settanta con la Madonna che ride. Eccessivamente fissato su questa unica idea, declinata in tanti modi.
Ultimamente impegnato su calchi tridimensionali e curiosi che escono dal quadro. Recentemente alla Gamec abbinati a grandi tessuti colorati sparsi per il museo. Meglio quando l’opera non pretende di portarci dove non può, ma solo dove può, e non è poco. Ultimamente molto in crisi. SCENDE
Voto 4,5
Gennari Francesco 3000- 9000 euro
Tra il molto concettuale e l’ironia. In sculture sussurrate cala elementi naturali, e quindi biodegradabili. Preleva sommessamente dalla biografia personale. Forse troppo carico di un simbolismo che pretende eccessivamente. Per molti aspetti ricorda un certo poverismo intelligente. Ultimamente visibile solo nella sua galleria di riferimento (Zero…) che per molti suoi artisti sembra voler fare un’opera da museo. Ho letto il catalogo della sua mostra recente al Museo Marino Marini sviluppa certamente una sua via, ma ancora non basta. SCENDE
Voto 5,5
Grimaldi Massimo 4000- 10.000 euro
Emerge con interessanti riflessioni su arte e artista, poi negli ultimi anni si perde un po’, come se la cosa migliore al mondo fosse donare tutto a Emergency. Come se un chimico o un grande scrittore iniziassero a donare tutto a Emergency. Vince chi dona di più? Sicuramente poco aiutato dal deserto critico italiano, anche se nelle grazie (che ormai contano poco) della Galleria Zero… Praticamente la galleria sembra diventare per molti giovani il momento per la benedizione museale. Meglio agli inizi. Ultimamente sempre in vista dentro Galleria Zero e servizio su Flash Art. SALE
Voto 5,5
Alberto Garutti 5000- 18.000 euro
Grande maestro dei garuttini di prima, seconda e terza generazione. Ha contribuito, forse non volontariamente, tra Anni Novanta e Anni Zero, a creare canali chiusi e privilegiati che hanno, da una parte, cristallizzato precocemente i suoi alunni (Perrone, Berti, Galegati, Frosi, Grimalid, Rubbi, Tuttofuoco) e dall’altra parte soffocato altri artisti fuori da questa cerchia. Il risultato è che, al di là dei garuttini, la situazione italiana è anche peggiore. Il suo lavoro contribuisce alla scesa dal piedistallo di arte e artista, per andare incontro al pubblico. Come dice lui, con atteggiamento “etico e amoroso“. Esprime sicuramente una temperatura specifica. A volte troppo ruffiana e opportunista, quasi sembra che ti voglia prendere in giro da quanto vuole andare incontro al pubblico. Ultimamente un poco dimenticato dalla scena nazionale e internazionale. I curatori sono moto attenti a promuovere se stessi, gli astisti vengono dopo. SCENDE
Voto 6,5
Golia Piero 2000- 9000 euro
Dopo qualche lavoro da piccolo Cattelan, emigra a Los Angeles e lavora bene sulle pubbliche relazioni. Il filo del lavoro è quasi completamente perso. Ma sembra essere consapevole che tutto può andare se presentato nella cornice giusta. Il cubo di cemento con il finto oro spagliuzzato dentro, all’ultimo Padiglione Italia. Insomma, un atteggiamento tra Cattelan e Hirst. Stancante, e alla fine gravemente inconsistente. Ma fare l’aperitivo con il direttore di Gagosian sembra davvero essere la cosa più importante. Bravo sulla scena internazionale, rispetto alla situazione paludosa italiana SALE
Voto 4
Lambri Luisa 6000- 13.000 euro
Buona idea fotografica declinata in tutte le salse. Anche lei assente SCENDE.
Voto 5
Linke Armin 3000-6000 euro
Lavoro sull’archiviazione fotografica, estremamente sopravvalutato. Molto grave che non si ponga il problema della selezione, ma cerchi di archiviare tutto, in un caos paralizzante. Non ha alcun senso contribuire all’inquinamento e alla sovrapproduzione proponendo l’ennesimo archivio (internet stesso lo è) ma servono modi e criteri per gestire tale sovrapproduzione-inquinamento. Recentemente in mostra al PAC. SALE
Voto 3,5
Manzelli Margherita 6000- 20.000 euro
Propone da 18 anni la medesima pittura, con queste figure che gridano e pretendono introspezione. Inizialmente poteva andare bene ma non ha trovato coerente evoluzione.
