Il classismo del ceto riflessivo

TERESA BELLANOVA, O DEL RIVOLTANTE CLASSISMO DEL CETO RIFLESSIVO

Chi credeva che il classismo dimostrato verso Di Maio “il bibitaro”, Salvini “il capitone”, ecc fosse un mero artificio retorico, un modo come un altro di colpire l’avversario politico, non ha capito l’essenza del ceto riflessivo, il suo radicale e ferocissimo classismo.

Un classismo che non conosce confini di orientamento politico né di genere sessuale.

Un classismo dettato dalla difesa strenua e animalesca del proprio pezzo di carta, qualunque esso sia.

Le critiche alla neoministra si dividono in due filoni: uno di tipo estetico, l’altro per il suo scarso curriculum scolastico.

Ad una prima occhiata sembrerebbero due filoni distanti e incomunicanti, ma non è così.

La critica estetica, se letta attentamente, è una critica classista: la neoministra non rispetta il dresscode standard della classe abbiente, la stessa critica (varia solo il genere sessuale) che si è sempre mossa ai populisti e poi ai sovranisti, cioè agli “ignoranti” e agli “incompetenti”… dove possedere cultura e competenza evidentemente significa aderire ad un’estetica da classe ricca (diciamo pure arricchita), uniformarsi persino nella biancheria intima agli stilemi di ceto.

Il secondo filone è più subdolo, meno sguaiato, tenta persino di trovare delle giustificazioni condivisibili.

Cosa penseranno di noi all’estero se all’esecutivo c’è gente non laureata?”

“In Italia c’è la fuga di cervelli, e poi ai posti di comando mettiamo gente senza un curriculum accademico”, ecc non importa quale sia questo famoso curriculum accademico, che non esista alcuna università che prepari alla politica attiva, dato questo ruolo storicamente l’hanno sempre svolto le scuole di partito, che non guardavano al titolo di studio ma alla capacità di creare rete e indotto di voti del singolo.

Importa solo che i posti chiave siano occupati da individui provenienti dal mondo dell’università, dell’industria culturale, dell’economia/marketing, ecc bolle/universi dove il ceto riflessivo domina incontrastato. Feudi di ceto sarebbe il termine più corretto, perché quello a cui pensano i signori in questione è un sistema neomedioevale, dove la laurea prende il posto del lignaggio.


Ci stupiamo poi se il populismo (che fa manbassa di voti fra liberi professionisti, commercianti, operai, piccoli imprenditori) batte tanto sull’anti-intellettualismo e il taglio di finanziamenti pubblici alle roccaforti del ceto riflessivo?

Semplicemente i populisti applicano alla lettera una delle fondamentali leggi del marxismo: combattono economicamente la classe che li vuole sottomettere, e nemmeno ha più il pudore di nasconderlo.

Federico Leo Renzi

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