Il collezionista decollato

Il pranzo è servito

Ruggero Mameli, il maggiore collezionista (e azionista) dell’arte e della ricerca artistica contemporanea isolano, risponde in maniera diretta, alla valanga d’insulti e diffamazioni, ricevute via social network per la sua analisi sullo stato dell’arte contemporanea nell’isola.

Incredibile come il popolo d’artisti isolani che fino a prima dell’articolo l’osannava, adesso lo delegittimi chiedendone la testa.

Temo sia arrivata l’ora di abbandonare la nave. Affonda.

Il momento dei clown della pittura

Facile insultare, complicato opinare

Ebbene ho anche io i miei “haters”.

E tanti.

La valanga di insulti e auguri di ogni male è arrivata anche per me.

Me lo aspettavo.

Le caratteristiche sono sempre le medesime: persone che non mi conoscono, persone che a fatica mi sono scrollato di dosso, persone che non conoscono il mio mandato e che ignorano come ho contribuito al panorama artistico isolano e come e quanto mi impegno per ottenere dei risultati denunciando ciò che ritengo non vada bene.

Mi ha divertito, quanto deluso, leggere diversi commenti, in particolare i commenti di coloro i quali hanno mangiato alla mia tavola.

Coloro i quali fino a qualche settimana fa mi contattavano per chiedermi un supporto economico perché, ancora e come sempre, alla canna del gas.

Tanti, devo ammettere, hanno detto cose poco carine su di me, eppure lungi da me l’idea di deliziarvi pubblicando le loro soventi richieste di denaro.

Non lo faccio perché io sono io, e loro sono loro.

Con la faccia che alcuni si ritrovano non esiteranno a ricontattarmi lamentando la loro perenne indigenza, come fosse colpa del mondo e non del loro stesso operato.

Una cosa rovina più di tutte un “artista’:

l’insanabile necessita di apparire artista agli occhi dei più ignorando le loro scarse abilita, capacità e, più di tutto, la loro poca voglia di studiare.

Ho notato che gli artisti validi non sono intervenuti in quella bolgia di insulti e male parole, questi hanno capito di non essere loro l’oggetto della mia denuncia, tanti altri si sono lasciati andare assecondando le loro frustrazioni e la delusione per loro mancati successi.

La mia denuncia non è campata in aria; una mia amica, storica dell’arte da me stimata, di è detta non d’accordo con la mia denuncia in quanto lei ritiene che ci siano degli artisti validissimi che fanno cose interessanti.

Ebbene, io ritengo che sia dovere di ogni storico dell’arte, di ogni curatore o critico supportare questi artisti presentandoli ai collezionisti.

Se si vuole sostenere l’arte dovrebbe essere questa la via: dare la possibilità, agli artisti dotati, di avvicinarsi al mondo dei collezionisti, non solo scrivendone, ma anche aiutandoli ad avere i mezzi per andare avanti e continuare a studiare e produrre.

A me non è stato presentato nessuno, eppure chi dei professionisti del settore mi conosce, sa bene quanta attenzione presti alle novità e quanto interesse dimostri verso coloro i quali faticano per ottenere un buon risultato.

Per anni ho sostenuto uno stuolo di incapaci; ho più di duecento lavori che farebbero inorridire chiunque, cose brutte, prive di composizione, prive di luce, prive di tutto.

Le ho comprate per sostenerli, per dare l’oro voglia e speranza, per andare avanti.

Se mai trovassi un curatore abbastanza coraggioso vorrei organizzare la mostra dell’orrido e farvi vedere cosa sono stato capace di portarmi a casa solo per sostenere un artista.

Tantissimi artisti mi hanno venduto lavori brutti e, guardando ai risultati ottenuti, probabilmente non lo rifarei, ma non per gli insulti che questi mi hanno rivolto, quanto per il fatto che ho dato loro una speranza quando non avrei dovuto.

Faccio perciò MEA Culpa per aver sostenuto artisti che non meritavano, faccio MEA Culpa per aver pensato che fosse mio dovere aiutarli.

E faccio MEA CULPA per aver imposto alle mura del mio magazzino le cose più orribili.

E le macchie sulle pareti del mio magazzino, non sono dovute all’umidità ma è il sangue che prova la sofferenza di quelle povere mura costrette a vivere un incubo di tale portata.

Ecco, scusatemi se mi sono riempito il magazzino di opere di merda, scusatemi se vi ho pagato affitti, bollette, ricariche per i cellulari con i quali disturbavate la mia quiete continuamente.

Scusate se vi ho ospitati e ben accolti a casa mia.

Ecco, ora mi sono scusato, spero che in futuro, almeno chi ha mangiato grazie alle mie pessime scelte, abbia la delicatezza di non aggredirmi pubblicamente ogni volta che espongo una mia opinione, ma che si limiti a opinare come è giusto che chiunque faccia.

Per il resto, può darsi che mi sbagli, può darsi che in Sardegna ora ci sia una incredibile produzione artistica di ottima qualità, è probabile, ma io non la vedo e lo denuncio.

Sono gli artisti i primi a lamentarsi del fatto che non ci sia nulla di interessante, mi chiedo perché non possa dirlo io.

Il punto di vista di un collezionista differisce sostanzialmente dal punto di vista di ogni altra figura professionale e non.

I collezionisti non possono pensare come i critici o come i curatori, noi abbiamo obbiettivi ed esigenze diverse e siamo noi, sovente, a occuparci degli artisti non i critici; questi non hanno tre o quattrocento quadri in casa, noi si, e va da sé che le nostre esigenze sono altre, cosi come i nostri punti di vista. 

Ruggero Mameli, Collezione Mameli 

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