Voto 4
Marzia Migliora 1000 – 8000 euro
Una cleptomania dell’arte contemporanea, capace sempre di adattarsi al “nuovo progetto” innalzando citazioni famose o pratiche ampiamente usate e abusate nel ristretto sistema dell’arte. Si fatica a percepire una personalità tra le opere, seppure sembra a un primo sguardo che ci sia un filo conduttore. Quel che resta è un preparato, e spesso ruffiano, artigianato dell’arte contemporanea. Tutto potrebbe essere, e quindi in definitiva non incidente. molto sopportata dalla galleria Lia Rumma. SALE
Voto 3
Masbedo 5000- 10000 euro
Molto attenti alle modalità espressive sempre aggiornate su i tempi, più deboli su i contenuti che rischiano di essere travolti dal cinema e dalla pubblicità.
Voto 3
Mezzaqui Sabrina 1000- 8000 euro
Come per Stefano Arienti e Mario Airò, una certa manualità specifica, che in modo quasi amanuense riporta un certo atteggiamento poverista in cui il piccolo gesto, anche ripetuto ossessivamente, diventa delicata poesia. Anche se spesso una poesia troppo pretesa e cercata tende a spuntarsi. Il ritaglio e il riposizionamento dei libri sembra il dato più ricorrente. Poi, nell’opera che vedete, il titolo è preso da una poesia di Pablo Neruda e il gioco è fatto. Ancora troppo debitrice di una certa Arte Povera, fatta di piccoli gesti minimi su oggetti comuni come i libri. Alla lunga troppo evanescente. Ci pensa poi la blasonata Galleria Continua a tenere invece ben definiti prezzi e valori. SCENDE
Voto 4
Maloberti Marcello 3000- 6000 euro
Sviluppa con coerenza un linguaggio specifico, dalla temperatura tipicamente italiana. Dove alla maglia dell’Italia si accosta il melone e la radiolina; il tutto vicino al guardrail. Una sorta di caos controllato; un immaginario ben costruito, una sorta di Arte Povera colorata e fuori dalle righe. Ma meglio qualche anno fa. Il gioco può divertire, ma fino a un certo punto. Ultimamente a Roma propone una performance dove fa lanciare-distruggere decine di pantere nere in ceramica; e poi una performance-installazione al Padiglione Italia 2013: in entrambe le occasioni poco a fuoco, evanescente. Se si concentra sull’evento piuttosto che sulla composizione, il rischio è quello delle “cose a caso”. Senza la possibilità di reagire alla sovrapproduzione, e quindi subendola. Molto attivo tra Milano e Roma. SALE
Voto 5
Mastrovito Andrea 1000- 8000 euro
Efficace quando usa il disegno come strumento e non come fine o come qualcosa da contemplare. Come per esempio, ultimamente a New York, dove fa disegnare “a pallonate” un grande wallpainting ai bambini di una comunità locale. Può fare di più. Trasferito a New York, bella energia ma rischio uno tra un milione. SALE
Voto 4,5
Ozzola Giovanni 1000 – 4000 euro
Anche lui pericolo Ikea evoluta altissimo, soprattutto perché sostenuto dalla blasonata e multi-sede Galleria Continua. Partito anni fa in modo più coerente, poi ultimamente uscito dal binario in una recente personale nella sede cinese della galleria. Improbabili campane con testo scritto a mano. Lastre di rame inciso che sembrano ossidate (perfetto per arredare casa in modo sofisticato). Conformarsi troppo alle richieste istituzionali della galleria rischia di portare a opere che sembrano originali soluzioni d’arredo. Soprattutto per un giovane. Se l’arte contemporanea può dare cento, perché fermarsi a tre o quattro? A mio parere si conferma un ruolo di artista debole. Anche in questo caso vediamo in opere recenti la fascinazione per una certa archeologia del passato, sia essa il feticcio o il codice ossidato dell’arte informale. Come Cecchini imposto dalla Continua ma non basta, assente dalla scena. SCENDE
Voto 3,5
Perrone Diego 3000- 10000 euro
Anche lui promessa Anni Novanta partito con un bel piglio che attualizzava la tradizione italiana fornendo un qualcosa in più. Ricordiamo il video Totò Nudo (2003) o la serie fotografica I pensatori di buchi (2002). Poi anche lui adagiato in una prevedibile fascinazione materica, fino ad arrivare a una vena di archeologia all’ultima Biennale di Venezia (2013). Anche lui Giovane Indiana Jones. Recentemente al Museion presenta una scultura di vetro, dove si è divertito a destabilizzare il processo normale di lavorazione. Anche in questo caso la riscoperta di una fascinazione per il dato scultoreo informale, per l’annessione dell’errore; per opere che sembrano abbracciare una certa retorica rassicurante e arrendevole: “Vi faccio un vaso ma lo faccio incasinando tutto. Però è un vaso, tranquilli”. SCENDE
