“Il miglior amico dell’uomo è un libro”

“Il miglior amico dell’uomo è un libro”

Appena letto l’articolo di un coglione mannaro.
Odio queste coglionerie, odio i coglioni mannari che le vomitano.

È il feticismo del libro, l’adulazione aprioristica di una catasta di carta il più delle volte riempita di oscenità, propaganda di sé, stucchevolezze, furberie, banalità.

Il feticismo aprioristico di chi mette sullo stesso piano Gramellini e Celine, Baricco e Victor Hugo, Frisco e Manganelli… basta che sia libro.

Ieri ho scoperto che anche Carlo Calenda ha scritto un libro!


Il libro è uno strumento di comunicazione, un ammasso di fogli di carta riempiti di parole, un oggetto di per sé, il più delle volte, neutro.
Il fatto che sia stato il modo di comunicare di Celine, di Manganelli, di Hugo, di Erofeev, di Sandro Penna e di Pirandello non significa una beata ceppa di minchia.
Come dire “Il miglior amico dell’uomo è il pennello” solo perché Caravaggio, Van Gogh, il Beato Angelico, Vermeer e i Preraffaelliti hanno usato un fottuto pennello per comunicare quel po po di meraviglie… questo rende il pennello il miglior amico dell’uomo?
Posso accettare chi lecca tacchi a spillo e mutandine usate ma il feticismo del libro non lo sopporto proprio.

Antonio Musa Bottero

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