IDENTITY BODIES a cura di Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu

Inaugurazione mostra IDENTITY BODIES
a cura di Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu

La mostra resterà aperta dal 15/06 al 30/06, ore 10.00/13.00 e 18.00/21.00, il 7 luglio ore 10.00/13.00 e 18.00/21.00, l’8 luglio ore 10.00/13.00

Il percorso verso il Sardegna Pride 2017, la manifestazione in occasione della giornata mondiale dell’orgoglio di Lesbiche Gay Bisessuali Transgender e per i diritti e le libertà di tutte e tutti, si arricchisce di un nuovo appuntamento:

Giovedì 15 Giugno, alle ore 19:00, nello spazio espositivo del Liceo artistico Filippo Figari di Sassari, in Piazza d’Armi 16, inaugura la mostra d’arte contemporanea IDENTITY BODIES, a cura di Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu, con opere degli artisti Angelo Cricchi, Davide Curreli, Daria Endresen, Juha Arvid Helminem, Daniela e Francesca Manca, Moju Manuli, Tonino Mattu, Michele Mereu, Pietrolio, Egle Picozzi, Alessandra Sayed, Pietro Sedda.

La mostra resterà aperta dal 15/06 al 30/06, ore 10.00/13.00 e 18.00/21.00, il 7 luglio ore 10.00/13.00
e 18.00/21.00, l’8 luglio ore 10.00/13.00

 

“Corpo divenuto – e non poteva essere altrimenti, viste le implicazioni di natura politica e sociale –, uno dei temi più scottanti, più controversi, e necessariamente più dibattuti: segno per antonomasia, logo e luogo per eccellenza, sacrario di identità schizoidi e ricomponibili, ora da obliterare talaltra da scoprire, delle identità plurime, intercambiabili e indefinibili, ambigue e sfuggenti in rapporto alle distinzioni e alle gerarchie. Corpo a cui, nel mondo contemporaneo, continuamente viene chiesto di assoggettarsi alle mode, aggiornarsi e riciclarsi.

“Dell’ostensione del corpo l’arte contemporanea ha fatto vangelo.

Almeno per una parte significativa e in certi momenti dominante, il corpo è stato e continua ad essere un luogo privilegiato, il Sancta Sanctorum del conflitto e del controllo sociale.”

Scrivono Chiara Schirru e Ivo Serafino Fenu, curatori della mostra.

“Corpo divenuto – e non poteva essere altrimenti, viste le implicazioni di natura politica e sociale –, uno dei temi più scottanti, più controversi, e necessariamente più dibattuti: segno per antonomasia, logo e luogo per eccellenza, sacrario di identità schizoidi e ricomponibili, ora da obliterare talaltra da scoprire, delle identità plurime, intercambiabili e indefinibili, ambigue e sfuggenti in rapporto alle distinzioni e alle gerarchie.

Corpo a cui, nel mondo contemporaneo, continuamente viene chiesto di assoggettarsi alle mode, aggiornarsi e riciclarsi.

Corpo sessuato che nella visione faucaultiana si fa territorio dove il potere può affinare le sue strategie di controllo, per adattarlo ai suoi scopi e per soggiogarlo socialmente:

«il sesso non si giudica solo, si amministra.

Esso riguarda il potere politico. Richiede procedure di gestione».

Corpo su cui la malattia, le prevaricazioni, il dolore, le nevrosi, le regole, le trasgressioni e i divieti hanno lasciato le loro impronte, fatto non più di carne e sangue, ossa e nervi, ma strutturato in quello che lo stesso Foucault definisce «carnaio di segni».

E nel momento stesso in cui la sessualità è argomento d’analisi ed è posta al centro di interessi politici e morali, questa diventa, con tutte le insidie e abusi che il termine sottende, «suscettibile di un intervento normalizzatore».

Corpo su cui la malattia, le prevaricazioni, il dolore, le nevrosi, le regole, le trasgressioni e i divieti hanno lasciato le loro impronte, fatto non più di carne e sangue, ossa e nervi, ma strutturato in quello che lo stesso Foucault definisce «carnaio di segni».

Ibridato e inciso, plasmato come Archivio Vivente Individuale, carta d’identità sbandierata di cui tatuaggi, piercing e appendici tecnologiche ne rappresentano segni simbolici indelebili.

A fissare in maniera decisa fatti personali e intimi, marchi referenziali, per affermare la nascita insieme di un Nuovo Corpo e di una Nuova Identità. Corpo gabbia, luogo di scissione di parti che non combaciano mai, mondi divisi che si rincorrono e si fanno la guerra in un eterno processo che finirà solamente quando cesseremo di esistere.

A fissare in maniera decisa fatti personali e intimi, marchi referenziali, per affermare la nascita insieme di un Nuovo Corpo e di una Nuova Identità. Corpo gabbia, luogo di scissione di parti che non combaciano mai, mondi divisi che si rincorrono e si fanno la guerra in un eterno processo che finirà solamente quando cesseremo di esistere.

Una via crucis di mutamenti biologici, emotivi e psichici in cui, forse, l’unica cosa che conta veramente è imparare ad accogliere con curiosità e intelligenza questo continuo movimento, percependoci nel profondo come Corpo Totale e Assoluto, corpo che si esprime nella sua completezza attraverso la relazione circolare delle sue plurime dimensioni.

La mostra Identity Bodies propone una selezione di opere di artisti nazionali e internazionali, che con finalità e mezzi differenti, hanno fatto del corpo, del suo occultamento o della sua ostentazione, il loro campo d’indagine estetica, restituendoci, appunto, per usare l’efficace sintesi fattane da Francesca Alfano Miglietti, ciò che

«è, per il potere, la sede privilegiata su cui far transitare bisogni e desideri, processi fisiologici e metabolismi, attitudini da controllare e da reprimere»”.

 

 

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