Voto 4,5
Presicce Luigi 2000- 8000 euro
Partito con una pittura più prevedibile, poi passato alle fascinazioni simboliche dove troviamo alchimia, simbolismo, esoterismo, religione, tradizione popolare; un mix che risulta sempre, inevitabilmente “inconsueto” e strano. Ultimamente troppo debitore della dimensione teatrale, forse per coinvolgere maggiormente lo spettatore. Una sorta di Luigi Ontani 2.0. Efficace quando pensa alla performance per una sola persona, o per un solo bambino alla volta. Ecco il barlume di un modo che protegge da un fast-food indiscriminato. SCENDE
Voto 4,5
Pivi Paola 5000- 30.000 euro
Partita negli Anni Novanta con un certo piacere concettuale a un’esagerazione al limite del banale. Una sorta di Martin Creed mediterranea. Poi negli Anni Zero anche lei scivolata nello smart relativism, con scelte che messe insieme non presentano un quadro definito e pulito. Anche nel suo caso, sembra che le pubbliche relazioni possano giustificare e dare valore a tutto. Questo è molto grave. A mio parere può giocarsela meglio. Negli ultimi anni troppo confusa, o forse distratta. Ultimamente nelle vetrine della Rinascente, come una sorta di vetrinista di lusso. SALE
Voto 4
Paci Adrian 3000- 15.000 euro
Sviluppa coerentemente un certo modo-atteggiamento-visione delle cose, dove l’esperienza d’immigrazione personale diventa strumento per leggere oltre, senza diventare un logo opportunista. Ultimamente mostra a Milano ma servirebbe più presenza sulla scena internazionale. SALE
Voto 6,5
Roccasalva Pietro 5000- 20.000 euro
Emerge negli ultimi dieci anni attraverso la Galleria Zero… di Milano, che gli permette una certa visibilità e la partecipazione ad alcune fiere internazionali. Inizialmente si narra di prezzi folli dei suoi quadri. Propone una pittura molto debitrice di Gino De Dominicis, aiutata da una buona tecnica e da quelle che l’artista chiama “situazioni d’opera”: una sorta di installazione davanti e intorno al dipinto. Queste situazioni d’opera riprendono spesso elementi biografici dell’artista, che vengono giustapposti con altri, portando a un risultato surrealista/inaspettato. Le installazioni fuori dal quadro sembrano troppo spesso stampelle per la pittura. Gli arancini incontrano un pappagallo, e poi un neon che scarabocchia lo spazio; o ancora due gemelli arbitro o una donna che cancella il logo del Sole 24 Ore. Qualsiasi elemento che, insieme ad altri, affianchiamo nei pressi del dipinto, rende la situazione necessariamente curiosa e “interessante”. Se io adesso esco di casa con una scala in mano, un mega arancino e un criceto al mio fianco che mangia una copia del Corriere della Sera, creo una situazione surreale che attira necessariamente l’attenzione. Se faccio questo davanti a un quadro abilmente disegnato, e ispirato al mondo fascinoso di De Dominicis, il quadro assume “aura”, e quindi valore, secondo certi meccanismi tipici dell’arte contemporanea. A mio parere la reiterazione di questa modalità diventa un gioco fin troppo facile che non porta molto oltre a un brividino straniante. Molto assente dalla scena nazionale e internazionale. SCENDE
Voto 4,5
Rossi Luca 1,00 – 15.000 euro
Dal 2009 l’unica voce veramente critica e indipendente sulla scena artistica italiana, questo ovviamente ha un grosso prezzo in termini di pubbliche relazioni, ma in questo modo solo “chi lo ama lo segue”. Da questa lettura critica disincantata discende una progettualità alternativa e consapevole del nostro tempo e tante iniziative per avvicinare il pubblico al contemporaneo. Paga l’ostracismo del sistema e la conseguente difficoltà di aprirsi sulla scena internazionale. Mentre bisogna anche creare un clima fertile intorno a se. SALE
Voto 7
Samorì Nicola 2000-6000 euro
