Il calvario di Jacques Fesch

I GIORNI DEL CALVARIO DI JACQUES FESCH

Ghigliottinato all’età di 27 anni il primo ottobre del 1957.

Parigino, figlio di buona famiglia, con l’agio della dissipazione e l’ago dell’inquietudine.

Voleva una vita lontana dalla muffa borghese.

Sogna l’avventura, la Polinesia, gli spazi infiniti, l’Oceano… sogna Moitessier, Freycinet, De Monfreid.

Fa una rapina per comprarsi una barca, ma nella fuga uccide un poliziotto e lui stesso rimane ferito.

Lo condannano al patibolo ma nell’eremo della cella scova Dio.

Ossessionato dalla mistica, divora i testi della scolastica francese, poi Guglielmo di Ockham, Novalis, Juan de la Cruz.

In gattabuia scandaglia se stesso e il mistero della vita.

Vaneggiante, scrive lettere infiammate alla compagna (che sposerà nel corridoio del carcere) e alla figlia.

Testi furenti di grazia, luminosissimi…
Poco prima dell’incontro con il boia scrive sul diario uno stralcio di Qoelet:

“Ho visto anche sotto il sole che non è degli agili la corsa, né dei forti la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la ricchezza e nemmeno degli intelligenti il favore, perché il tempo e il caso raggiungono tutti.”

Dopo la decollazione alcuni carmelitani impalcano la causa di beatificazione.

Lo vogliono santo, lo vogliono!

Curzia Ferrari, già reduce di una bellissima biografia su Majakowskji, ci racconta la sua struggente storia con un libro, un inno alle trincee dell’anima: “La breve storia di Jacques Fesch, un assassino candidato agli altari”.

Martino Cappai

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