I “MODELLI”

I “MODELLI”

Viviamo in tempi in cui il massimo di discussione sui modelli avviene su quelli proposti dalla moda.

Ridiamo alle provocazioni più estreme e zitti, zitti, senza neanche accorgercene ci uniformiamo alle “proposte” vere, quelle che fanno ciccia per gli stilisti e i loro profitti.

Se proprio il portafogli non concilia, siamo persino disposti a ripiegare sulla presenza di un logo di prestigio, magari posticcio, che se non ci “distingue” almeno ha il “pregio” di farci sentire come gli altri, e quindi accettati.

Nulla e nessuno sfugge a questo richiamo impellente, neppure gli enigmatici cinesi che, anche in questo campo ritengono evidentemente, se poi è quello lo scopo, che per raggiungere la maturità per il “socialismo” sia necessario percorrere le orme dell’abiezione capitalista anche nei suoi risvolti più sovrastrutturali.

Anche fra chi condivide ciò che affermo, purtroppo credo siano veramente pochi ad aver capito che, il problema ben lontano dal fermarsi all’abbigliamento, coinvolge veramente ogni supposta comprensione della realtà.

Quanti, fra coloro che giustamente contrastano il Decreto Sicurezza con le sue canagliesche museruole alla povertà e si rendono conto che la repressione alla Mafia è assente, hanno poi la capacità di comprendere che la cosa è ben lontana dall’essere un semplice problema di “insensibilità” del legislatore?

La realtà è che tutti quanti noi siamo nati in un mondo governato con logiche mafiose, per conto di interessi mafiosi, e da subito c’è stato insegnato che questa è la normalità perché sancita da leggi codificate civilmente e “divinamente”, supportate dall’apparato giudiziario, repressivo, scolastico e persino familiare.

Si dirà che la mafia uccide, ma se si facesse il semplice esercizio di contare, contare solamente, non altro, il numero dei suicidi indotti dal sistema sociale nel quale viviamo e, così, di sfuggita, si aggiungessero quelli caduti sul lavoro per garantire profitti ai mafiosi “legali”, forse qualche dubbio verrebbe sull’ineluttabilità di questi omicidi e sul sistema da cui sono prodotti.
Questa comprensione aumenterebbe ulteriormente con la presa di consapevolezza che l’esercito di mestiere è la versione “legale” e anche più letale, dei “picciotti” per le cosche mafiose.
Se ciò non bastasse ancora, sarebbe sufficiente por mente alla recentissima apparente contraddizione fra il governo italiano e l’Europa dei monopoli farsescamente definita Europa Unita.

Se si bada con attenzione al dibattito politico che si svolge a tutti i livelli, ci si rende tragicamente conto che la parte del leone è costituita dalla versione politica della contrapposizione fra sostenitori di stilisti diversi.
Ognuno si costruisce la sua passerella, dalla quale gli indossatori politici s’affannano a magnificare i loro modelli, tutti rigorosamente ispirati alle meraviglie di un mondo che non sente più nemmeno la necessità di differenziarsi formalmente.

Infatti, nell’incomprensione generale è proprio questo che accade.

I molti che considerano un’alleanza politica innaturale il sodalizio Lega 5stelle, non hanno compreso che quando il padrone è lo stesso, al massimo ciò che diversifica la servitù è il colore della livrea.

Chissà, si si avesse presente tutto questo, anziché arrabattarsi ancora su modelli “nuovi” prodotti dagli stessi stilisti, si potrebbe lavorare davvero per l’alternativa.

G Angelo Billia

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