Scarnifica antichi quadri esorcizzando la “sindrome del giovane indiana jones”. Quasi per scavare nella retorica passatista in cui molti giovani si ritrovano già “vecchi”. Alla lunga forse non basta. Mercato in crescita con Monitor. SALE
Voto 4,5
Senatore Marinella 1000- 7000 euro
Fresca vincitrice del Premio Maxxi con un progetto abbastanza scollegato da altri lavori precedenti, più concentrati sull’idea del cinema. Il nuovo progetto chiama persone e associazioni al museo intorno a una rotonda dove tutti possono diventare “professori” (di non si sa bene che cosa). Trascinando persone al museo e rivitalizzando questo luogo per un breve periodo, vince un premio. Ma non è certo questo il metodo. Né per trovare nuovi “professori” né per portare persone al museo. Il metodo sembra quello dell’happening Anni Settanta, dove tutto può andare. Quando invece oggi servirebbero metodi efficaci per fare le differenze fra le “produzioni” e non nuove piattaforme per contribuire alla sovrapproduzione in cui siamo immersi. L’avevamo lasciata alla Biennale di Venezia 2011 con un’opera molto retorica sui lavoratori di Porto Marghera. L’arte così frontalmente impegnata rischia di diventare una formica nella giungla, senza avere la consapevolezza di esserlo. Sembra che molti artisti non abbiano le idee chiare, e credo che non sia colpa loro quanto di un sistema formativo incapace e di un sistema critico totalmente assente, che pesca fra questi artisti solo quando ha bisogno di un ingrediente per la propria “torta-mostra-biennale”. Lo stesso collezionismo non è più disposto a farsi mettere il fumo negli occhi da certi premi e da certi curriculum vitae. O forse è disposto quando deve arredare casa in modo cool e veloce. Ma sappiamo che il rischio “Ikea evoluta” è sempre in agguato nel sistema dell’arte. La sua festa sagra arriva a New York ed è un modo per giovani curatori di attirare l’attenzione e attirare pubblico con il meccanismo della festa popolare. SALE
Voto 4
 

Siracusa Alfonso 3000 – 9000 euro

Si rifà nelle sue opere a quelle che oggi vengono definite “teorie complottiste”, le quali identificano alla base delle manipolazioni della coscienza della massa e dello stravolgimento della realtà operato dai potenti principalmente attraverso i media, la volontà di creare un Nuovo Ordine Mondiale. Abbraccia e indaga in modo non comune i problemi della società contemporamea e il male di vivere dell’uomo moderno. SALE E PEPE

Voto 6,5
Stingel Rudolf 500.000 – 700.000 euro
Propone finalmente un’ikea evoluta matura e rigorosa. Asciutta perfetta per il mercato internazionale.
Voto 6,5
Tuttofuoco Patrick 2000- 9000 euro
Artista di cui mi sono occupato molto in questi cinque anni, perché il suo caso è significativo rispetto alla carriera del giovane artista italiano negli ultimi vent’anni. Anche lui garuttino di prima generazione e quindi tra le promesse dell’arte italiana di fine Anni Novanta, quando in Italia si iniziava a intuire l’utilità dell’arte contemporanea come volano per la comunicazione, l’immagine e un possibile investimento economico. Esordisce con un certo fare giocoso, dove organizza contest per far realizzare ad alcuni adolescenti il motorino dei sogni; poi progetta veicoli-bicicletta colorati e originali; invita gli spettatori al Padiglione Italia 2003 a spingere grandi sfere colorate e così via. Negli ultimi anni sembra cambiare completamente e di quegli esordi rimangono solo i colori. Come fanno in molti, anche fra i curatori, prende la citazione di un libro (sulle personalità multiple) e inizia a fare maschere colorate su supporti che sembrano grandi asciugamani colorati e plastificati. Nei comunicati stampa troviamo prevedibili digressioni sul tema dell’identità, come se bastasse fare una maschera per parlarne in modo significativo. Il rischio è sempre quello dell’Ikea evoluta che carica le opere di un valore arbitrario, senza che le opere stesse siano testimoni di percorsi incidenti. In definitiva “valore” significa prezzi alti. Questa pratica funziona solo sopra torri d’avorio o per arredare la propria casa in modo ostinatamente sofisticato. Critici e curatori stanno perdendo opportunità, rispetto al bisogno di ritrovare un’idea di valore maggiormente robusta e autentica. SCENDE
