IL POPULISMO SI FONDE CON L’IDEOLOGIA DELLA COMPETENZA

LA POLITICIZZAZIONE DEGLI ESPERTI: QUANDO IL POPULISMO SI FONDE CON L’IDEOLOGIA DELLA COMPETENZA
Senza che quasi nessuno se ne accorgesse né pensasse che il fenomeno è degno di analisi, sta avvenendo un mutamento politico radicale: populismo ed ideologia della competenza si sono sposati durante la pandemia.
Per facilità di lettura e comprensione prenderemo in esame il caso italiano, tenendo a mente però che casi analoghi si sono verificati anche in altri paesi europei.
Si discute molto della proposta fatta dalle Sardine e dal M5S di affidare a Gino Strada la carica di commissario della Regione Calabria.
In apparenza questa proposta di nomina congiunta può sembrare paradossale: il M5S ha come proprio vessillo l’ideologia dell’1 vale 1, dell’anti-elitismo, ecc un’ideologia portata avanti proprio per contestare quella della competenza che postula gli esperti siano alieni da qualsiasi mira e pregiudizio economico, politico, di classe e di ceto, mentre il popolo sarebbe immune da questi bassi appetiti.
Le Sardine al contrario hanno sempre postulato la netta separazione fra un popolo a cui è affidata la discussione intorno ai diritti civili, mentre economia, trattati internazionali, ecc sono di esclusiva dei competenti e il popolo su tali argomenti non deve esprimersi. All’improvviso entrambi svoltano radicalmente e si incontrano su un punto: gli esperti possono essere nominati democraticamente, per consenso popolare.
Per capire come questa svolta sia meno illogica di quanto appaia al primo sguardo, dobbiamo fare un passo indietro e capire che ruolo hanno svolto nelle istituzioni, nei mass media, nelle decisioni politiche gli esperti durante la pandemia.
Prima della pandemia era convinzione comune che medici, virologi, immunologi, ecc fossero portatori di un sapere oggettivo, non toccato da pregiudizi politici, morali, economici o di classe.
Così come era ovvio che tale sapere fosse esercitato in apposite équipe, commissioni, laboratori, ecc a cui i non esperti è precluso l’accesso, poiché gli esperti vivono in un mondo separato proprio, avulso dal resto della società, mondo in cui si entra per sola cooptazione.
La pandemia ha dimostrato come questa idea fosse falsa, una proiezione creata dagli esperti stessi per motivi d’ordine ideologico.
Vediamo i passaggi di questa veloce disintegrazione:
1- Se all’inizio le nomine del comitato tecnico-scientifico sembravano state fatte per puro merito accademico, in pochi mesi si è visto come ogni membro del CTS avesse una propria idea di come affrontare la pandemia, e come questa idea presupponesse chiare idee politico economiche su come funziona e dovrebbe funzionare la società.
2- La scoperta di tale pluralità di punti di vista, sarebbe stata impossibile senza i mass media e i social network.
La copertura costante riservata al COVID e alle misure per contrastarlo, ha portato al ricorso massiccio di interviste agli esperti o presunti tali, così come all’aumento esponenziale di articoli di stampo medico-scientifico su quotidiani, riviste, siti d’informazione, ecc a grandissima diffusione. Informazione talvolta oggettivamente spazzatura, ma che ha svelato l’ovvio: i vari esperti proponevano soluzioni molto diverse fra loro per contrastare la pandemia e le giustificavano con argomenti etici, economici, politici, ecc che teoricamente non hanno nulla a che fare con la scienza e il loro campo d specializzazione.
3- La trasformazione degli esperti in personalità pubbliche, unita alla scelta di trasformare alcuni di essi (ad esempio i medici ospedalieri) in influencer impegnati a promuovere determinate linee di contrasto alla pandemia, ha generato un fenomeno nuovo: gli esperti/influencer hanno iniziato a raccogliere vaste platee di followers, che ovviamente non seguono tali esperti perché convinti dal loro curriculum accademico o dall’evidenza scientifica dei dati da essi prodotti, ma perché si riconoscono nella loro visione etica, politica, economica del contrasto alla pandemia e più in generale della società… in poche parole seguono tali esperti/influencer perché gli accordano credito politico.
4- L’intrecciarsi di tali fenomeni ha portato ad una logica conseguenza: gli esperti forti del consenso popolare verso le loro idee su come gestire il Covid sono diventati politici a tutti gli effetti, facendo pesare il loro consenso per ottenere posizioni di potere e/o per far passare le loro posizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria.
Il passaggio ulteriore quindi non è paradossale né illogico: se gli esperti prendono posizioni politiche e hanno consenso politico-mediatico proprio, possono essere “caldeggiati” (nominati?) dal basso, cioè dai cittadini, invece di essere cooptati dai loro colleghi e dalla classe politica.
Gino Strada è l’esempio più evidente, poiché non è il suo curriculum in sé a convincere le Sardine ed il M5S, ma il consenso politico personale ottenuto come co-fondatore e volto politico-mediatico dell’ONG Emergency. Discorso analogo si potrebbe fare per Andrea Crisanti, in cui i meriti per la lotta alla pandemia a Vo’ sono indisgiungibili dal consenso massmediatico accumulato concedendo interviste e presenziando ai talk-show, facendone un mix nuovo di scienziato-politico capace di influenzare le misure antipandemiche più con la sua base di consenso che con le proprie idee scientifiche a riguardo.
Per parafrasare un celebre slogan dell leader delle Sardine Mattia Santori, benvenuti nell’era degli scienziati erotici.
Federico Leo Renzi
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