Il liberista medio è un ignorante!

Il liberista medio del cazzo è generalmente un ignorante, arrogante e presuntuoso coglione che parla per mantra e non per dati di fatto.
Per esempio in questi giorni stanno facendo girare il mantra che i pastori sardi non sanno stare nel mercato e che ricevono contributi statali scandalosamente alti.

Poi citano le poderose e virtuose agricolture tedesche, olandesi e francesi che risplendono nel mercato con le mirabili forze delle imprese private.
In realtà, fuori dal mondo immaginario del liberista medio del cazzo, i dati dal 2007 a oggi ci dicono che Germania, Olanda, Belgio, Francia, Spagna e Italia, attraverso i fondi UE, ricevono aiuti statali per circa 2000 euro a ettaro di terra coltivata, solo la Grecia arriva a 3000 euro a ettaro.


In Sardegna la gestione politica locale, da Soru a Cappellacci a Pigliaru, senza sostanziali differenze politiche e strategiche, ha destinato questi fondi non ai pastori ma principalmente alle aziende casearie che sfruttano i pastori e li tengono alla fame decidendo unilateralmente il prezzo del latte.


Il liberista medio del cazzo con la sua prosopopea del libero mercato, è l’uomo più stupido e ignorante che si possa trovare nel panorama faunistico sardo.

In questi giorni li potete leggere sparsi a trollare nelle bacheche di chiunque voglia fare un ragionemento sulla questione dei pastori.

La questione è antica ed è una questione squisitamente politica di sfruttamento di risorse e forza lavoro.

Sfruttamento tra i più miserabili, con gli stessi identici secolari connotati di una maledizione da cui non ci si libera mai.

“La prima categoria di spogliatori di cadaveri sono gli industriali caseari.

I signori Castelli vengono dal Lazio nel 1890, molti altri li seguono arrivando dal Napoletano e dalla Toscana.

Il meccanismo dello sfruttamento (ed è un lascito della borghesia peninsulare non più rimosso) è semplice: al pastore che privo di potere contrattuale, deve fare i conti con chi gli affitta il pascolo e con l’esattore, l’industriale affitta i soldi per l’affitto del pascolo, in cambio di una quantità di latte il cui prezzo a litro è fissato vessatoriamente dallo stesso industriale”.

Antonio Gramsci, (l’Avanti, 1919)

Antonio Musa Bottero

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