Voto 3,5
Vascellari Nico 1000- 10.000 euro
Uno degli esempi più significativi del giovane artista italiano 2.0. Pochi anni fa si contavano un gran numero di mostre personali in Italia in pochissimo tempo. Un preparato misto tra Matthew Barney e John Bock, con una spruzzatina di Arte Povera e di concertino punk per fare sentire al pubblico più “contatto”. Esempio di come il sistema dell’arte italiano fosse capace di idolatrare forme artistiche ancora deboli e non mature, costringendole a una cristallizzazione precoce. Cosa farà Vascellari fra vent’anni? Già negli ultimi anni ha alternato il concertino punk dentro il museo alla catalogazione delle parti di un nido prelevato dal bosco. Poi paglia, rituali, legno bruciato, calchi ottenuti da processi nel bosco (mi ricorda un certo Giuseppe Penone). Anche per lui una sorta di Arte Povera 2.0. Anche per lui una preparata forma di artigianato, che deve esistere, soprattutto per un mercato che, almeno fino a qualche anno fa, era goloso di nuovi presunti talenti. Apparizione parigina ma fatica. SALE
Voto 4
Vedoamazzei 5000- 16.000 euro
Anche loro, con Enzo Umbaca, dimostrano una bella agilità cleptomane, ma questa volta più efficace, coerente e rigorosa. Qualche piccola caduta in periodi meno recenti, ultimamente maggiormente a fuoco. Anche loro sicuramente vittime di un sistema Italia incapace di promuovere, sostenere e valorizzare soprattutto all’estero. Potrebbero dare di più se messi nella condizione giusta. Non riescono a spiccare il volo. SCENDE
Voto 5,5
Veneziano Giuseppe 2000 – 15.000 euro
Propone un pittura pop che rielabora furbescamente la cultura popolare. Dopo un po’ il giochino è chiaro e non rimane molto, se non quando questa elaborazione risulta più efficace (ma potrebbe anche dipingere Hitler in ginocchio…per intenderci come certa arte da momento “aha” possa risultare fine a se stessa e facilmente replicabile).
Voto 4
Vezzoli Francesco 5000- 150.000 euro
Studia a Londra e ammette il fascino per la generazione di Hirst e degli YBAs – Young British Artists. Finisce per proporre una Pop Art Vintage, che riprende vecchie glorie/cariatidi, mischiandole con il glamour hollywoodiano e le delicatezze cool da pomeriggio con la nonna. Un misto che appunto restituisce un gusto del vintage estremamente di moda in diversi settori. Troppo debitore della cultura pop in operazioni facili facili e didattiche: prendiamo Lady Gaga, facciamola limonare con Michael Douglas mentre il padre Kirk li inonda di fiori in una location ispirata all’antica Roma (il padre Kirk è interpretato dall’ultima star uscita da Hollywood, non importa chi sia). Grande mostra alla Fondazione Prada dove diventa finalmente curatore-artista. SALE
Voto 4,5
Xhafa Sisley 5000- 15.000 euro
Insieme ad altri artisti albanesi, emigra in Italia negli Anni Novanta, dove si forma e ottiene grossa visibilità. Applica all’arte contemporanea le tecniche e il punto di vista del clandestino, con ottimi risultati di esordio. Poi negli ultimi anni si trasferisce all’estero e il suo lavoro sembra perdere forza e intensità. Forse il clandestino è stato integrato e ha perso ragioni e urgenze. Riesce comunque a fare sporadiche apparizioni internazionali grazie a buone pubbliche relazioni, anche se con opere deboli e pretenziose rispetto ai fasti degli esordi. Ultimamente lo ritroviamo a lavorare nella sede francese della Galleria Continua, anche qui debole. Poi partecipa al Padiglione Italia 2013 con l’opera dove lo spettatore saliva su un albero per farsi tagliare i capelli. Nella sua ironia graffiante (termini un po’ Anni Novanta) l’idea poteva funzionare meglio se presa da sola, come una sorta di Padiglione Albanese; nel calderone del Padiglione Italia, curato da Bartolomeo Pietromarchi, il lavoro sembrava una scelta eccentrica e surreale un po’ fine a se stessa. Alcune belle opere recentemente da Continua e Padiglione Kosovo. SALE
Voto 5,5
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