Il progresso verso la morte

Rimanendo nell’ambito dell’osservazione fattuale, il progresso in biologia è l’avvicinarsi di ogni organismo vivente alla propria morte, e a livello storico il lento deteriorarsi di ogni costruzione politica collettiva fino alla propria decomposizione (imperi, stati, comunità).
Il progresso quindi non è che l’avanzare di ogni vita verso la propria morte, gloriosa o infame che sia.
Il progressismo occidentale è dunque una fede religiosa a tutti gli effetti: negando la correlazione empirica fra avanzare del tempo e morte, sostiene al contrario esista un qualche forza interna alla Storia che si dispiega accrescendosi col passare dei secoli, degli anni, degli attimi.
Una forza che impregna i corpi, le parole e le istituzioni trascinandoli (come un fantino con dei cavalli riottosi) verso la loro eterna pienezza.
Chiunque neghi l’esistenza di tale forza, o anche solo dubiti questa forza esista, viene tacciato d’essere non più un pessimista (come accadeva il secolo scorso), ma un odiatore: poiché il culto del Progresso contemporaneo ha individuato tale fantomatica forza nell’Amore, fino a far collimare le due maiuscole in una.
Un amore depersonalizzato, onnipresente, universale, una sorta di immensa dinamo interna alla Storia a cui ogni individuo è chiamato a dare energia, altrimenti potrebbe andare in deficit energetico e spegnersi.
Perché questa dinamo è un leviatano fragile: domina tutto e tutti, ma se per caso l’individuo smette di nutrirla con il suo apporto di agape individuale la dinamo non gira più.

Siamo passati dall’essere fedeli che nutrivano un Dio con le proprie preghiere, ad essere una batteria riottosa di un gigantesco motore in perenne crisi energetica… nel frattempo i corpi continuano ad avanzare verso la propria morte, e gli imperi a frantumarsi e decomporsi.

Federico Leo Renzi
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