IL CRISTIANESIMO COME RIVOLUZIONE

IL CRISTIANESIMO COME RIVOLUZIONE: CONE E LA TEOLOGIA NERA

Vi presento brevemente un testo molto interessante, e purtroppo finito nel dimenticatoio.

James H Cone è un teologo protestante afro-americano, che ha fuso negli anni ’70 la teologia della liberazione latinoamericana con alcune istanze del movimento per i diritti civili (Martin Luther King) e delle Black Panther.

Il suo pensiero è riassumibile in una riga:

il cristianesimo è la rivoluzione permanente degli oppressi contro gli oppressori, che nella realtà USA del suo tempo significa dei neri contro i bianchi.

Da questo semplice punto di partenza, ci sono dei corollari estremamente interessanti.

Ne elencherò solo alcuni:

1- La teologia bianca è filosofica e concettuale, perché prodotta dalla borghesia colta per la borghesia colta.

La teologia nera (più in generale, le teologie del terzo mondo) è di tipo narrativo: sono racconti che attualizzano il messaggio biblico nell’oggi attraverso la bellezza della lingua e la capacità di creare reti di similitudini fra l’antico e il contemporaneo.

2- Le fonti della teologia sono due: il Vangelo e la tradizione.

Ma i due millenni di tradizione canonica sono bianchi, quindi il lavoro della black theology è portare alla luce, analizzare e trasformare in prassi rivoluzionaria la tradizione ecclesiale nera.

3- Il marxismo fornisce gli strumenti concettuali e pratici per la critica ideologica al potere bianco e la liberazione afro, ma non è il fine.

Il fine della rivoluzione è la realizzazione del messaggio cristico così come viene espresso nell’Apocalisse di Giovanni, dove alla sconfitta dell’anticristo seguirà il millenario Regno dei Giusti.

4- Il peccato è sempre e solo peccato sociale.

Libido dominandi, violenza del più forte sul più debole, pregiudizio collettivo verso i marginali.

Il peccato individuale non esiste oppure è solo un riflesso di quello collettivo.

Quindi la predicazione cristica di redenzione è una redenzione contro le strutture di oppressione sociale, la conversione richiesta da Gesù di Nazareth è una conversione alla lotta politica.

5- Cristo trascende la storia perché è il rivoluzionario eternamente vivente, Colui che in ogni momento chiama l’oppresso alla lotta per la libertà.

6- Il Vecchio Testamento è centrale, poiché il popolo di Dio si forma nell’Esodo come popolo liberato dalla schiavitù d’Egitto.

Il Nuovo Testamento radicalizza questo concetto, trasformando la liberazione degli israeliti in una liberazione globale.

7- Ciò che conta è il Cristo vivente esperito nella comunità degli oppressi qui ed ora.

La tradizione è interessante dal punto di vista conoscitivo, ma ininfluente: Sant’Agostino o San Tommaso non hanno nulla da dire ad un cristiano afroamericano di oggi.

8-Tutte le manifestazioni artistiche, culturali, sociali degli oppressi, anche se non nominano esplicitamente Dio, sono fonti parateologiche per indagare le richieste e le speranze degli oppressi nei Suoi confronti.

Quindi poesia, giornalismo, danza, musica pop, ecc nera sono materiale che il teologo ha il dovere di vagliare.

J.H Cone è morto nel 2018, mentre insegnava all’Union Theological Seminary, un seminario aconfessionale con sede a New York.

E’ stato citato da Barak Obama come uno dei suoi intellettuali preferiti.

E’ stato fondamentale anche per aver incoraggiato e diffuso la teologia femminista, che riprenderà alcune suoi tesi in chiave antipatriarcale.

Federico Leo Renzi

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