Ignazio Fresu: Siamo la nostra memoria.

 

 

Ignazio parliamo prima di tutto del tuo rapporto con Cagliari e di cosa c’è di radicato nella tua memoria e ricerca artistica dell’isola e della sua cultura…

Nonostante non risieda più a Cagliari da tanti anni, mi sento profondamente legato alla mia città.

Noi tutti siamo la nostra memoria e quello che sono è ciò che la città mi ha dato dall’infanzia agli anni della formazione.

Sin dai primi anni di vita ho avuto un rapporto privilegiato col fare “artistico” e l’ambiente, la cultura con cui mi confrontavo e di cui mi nutrivo sono state uno stimolo costante dove l’archeologia, il mare, il paesaggio “antico” carico di mistero e di storia, sono madeleine proustiane di una memoria ancestrale.

Sono sempre vivi in me i ricordi delle passeggiate con i miei genitori a Buon Cammino, ai Giardini Pubblici, per via Roma.

Le intere giornate trascorse nella pineta di Monte Urpinu o nella spiaggia del Poetto.

Tutto questo è radicato in me e la mia lontananza da Cagliari non sminuisce ma al contrario aggiunge ai ricordi una nota di nostalgia. Nella mia ricerca artistica un ruolo molto importante assume la fascinazione che esercita su di me la cultura nuragica, prenuragica e l’archeologia tutta.

Mi sento profondamente legato al mistero che esprime.

Una mia installazione dal titolo “False porte” fa riferimento diretto a questo aspetto che è presente in tutti i miei lavori insieme alle antiche tradizioni come nell’installazione Pedruschedulas – Li zincu preddi : un antichissimo gioco di bambini con cinque pietre.

17828_10204776676229811_1303984428130281221_n
“Sin dai primi anni di vita ho avuto un rapporto privilegiato col fare “artistico” e l’ambiente, la cultura con cui mi confrontavo e di cui mi nutrivo sono state uno stimolo costante dove l’archeologia, il mare, il paesaggio “antico” carico di mistero e di storia, sono madeleine proustiane di una memoria ancestrale”.

 

Le tue installazioni sono modulari e nello stesso tempo monumentali, in un secolo di simboli abbattuti e distrutti, modulo e frammento può costituire un modello di resistenza culturale e diffusione artistica?

La modularità delle mie installazioni nasce dal singolo frammento simbolico che moltiplicato e privato dal feticismo del “pezzo unico”, mi consente di intervenire nello spazio interagendo nell’ambiente attraverso una “monumentalità” solo apparente.

Si tratta infatti, di una imponenza precaria che attraverso le strutture e i materiali di cui è composta, vuole piuttosto trasmettere il senso d’impermanenza ricercando in essa la Bellezza.

L’occupazione dello spazio di queste installazioni si impone interagendo con l’ambiente costringendo a porsi degli interrogativi: in questo senso potrebbe costituire un modello di resistenza culturale e di diffusione artistica in un’epoca indifferente e distratta.

10830602_10205574942123863_5029625266705098983_o
“La modularità delle mie installazioni nasce dal singolo frammento simbolico che moltiplicato e privato dal feticismo del “pezzo unico”, mi consente di intervenire nello spazio interagendo nell’ambiente attraverso una “monumentalità” solo apparente”.

 

Riusciamo a fare un ragionamento in parallelo tra Prato e Cagliari sull’attenzione e la promozione dei linguaggi e delle ricerche artistiche visive contemporanee?

Ricordo da ragazzo quand’ero studente del Liceo Artistico le mie frequentazioni nella Galleria comunale d’Arte di Cagliari dove era esposta una avveniristica collezione con opere straordinariamente contemporanee: Paolini, Gilardi, Castellani, Uncini, Agnetti sono alcuni degli artisti che ricordo.

Erano presenti le ricerche artistiche più avanzate di quegli anni in Italia insieme ai migliori artisti sardi del dopoguerra.

In una città profondamente rivolta alla tradizione come Cagliari, la Galleria Comunale d’Arte ha contribuito allo svecchiamento delle pratiche artistiche isolane.

È stata come la città di Prato, all’avanguardia nell’offerta culturale che negli stessi anni realizzava importantissime mostre temporanee, in un clima di contagiosa euforia.

Il teatro Metastasio di Prato col rivoluzionario Ronconi, richiamava un pubblico numeroso felice di partecipare, come le proposte musicali del Teatro di Cagliari.

Ricordo una vivacità culturale straordinaria, I cineforum ad esempio: un’esperienza che mi ha formato!

La situazione attuale a Cagliari riguardo la promozione dei linguaggi e delle ricerche artistiche visive contemporanee non la conosco se non per turismo.

Lo scorso luglio ad esempio ho visitato la bellissima mostra di Maria Lai realizzata a Palazzo di Citta di Cagliari, mostra che è ora al Museo del Tessuto di Prato!

A Cagliari ho visitato tante mostre straordinarie nei Centri Comunali d’Arte e Cultura del Castello di San Michele, dell’Exmà e de Il Ghetto. Percepisco in queste manifestazioni una promozione di linguaggi e di ricerche artistiche culturalmente molto vivaci.

La situazione a Prato, con il suo Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” è per molti versi simile.

Oltre alle mostre, un’interessante iniziativa con alti e bassi si è svolta gli anni scorsi (attualmente il museo è chiuso per ristrutturazione); si è trattato di un contato diretto del Museo con la città ospitando per una sera un artista del territorio pratese.

È stato un esperimento azzardato per un museo istituzionalizzato ma di forte avvicinamento alla cittadinanza.

11130119_341992869330576_8586995277015268235_n
“A Cagliari ho visitato tante mostre straordinarie nei Centri Comunali d’Arte e Cultura del Castello di San Michele, dell’Exmà e de Il Ghetto. Percepisco in queste manifestazioni una promozione di linguaggi e di ricerche artistiche culturalmente molto vivaci”.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail