Il rischio storico “Mario Pesce a Fore”

“La novità generazionale anni Novanta del “Mario Pesce a Fore”, non era tanto nella critica radicale a un sistema dell’arte fondato su interessi economici privati, ma nell’individuare l’Accademia di Belle Arti come funzionale a questi interessi; incapace di creare una propria traiettoria pubblica, che potesse valorizzare e porre a sistema la giovane creatività studente e residente, ci si rappresentava come la palestra di un laboratorio futuro funzionale a tutti (anche alla stessa Accademia).”

Il rischio storico “Mario Pesce a Fore”

 

“Mai Napoli aveva impattato, con una critica di settore così specializzata e circoscritta! L’Accademia era sotto attacco come portatrice d’interessi privati, come una istituzione dove si avvicendavano docenze e maestranze nepotiche, dinastiche, baronali e nel migliore dei casi clientelari.”

La novità generazionale anni Novanta del “Mario Pesce a Fore”, non era tanto nella critica radicale a un sistema dell’arte fondato su interessi economici privati, ma nell’individuare l’Accademia di Belle Arti come funzionale a questi interessi; incapace di creare una propria traiettoria pubblica, che potesse valorizzare e porre a sistema la giovane creatività studente e residente, ci si rappresentava come la palestra di un laboratorio futuro funzionale a tutti (anche alla stessa Accademia).

Mai Napoli aveva impattato, con una critica di settore così specializzata e circoscritta!

L’Accademia era sotto attacco come portatrice d’interessi privati, come una istituzione dove si avvicendavano docenze e maestranze nepotiche, dinastiche, baronali e nel migliore dei casi clientelari.

Non si accettava l’autoreferenzialità e la chiusura a riccio dell’Accademia, le si chiedeva d’essere un complice istituzionale pubblico, non un mortificatore di ambizioni, progetti e utopie, da chi con entusiasmo, si confrontava con le dinamiche artistiche locali privo di santi in paradiso.

L’aspirazione comune era quella di un altro sistema dell’arte, dove il pubblico restasse pubblico e il privato restasse privato, si configuravano territori che sapessero bilanciarsi!

 

“Tutti gli artisti che presero parte a quella condivisione e interazione di ricerca linguistica comune, ebbero il coraggio d’assumersi pubblicamente un rischio; il rischio dell’autodeterminazione artistica con la consapevolezza di non essere completamente maturi artisticamente; l’esperienza è stata rivoluzionaria, anti gerarchica e anti autoritaria; estasi per la storia di chi con autoconsapevolezza eludendo selezioni di Maestri, ostentava ed esponeva il suo talento.”

Nel calmo e piatto panorama Accademico Napoletano di “genere”, Mario Pesce a Fore è stato un turbine, che per un attimo ha fatto volteggiare l’Accademia; dopo si è tutto nuovamente tranquillizzato, quello che è accaduto è stato marginalizzato, parcellizzato e isolato!

Tutti gli artisti che presero parte a quella condivisione e interazione di ricerca linguistica comune, ebbero il coraggio d’assumersi pubblicamente un rischio; il rischio dell’autodeterminazione artistica con la consapevolezza di non essere completamente maturi artisticamente; l’esperienza è stata rivoluzionaria, anti gerarchica e anti autoritaria; estasi per la storia di chi con autoconsapevolezza eludendo selezioni di Maestri, ostentava ed esponeva il suo talento.

Faticoso rispondere a come, un gruppo di studenti, senza nessun sostegno esterno, sia stato in grado di risvoltare l’Accademia di Belle Arti e il sistema dell’arte; sicuramente si partiva dal presupposto d’avere ragione e d’essere scientifici nelle analisi critiche, ci si sentiva veri, reali, si auto creava la fabbrica del desiderio d’essere artisti (non di fare gli artisti, si voleva essere artisti); si reclamava la libertà di riconoscersi a vista in quanto artisti, senza ascoltare pareri di Maestri, critici, storici e galleristi!

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