IL PUBBLICO VOLGARE DELL’ARTE CONTEMPORANEA

 IL PUBBLICO VOLGARE  DELL’ARTE CONTEMPORANEA

“Se l’obbedienza è il risultato dell’istinto delle masse, la rivolta è quello della loro riflessione”.

Honoré de Balzac, “Massime e pensieri di Napoleone”, 1838

Quando ragioniamo sul rapporto tra arte contemporanea e pubblico, ragioniamo su un pubblico canalizzato e regolato nella percezione, un pubblico creato nel tempo e non nello spazio, un pubblico attratto in maniera graduale, ipnotizzato da scansione di eventi che ne programmino gli interessi, un pubblico determinato attraverso una strategia dell’attenzione.
Il pubblico dell’arte non è una comunità, è un insieme d’individui tutti isolati tra loro, non è un pubblico che ha un suo spazio comune, consumatori dei quali si compra l’attenzione che gli si impone.
Il pubblico dell’arte lo si “muove” attraverso sondaggi e statistiche di mercato e dei suoi stessi flussi diretti a distanza.
Attraverso il pubblico dell’arte contemporanea e del suo mercato, si configura la possibilità di un mono linguaggio dell’arte contemporanea, addetti ai lavori ed industrie culturali non fanno altro che conformarsi alla trasformazione del prodotto, che resta eguale a se stesso.
Biennali d’arte non fanno altro che invertire continuamente la tendenza curatoriale per governare un pubblico che segmenta e frammenta promettendogli libertà.
Il pubblico dell’arte contemporanea è in realtà un pubblico qualunquista e bigotto attratto dall’esotico, pensa sia una novità qualcosa che non lo è affatto.

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