Il linguaggio dell’arte? Memoria pratica della nostra umanità.

Il linguaggio dell’arte? Memoria pratica della nostra umanità.

Google è una megacorporation in grado di adattarsi immediatamente ai tassi di crescita, ma è anche un apparato di costruzione e mantenimento dell’efficienza dei sistemi, non solo quelli informatici, ma anche quelli umani e relazionali.

Nella pratica si è tutti dentro una rete di un sistema capitalistico avanzato, in questo sistema qualcuno continua a dare per scontata l’idea di essere parte integrante della società civile, si continua ad immaginare le istituzioni di rappresentanza muoversi dal basso a tutela dei cittadini.

 Si continua a pensare che Stato e Privati rispettino i loro confini a tutela dei diritti umani, della libertà di parola e di ricerca di senso e di una politica responsabile.

Fiction messe in scena dalle istituzioni di rappresentanza, che hanno trasformato lo stato in una azienda inserita in un mercato a debito.

Aziende statali deregolamentate e sostenute da fazioni e gruppi d’interesse economico nascosti nell’ombra.

Questo è il contesto contemporaneo del linguaggio e della ricerca artistica, questa è l’arte nell’isola, che ha come unica possibilità di preservare i contenuti dell’intelletto e della memoria di rilevanza politica, nella possibilità d’espressione in tempo reale di bit d’informazione che si vorrebbero sopprimere.

In questo il linguaggio dell’arte è realmente selettivo, è selettivo nell’individuare la soppressione della notizia, dell’informare sull’ingiustizia della storia e della memoria.

La responsabilità storica che hanno gli artisti contemporanei è nell’uso etico della sua ambiguità linguistica e stilistica, nella possibilità diffondere informazioni nel sistema dei contenuti della propria memoria, la propria memoria fatta linguaggio è impossibile da fermare.

Questa dinamica di veicolazione nel sistema del linguaggio dell’arte, giustamente va inserita in un quadro di radicalizzazione dei linguaggi di chi cresce ed è cresciuto con il web, nuovi individui ed esperienze umane che fanno propri i valori del mondo on line, rilanciando quelli più compatibili con la loro realtà locale.

Le giovani generazioni d’artisti stanno ribaltando il loro disinteresse per la politica, questo rende questo periodo di transizione dei movimenti culturali ed artistici in corso molto interessanti.

Gli ingredienti di questo linguaggio dell’arte di movimento in mutazione sono:

– Velocità di comunicazione e interazione.

– Massa critica di giovani.

– Un evento catalizzante (come è successo nella vicenda del Rockbus Museum).

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Rockbus Museum, PH Alberto Balletti, Luglio 2015.

Tutto questo è già buona pratica della memoria del secolo scorso, che si sta adattando in maniera fluida alle problematiche linguistiche di questo secolo, facendo quotidianamente i conti con strutture e sistemi finanziari sempre più rigidi.

Il cambiamento politico non muta più quadri economici, non muta conti in banca e contratti?

Questo è il motivo per cui l’altra politica culturale ed artistica va individuata e cercata nell’omesso, nel bannato e nel censurato.

Censura ed omissione sono i riti culturali da celebrare, le omissioni sono le opportunità da cogliere che rivelano il terrore del cambiamento, la messa a fuoco di un posizionamento di potere così debole da doversi preoccupare del pensiero libero.

Il linguaggio dell’arte contemporanea va rappresentato in questo tempo come una resistenza della nostra essenza ed esperienza umana, una concettualizzazione dell’intelletto al servizio della memoria, della cultura e della civiltà.

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