“Il MAC? Un Museo nato fallito” di Guido Cabib

Secondo me è ancora peggio di quello che l’ottimo intervento di Biolchini

(devo dire veramente ben esplicitato, semplice chiaro e forte) mette in luce! Come è possibile, oggi nel 2016 dopo circa 30 anni di museizzazione del contemporaneo, concepire una location così lontana dalla cultura del contemporaneo?

Come si mantiene una tale struttura una volta restaurata?

Aldilà di come riempirla e di cosa questa Amministrazione si è fatto due calcoli di quanto gli costerà annualmente?

Si è informata della profonda crisi in cui versano tali contenitori e di quanto pesano in termini economici le strutture per gestirla sulla collettività?

Pensa forse di farsi dare i soldi dalla comunità europea per mantenere questa strepitosa location che nulla ha a che vedere con il contemporaneo (e non parlo di estetica ma di contenuti riflessivi contemporanei), per poi assumere personale per creare ulteriori debiti per chi dopo amministrerà?

Ha letto , così per farsi un approfondimento, l’ottimo libro di Adriana Polveroni  edito nel 2010 e dal titolo :

“This is contemporary art! Come cambiano i musei d’arte contemporanea” dal quale avrebbe capito che mai e poi mai un tale meraviglioso e secolare spazio, pieno di riferimenti storici, va funzionalizzato come spazio espositivo e museale per il contemporaneo? Per dirle una “Il Madre” di Napoli è costato 45.000.000 di euro (acquisto, recupero, ristrutturazione e allestimenti) e la regione spende 3.500.000 l’anno per mantenerlo tra costi dei lavoratori e di struttura (parliamo di un palazzo del mille e settecento senza affreschi e volte) ?

Non servono book shop e ristoranti, basta farsi un giro per esempio a Roma al Palazzo delle Esposizioni e vedere come il book shop di quello spazio oramai è ridotto ad un remainders book store!

A Cagliari sono residenti 150.000 persone (tutte le età comprese), nella Provincia risiedono 560 978 persone, ( tutte le età comprese) i calcoli si fanno presto…, nemmeno il personale riesci a mantenere.

Perciò si è cominciato a parlare di “Musei Diffusi” ( medio-piccoli ed agili spazi in connessione tra loro, in rete per intenderci) nelle politiche di sostegno alla cultura in Europa.

Resta il fatto, secondo me che questa scelta, chiaramente nefasta, rimanda ad una Politica territoriale obsoleta e assai nociva per la collettività, ma di grande impatto mediatico, ad uso e consumo di pochi eletti e di politici sprovveduti.

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Guido Cabib

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