Il realismo capitalistaTrap

SE AVETE ODIATO IL TRAP, ASPETTATE DI CONOSCERE IL POST TRAP

Mi dicono di essere fissato con il trap, e di non vedere altro, In realtà mi sto occupando da un paio di mesi di ciò che lo sta per sostituire, che per pura comodità chiamerò post trap.

Fra gli artisti più noti di questa nuova ondata c’è sicuramente Billie Eilish: classe 2001, figlia d’artisti e con un fratello musicista, Billie condensa in una manciata di singoli tutti i topos della nuova ondata.

Le continuità con il movimento trap sono evidenti: basi pre registrate, video ipercostruiti, preminenza di colori sgargianti, scene che durano massimo 10 secondi.

Le discontinuità sono più interessanti: l’hip hop è un’influenza di secondo piano rispetto all’indie e all’elettronica, i testi tendono all’introspettivo, l’aura è malinconico-depressiva, le citazioni alla musica precedente rimandano al nu metal, all’emo, al cantautorato postmoderno di Lana del Rey e perfino all’ultimo Marilyn Manson.

Altri netti cambiamenti sono il ritorno di artisti di punta di sesso femminile, dopo che il trap aveva imposto una netta supremazia maschile (sia d’immagine che di tematiche), e la provenienza sociale delle nuove star, cioè la borghesia bianca tornata al centro della scena con la vittoria di Trump.

Padre nobile di questa ondata (iniziata nel 2017 e giunta alla ribalta solo ora) è sicuramente Lil Peep, trapper di grande talento morto (suicida?) d’overdose a 21 anni, che si stava allontanando dal genere per esplorare nuovi territori, prima che la morte stroncasse il suo percorso.

Altri trapper precursori della nuova ondata sono gli waspissimi Post Malone e Lil Xan, già assurti al successo per il loro taglio depressivo e autodistruttivo alle tematiche care alla trap (sesso, soldi, successo e visualizzazioni).

Dopo un decennio (5 anni in Italia) di giovani di ogni razza ossessionati dall’ascesa sociale simboleggiata da soldi e vestiti di marca, si torna al malessere esistenziale, all’isolazionismo, alla nostalgia per il recente passato (gli anni 90/primi 2000).

Bentornato realismo capitalista!

 

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